The Punisher: la coscienza sporca degli USA

The Punisher

Un eroe senza superpoteri

Ancora una volta poi Netflix si è resa protagonista di un bell’exploit con la nuova serie tratta dai fumetti de Il Punitore, una serie Marvel senza un supereroe, ma con un eroe. Un termine che noi abbiamo abusato e abbiamo trasferito su un lato tecnico del racconto, intendo un personaggio privo di superpoteri come i comuni eroi Marvel e Dc Comics, o di altre produzioni. Questa è la storia di Frank Castle, reduce di guerra, membro delle forze speciali in Iraq e Afghanistan. Il Punitore, così viene tradotto in italiano, è un personaggio già visto nella seconda stagione di Daredevil e di quella serie e stagione ritroviamo stavolta Karen Paige, che era l’assistente legale di Matt Murdoch, l’avvocato cieco, il giustiziere di Hell’s Kitchen a New York.

 

L’esordio in Daredevil, sempre Marvel

Già in quella narrazione Karen aveva abbandonato la professione di paralegale per dedicarsi totalmente al giornalismo. Ma chi è Frank Castle oltre che un marine pluridecorato appartenente alle forze speciali? Qual è il suo destino? Perché i terroristi, i fondamentalisti, gli aguzzini ce l’hanno con lui, tanto da uccidere la moglie e i suoi due figli? Veramente è stata la Cia a farlo! Gli stessi Stati Uniti non sono mai stati sereni verso i loro reduci, questo sin dalla guerra di secessione, andando avanti le cose sono peggiorate, a volte sforando in stragi, sia nella vita reale che nella narrazione fantastica. 

 

Jon Bernthal interpreta Frank, dopo essere stato il secondo dello sceriffo Frank Grimes durante le prime due stagioni di The Walking Dead, il vice Shane Walsh, dove si contraddistingueva per l’uso della forza e l’impulsività. Sono tutti un po’ così i personaggi interpretati da Bernthal, frutto anche di quell’insalata etnica in cui è nato e cresciuto, però per certi ruoli non puoi chiedere di meglio. Questo è uno di quelli. The punisher fu anche un film nel 1989, ma come protagonista c’era lo svedese Dolph Lundgren, si proprio Ivan Drago, quello di Io ti spiezzo in due. Non era convincente. E non solo lui.

Amici e Alleati

Come sempre un eroe, violento e disperato che sia, ha bisogno di amici che aiuta e che lo aiutano, e siccome Frank si è messo in testa di smantellare alcuni vertici della CIA, quelli che hanno praticamente costruito l’operazione Cerbero, ha bisogno di appoggi. Oltre Karen Paige, che già conosceva, adesso il suo vero punto di riferimento è David Lieberman, un altro reduce, ex analista della NSA, la Sicurezza Nazionale, anche lui con una famiglia, dalla quale sta lontano per non metterla in pericolo. Soprannominato Micro, perché esperto di informatica, specie di microcomputer, i due stringono un rapporto forte, tanto da nascondersi insieme, per poi vedere Frank che aiuterà la famiglia di Micro. In questo modo possiamo avere un quadro migliore del protagonista non ridotto al vigilante sanguinario. Inoltre Frank non è il solo reduce in tutta questa storia, vista anche l’abitudine degli “Stati Uniti” di condurre guerre nel mondo per la libertà, quindi avremo un reduce che a malapena arriva a 20 anni, un altro che cerca di portare avanti un gruppo di recupero e via così.

Storia di reduci

The Punisher mostra uno spaccato abbastanza feroce di quelle che sono alcune ferite delle spedizioni militari in giro per il mondo senza però scalfire quelle che sono le cause. Ci sono altri due personaggi molto interessanti, uno è quello che sembra essere il migliore amico di Frank, cioè Billy Russo, ora in congedo e direttore di una compagnia di militari a contratto, pronto a tutto, certamente molto legato a quello che è il vero cattivo, cioè Rawlins, il capo delle operazioni segrete della CIA. Per fortuna c’è anche Dinah Madani, membro della Homeland Security che ha come obiettivo anche lei la verità. Alla fine la serie regge e non si conclude, lasciando intravedere spazio per una seconda stagione, solo che bisognerà lavorarci molto.

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