The night of: John Turturro

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John Turturro, uno degli attori più talentuosi del cinema americano, ha fatto poca televisione nella sua carriera, quindi trovarlo protagonista di una minserie come The night of è stata una bella scoperta. Mettiamoci pure che la serie è prodotta dall’HBO, che quindi non fa solamente Il Trono di Spade e simili e che presto sarà possibile vederla su Sky. Va detto che si tratta di un gran bel prodotto, che oltre Turturro vede un talento come Riz Ahmed, che interpreta il protagonista Naz, e Micheal Kenneth Williams, uno che avrete sicuramente visto al cinema e in tv. C’è tanto da dire su questa miniserie, che segna definitivamente il trionfo dell’Anthology come macrogenere.

Ho letto la recensione di Diego Castelli su Serial Minds e mi ha trovato d’accordo su un paio di punti ben precisi, specie nel confronto con la prima stagione di True Detective: ha un rigore narrativo incredibile, senza perdersi in speculazioni psicologiche e mistiico-filosofiche. Non è che non ci piacciano, ma spesso stanno lì a tamponare buchi nella narrazione. Certo che dietro ci sono due grandi professionisti della narrazione video come Steven Zaillian, già regista di Schindler’s List, American Gangster, Gangs of New York, L’arte di vincere e altri. Insieme a lui c’è Richard Price, che ha curata l’adattamento, perchè l’originale viene dall’Inghilterra, Criminal Justice, con Ben Whishaw, già visto nell’interessante London Spy, e il grande Pete Postlethwaite. Price è uno che ha curato le sceneggiature del primo episodio di New York Stories, quello diretto da Scorsese, cinque episodi di The Wire, forse una delle serie poliziesche migliori in assoluto, e soprattutto Clockers di Spike Lee.
The night of è una miniserie di 8 puntate dove si percepisce quanto ancora conta la scrittura. Ed è bella.
%image_alt%Un altro grande interprete è Micheal Kenneth Williams, curriculum televisivo di tutto rispetto: The Wire, Boardwalk Empire, Hap and Leonard e anche al cinema roba grossa come 12 anni schiavo. Un grande interpreto nero, ma soprattutto uno che sa virare sulle facce da strada. In questa serie è un detenuto, potente, uno che ha trasformato la sua sfortuna in potere, sa come corrempere le guardie e ha organizzato i suoi traffici in carcere e non se ne vuole andare. Sarà lui a guidare Naz negli inferi della prigione.
Perchè Nasir va in prigione e gli verrà negata qualsiasi richiesta di cauzione, si tratta si un cittadino americano di origine pachistana e il ricordo dell’11 settembre è ancora vivo. Il ragazzo è accusato di aver violentato e ucciso una ragazza bianca, abbastanza ricca, mentre lui appare un umile ragazzo, debole, timido, indifeso e asmatico. E che c’entra? C’entra, perchè ogni elemento nella costruzione, anzi nella ricostruzione di un crimine è cruciale. Lo sa bene Jack Stone, l’avvocato di Nas, interpretato da un eccellente John Turturro, che va in giro in sandali perchè soffre di un fortissimo eczema ai piedi. Non un avvocato di successo, ma quello che a Roma si chiama parafangaro, fa il giro dei distretti di polizia per trovare i clienti. Non è proprio l’avvocato che vorreste in un caso di omicidio, ma l’aiuto di Amara Karan sarà prezioso per la soluzione del caso, non vi dico nulla, e per capire la vera personalità di Naz.

Due note a margine. La prima è che questo è assolutamente l’anti – Law&Order. Law&Order è la serie legal più lunga e con più spinoff mai fatta nella storia, soprattutto nel genere legal. Qui tutto quello che si vede quando funziona la giustizia qui non c’è, il tribunale, la prigione, i trasferimenti, i colloqui, qui è tutto diverso. E’ tutto opposto. Il che non è mai scontato. Una rilettura di un genere così forte e popolare è sempre da apprezzare, poi quando raggiunge tali livelli è solo da premiare.

Altra nota, visto che ci sarà una seconda stagione, come è stato per l’originale inglese, è il successo delle anthology, che è sempre più forte come genere, che meriterebbe un lungo discorso sul fatto che si vuole portare avanti una storia per una sola stagione, tentando poi di rinnovare i personaggi il più possibile, mantenendo i pilastri a seconda dei generi che si affrontano.

Ultima cosa è che un prodotto come questo fa ben sperare per il futuro di questa stagione, soprattutto per come è scritto.

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