The Outsider: King è sempre il re del brivido

Un universo di nome KING

Libri, film, fumetti, serie televisive e quant’altro sono linguaggi espressivi. Meglio ancora, sono sistemi di linguaggi espressivi diversi. Che vuol dire? Che la stessa cosa, la stessa narrazione non potrà mai essere uguale a seconda di come si scelga di raccontare. Però i grandi narratori riescono a creare delle situazioni, degli “oggetti” che hanno una capacità di adattamento meravigliosa e che non attirano tanti appassionati e tanti pubblici diversi. Non sono tanti, ma uno di questi è sicuramente Stephen King, lo scrittore americano di Portland, che ha la capacità di creare ambientazione e trame di grande interesse e portate per gli adattamenti. Un vero grande maestro del brivido, da alcuni definito il Tolstoj di serie B – purtroppo in Italia c’è anche ancora uno snobismo stucchevole verso chi scrive opere di genere – che ha fatto nascere personaggi e narrazioni immortali, come Carrie, Shining, IT, il ciclo della Torre Nera e molte altre. Pensate che King ha al suo attivo circa 80 opere, comprese quelle realizzate con lo pseudonimo di Richard Bachman.

The Outsider

Arriva su Sky la miniserie tratta dall’ultimo romanzo, The Outsider, presentata in anteprima per il nostro paese all’ultimo Lucca Comics&Games, l’appuntamento più importante nella nostra penisola riguardo il fumetto. Prodotto dall’HBO, major a stelle e strisce principale della serialità, la miniserie in dieci parti è ambientata a Flint City, una cittadina dell’Oklahoma con pochi abitanti, la cui quiete viene sconvolta dal ritrovamento del corpo mutilato e abusato dell’undicenne Frankie Peterson. Tutti gli indizi sembrano indicare che il colpevole sia Terry Maitland (Jason Bateman, Ozark), un padre di famiglia, nonché allenatore di baseball della Little League e insegnante d’inglese. Nonostante lui proclami la sua innocenza, la “scientifica” ha rilevato numerose prove della sua presenza sul luogo dell’omicidio e ci sono anche diversi testimoni oculari pronti a giurare che sia stato lui. Per il detective Ralph Anderson (Ben Mendelsohn, Bloodline), però, è tutto troppo semplice: e se l’uomo sbagliato stesse per finire dietro le sbarre al posto di un vero mostro? Con l’intenzione di dare un senso a un caso apparentemente impossibile da risolvere, il poliziotto decide di portare avanti un’indagine privata insieme all’investigatrice Holly Gibney (Cynthia Erivo), scoprendo che, in effetti, Terry Maitland era fuori città nei giorni in cui l’atroce delitto veniva consumato. Dunque, come può un uomo trovarsi in due luoghi allo stesso momento? Il resto del cast include Bill Camp (The Night Of), Mare Winningham (American Horror Story), Paddy Considine (Peaky Blinders), Julianne Nicholson (Law & Order True Crime), Yul Vazquez (Divorce), Jeremy Bobb (The Knick), Marc Menchaca (The Sinner), Hettienne Park (Hannibal) e Michael Esper (Trust).

 

Lo chef King e gli altri ingredienti

Come in tutte le storie di King questo è solo il piatto principale, ma il signore è un vero chef gourmet e quando serve un pranzo sa come intrattenere i suoi commensale offrendo tantissimi contorni e altre portate. Non sempre però gli ingredienti migliori riescono a combinarsi bene, ma stavolta il risultato è un mix omogeneo, vincente ed avvincente, molto ben recitato, intenso e che lavoro molto bene sul dolore personale dei personaggi oltre che sulla trama investigativa. Lo stesso King, dopo la visione della miniserie, lo ha definito uno delle migliori trasposizioni proveniente dalle sue opere. Una delle cose più coinvolgente è come la serie riesca a cambiare faccia in continuazione, giocando sui cliché del genere e lasciando sempre gli spettatori in uno stato di tensione e sorpresa.

L’inquadratura è spesso statica, poco ravvicinata, sfrutta al massimo la messa a fuoco e ci fa guardare si sguincio da una porta trovata aperta aumentando l’ansia di sapere cosa succederà nella scena successiva, sfruttando il meccanismo narrativo del fuori-campo. La serie inoltre si sofferma sul lutto e sul dolore, con tantissime sfumature, aiutato sia dal sonoro che da un montaggio molto intelligente che ne accresce le atmosfere enigmatiche e misteriose.

Conclusioni

Molto difficile definire The Outsider. All’inizio sembra essere immersi in atmosfere crime degne di True Detective, ma lentamente il focus si sposta portandoci nel mistery e nel thriller, con deviazioni horror, niente splatter ovviamente, ma arriva come sempre il punto in cui ci si chiede “E adesso chi è quello col cappuccio in testa!?!?!” Ancora una volta King ci dimostra la sua capacità di dominare gli elementi della narrazione e di come gli piaccia giocare a comporre mosaici e puzzle di cui solo lui ha in mano la figura intera. Anzi! Proprio nel momento in cui a noi sembrano di aver intuito e compreso tutto, proprio nel momento in cui le schiene poggiano sui cuscini del divano e sul volto di alcuni appare quel sorrisetto ironico che sembra dire “Beh in fondo l’avevo capito”, proprio in quel preciso istante tutto cambia e sorprende. King è sempre il re. Nomen Omen come direbbero i latini.

Altri piatti del menù di Stephen King

Come non pensare a Jack Nicholson che distrugge una porta con un’accetta e dice “Wendy luce dei miei occhi sono a casa!” se si parla degli adattamenti di King. Lì, però, eravamo sul grande schermo e c’era il genio di Stanley Kubrick a dirigere il tutto. Se però ci spostiamo in tv la mente non può non andare al più spaventoso clown della storia dell’audiovisivo, quello che spuntava dai tombini promettendo sorrisi e palloncini. Parlo proprio di Pennywise il protagonista di IT. Sono passati 30 anni ma ancora ci sembra di vederlo col suo naso rosso. Molto bella anche 22.11.63, un viaggio nel tempo con protagonista James Franco che tenterà in tutti i modi di sventare il complotto per l’omicidio Kennedy. Vista l’ossessione attuale per le pandemie da rivedere anche The Stand,narra il tentativo di piccoli gruppi di cittadini americani di ricostruire la propria società dopo la devastazione provocata da una piaga infettiva che ha decimato la popolazione mondiale, contro chi invece vuole portare a termine il processo di estinzione.

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