“The dream before”. Io, Laurie, Walter e la memoria

Questo era il mio blog. Lo è ancora, ma non so quanto mi appartenga più sul serio. E’ fermo a Febbraio 2018, al momento in cui sono svenuto e poi mi è stato diagnosticato un tumore maligno e molto aggressivo al quarto ventricolo del cervello. Il tumore è stato asportato con un’operazione molto complicata e adesso vivo con le conseguenze ed i follow up. Chi mi conosce sa la mia situazione, gli altri magari non hanno interesse e non mi va di perdermi in troppi dettagli medici.

Da allora sono tornato a scrivere per lavoro, mi occupo di comunicazione, marketing, gestione di eventi; di serie tv, a cui era dedicato questo blog, mentre adesso ho una pagina fissa a settimana sul Quotidiano del Sud; come scrittore e autore, sto lavorando ad un bel libro con un amico che mi ha voluto con sé in questa bella avventura. Altre cose so che verranno in futuro, lo so bene. e spero di essere pronto. Quello di cui non ho scritto, se non sui social, specialmente su Twitter, sono io, l’impatto emotivo che la malattia ha avuto su di me e non solo. Perché il tumore non è solo una questione fisica, mai, figuratevi un tumore al cervello dove sono i centri neurologici ad essere coinvolti. Una malattia coinvolge tutti quelli che ti stanno intorno.

Lo scrittore argentino Jorge Luis Borges, che amo molto, ha scritto: “Noi siamo la nostra memoria, noi siamo questo museo chimerico di forme inconstanti, questo mucchio di specchi rotti.
E’ una frase bellissima, che sento molto mia e che mette a nudo la mia più grande paura: la perdita della memoria. Il tumore mi ha lasciato dei problemi di memoria, soprattutto quella a medio e breve termine. Ci sono dei momenti degli ultimi due anni che sono avvolti nel buio, altri che sono solo dei flash, mentre magari mi ricordo cose di oltre venti anni fa. Io so di essere un “sopravvissuto”, la mia patologia era rara è molto complessa e sono felice di essere vivo. Per me la memoria è sempre stata importante, sono anche sempre stato un appassionato di storia ed il rischio è che ora io perda anche “questo mucchio di specchi rotti” per usare ancora la citazione di Borges. Mi dicono di avere pazienza. Giusto. Però lo so che non è detto che basti. E la paura sale, ti prende alla gola, quell’ansia e quell’angoscia di dimenticare te stesso. Non solo. Di perdere i momenti belli passati con le persone che ami e che ti amano. Come vi sentireste voi se vi dicessero che potreste dimenticare le feste, le passeggiate al mare, le risate in compagnia. Il giorno del vostro matrimonio. Già. Recentemente mi sono anche sposato con la donna che amo più di quanto pensassi si riuscisse ad amare, la donna che ogni giorno mi regala la voglia di vivere e che è stata ed è la migliore medicina per la mia vita. E’ stato il giorno più bello della nostra vita. E qualcuno dirà “Ma allora non lo puoi dimenticare!“. Invece è possibile e non è una questione di volontà. Un genitore potrebbe mai dimenticare il momento in cui ho visto suo figlio per la prima volta? Non penso proprio.

Molti anni fa a Venezia andai ad un bellissimo concerto di Laurie Anderson, la performer- cantante americana che era in Italia per un breve tour. C’è una canzone che amo molto e che si chiama The Dream Before (Il sogno prima). La amo molto perché nel testo lei parla di Walter Benjamin, il filosofo tedesco che morirà nel campo di concentramento di Mauthausen nel 1942. E’ stato uno dei filosofi più importante del nostro tempo e studiarlo all’università è stato un bellissimo privilegio. Lei è riuscita a parlare della sua concezione della storia all’interno di una canzone.

