The Good Fight: un grande spinoff

 

The good fight

Da Alicia a Maia: un grande spinoff

“The good fight” chiude la sua prima stagione e ci ridà appuntamento al prossimo anno quando la serie spinoff della amatissima “The good wife” ritornerà sulla Cbs per raccontare le vicende di Diane Lockart e dei nuovi personaggi che abbiamo conosciuto, approfondito e imparato ad apprezzare nelle dieci puntate mandate in onda. Dieci puntate in cui abbiamo continuato ad ammirare Diane Lockhart (Christine Baranski) e soprattutto abbiamo iniziato a volere bene alla giovane Maia Rindelle (Rose Leslie) – la donna di Jon Snow in #GOT.

E’ proprio Maia è la protagonista del cliffhanger finale con cui si chiude la prima stagione al termine di una puntata tutta in crescendo in cui l’intero cast, guidato da Christine Baranski, brilla e convince. Una serie che ci trasposta, così come faceva già “The good wife” con la protagonista Alicia Florrick, nelle aule del tribunale di Chicago dove si alternano le vicende che vedono protagonisti i personaggi della serie. Anche lo spin off è stato creato dagli autori di “The good wife”, ovvero, Robert e Michelle King, ai quali si è aggiunto anche Phil Alden Robinson e tra i produttori troviamo sempre Ridley Scott.

Una serie più corale

Se Alicia Florrick dominava la scena in “The good wife”, adesso, con la serie spinoff abbiamo tre donne protagoniste: Maia, Diane e Lucca. E in un post di qualche settimana fa avevamo iniziato a parlare di questa nuove serie Nel corso della stagione abbiamo visto il personaggio di Maia evolversi. Crescere. Maturare. Affrontare la difficoltà della situazione familiare e provare a cercare un equilibrio tra ciò che è giusto e l’amore per i suoi genitori al centro di una truffa multimilionaria. Maia riesce a fare la cosa giusta ma alla fine, proprio quando tornerà a fidarsi del padre arriverà il colpo di scena che chiude la stagione. E ci lascia con il fiato sospeso fino all’inizio delle prossime puntate.

Diversa, invece, la situazione di Diane Lockhart la donna che ha sacrificato tutto per la sua carriera e che, ad un passo dalla pensione, si è ritrovata con le spalle al muro. Diane ha reagito come sa fare: dando il meglio di sé, rimboccandosi le maniche e spingendosi a fare di più e meglio. Voleva una pausa dal mondo giudiziario di Chicago ma del resto, così come spiegherà in un bellissimo dialogo presente nell’ultima puntata, assieme al socio Adrian Boseman (Delroy Lindo), lei ama Chicago e senza la sua professione non sarebbe se stessa. Sono parole molte belle quella che la serie ha voluto dedicare alla città di Chicago in cui, appunto, è ambientata tutta la vicenda. E Diane, alla fine, dopo aver attraversato un brutto momento sembra finalmente felice anche nella vita privata e sembra pronta a vivere, o rivivere, la sua storia con il marito Kurt McVeigh (Gary Cole).

Si è evoluto anche il personaggio di Lucca Quinn (Cush Jumbo): sempre brillante, ineccepibile e forte sul fronte lavorativo quando più fredda ed impaurita nella sua vita personale. E quando sembra aver intrapreso un percorso di crescita personale con il viceprocuratore Colin Morello (Justin Bartha) qualcosa andrà storto e rimetterà in discussione tutto quello che aveva iniziato ad apprezzare. Fino alle accuse che le verranno rivolte nell’ultima puntata.

Tre donne. Tre storie legate da un unico filo conduttore: l’amore per il lavoro e la capacità, la forza e la voglia di non arrendersi mai. Combattendo. Sempre e comunque. Il punto di forza di “The good fight” è dato sicuramente dalla capacità della serie di riuscire a conciliare la narrazione con l’attualità e la politica. Più volte l’attuale presidente degli Stati Uniti Donald Trump entra nella narrazione assieme alle sue tante gaffe e ai suoi tweet che ormai fanno parte del dibattito della politica americana. Così come non mancano le riflessioni sui casi di brutalità della polizia contro i cittadini afroamericani: entrambe le protagoniste, infatti, lavorano nello studio “più black” di Chicago. Il tutto accompagnato da un cast di spessore che si è arricchito di ritorni: come non apprezzare, infatti, la freschezza e la caparbietà di Marissa Gold, (Sarah Steele) che, tra le altre cose, è la figlia di Eli Gold (a cui ha dato il volto Alan Cumming) uno dei personaggi più amati e apprezzati di The good wife e, ora, sogna di diventare investigatore. E come non amare poi l’acume intellettivo, la capacità di essere ironica, l’originalità di Elsabeth Tascioni (Carrie Preston) che si scontrerà con il nemico Mike Kristeva (Matthew Perry).

Tanti ingredienti, quindi, per una serie che diverte, piace, si fa amare. E soprattutto riesce a portare avanti una vera e propria televisione di qualità. L’appuntamento, adesso, è tutto per la prossima stagione.

Bruno Apicella

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