Hansel and Gretel are alive and well
And they’re living in Berlin
She is a cocktail waitress
He had a part in a Fassbinder film
And they sit around at night now drinking schnapps and gin
And she says: Hansel, you’re really bringing me down
And he says: Gretel, you can really be a bitch
He says: I’ve wated my life on our stupid legend When my one and only love was the wicked witch. She said: What is history?
And he said: History is an angel being blown backwards into the future
He said: History is a pile of debris
And the angel wants to go back and fix things
To repair the things that have been broken
But there is a storm blowing from Paradise
And the storm keeps blowing the angel backwards into the future
And this storm, this storm is called Progress
Proviamo ad azzardare una traduzione:
Hansel e Gretel sono vivi e stanno bene e vivono a Berlino
Lei è serve cocktail come cameriera e lui ha avuto una parte in un film di Fassbinder
Di notte si siedono insieme bere grappa e gin.
E lei dice: Hansel, mi stai davvero buttando giù!
E lui dice: Gretel, quanto puoi essere una stronza!
Poi continua: ho sprecato la mia vita con la nostra stupida leggenda Quando il mio unico e solo amore era la strega cattiva
Lei chiede: che cos’è la storia?
Lui risponde: la storia è un angelo che viene soffiato con il viso rivolto all’indietro nel futuro.
La storia è un mucchio di rovine e l’angelo vorrebbe tornare indietro e sistemare le cose per aggiustare le cose che sono state rotte, ma c’è una tempesta che soffia dal paradiso
E la tempesta continua a scaraventare e a spingere nel futuro l’angelo voltato all’indietro
E questa tempesta, questa tempesta si chiama progresso.

Hansel e Gretel sono proprio quelli della favola e Fassbinder è il grande regista tedesco degli anni ’70, un uomo capace di creare film di disagio come Veronika Voss e Berlin Alexanderplatz.

La parte sulla storia è invece tratta proprio dagli scritti che Benjamin raccolse in Angelus Novus e che sono la sua concezione della storia, ispiratagli vedendo l’omonimo quadro di Paul Klee. Ho sempre trovato tutta la vicenda incredibilmente affascinante – ammetto le mie debolezze e i miei amori intellettuali ma so ridere anche io di fronte a Totò e Peppino – ma quello che mi colpisce è di nuovo questo richiamo alle “rovine”, ai detriti come elementi della storia, non solo in senso generale, ma anche personale. Sono i nostri ricordi, le tessere del mosaico che ci compongono. Spesso ci capita di dire “Vorrei non averlo fatto“, però poi non saremmo quello che siamo oggi. Noi siamo il frutto di tutto quello che abbiamo vissuto. Come vi sentireste se cominciaste a non ricordarlo. Soprattutto se aveste la consapevolezza di non ricordarlo!
E’ come un lento stillicidio di paura in cui speri che queste falle possano tapparsi e speri che miracolosamente possa tornare quello che è perduto, smarrito, sperò di poter ritrovare le tue rovine, i tuoi detriti.
Alcuni dicono che è un meccanismo di difesa. E’ possibile, ma adesso vorrei fermarlo e non ne sono capace. L’unica cosa che posso fare e aspettare e la pazienza non è mai stata fra le mie doti migliori.


Ci sono quelli che poi ti dicono “Beato te che non ti ricordi!“. Che inutile sciocchezza, non merita neanche una risposta, anche perché non puoi scegliere cosa dimenticare e cosa no. Quello che dimentichi è te stesso. La cosa provoca dolore, emotivo ed anche fisico, e soprattutto mi fa temere di poter ferire le persone a cui tengo di più.
Non voglio tornare a prima, purtroppo la malattia prima di sentirmi male aveva accentuato molto miei comportamenti ossessivi, però vorrei recuperare il mio vissuto, me stesso.
Altri ti dicono “Pensa a vivere il presente!“, forse dimenticano che il presente è il risultato di tutte le esperienze e le emozioni attraverso cui siamo passati. Li ringrazio per il sostegno ma è una frase fatta, soprattutto perché cinque minuti li vedo che ridono allegramente coi loro amici ricordando quanto si sono divertiti quella volta o quell’altra.  Li capisco e fanno bene.

Perchè ho scritto questo post? Credo per riuscire a recuperare la giusta distanza da quello che sto vivendo, per provare a metterlo a fuoco ancora meglio. Anzi per provare a riemergere dalle acque. Gli inglesi usano un termine precise che è Undertow, che alcuni traducono risacca, ma che è in realtà quel movimento delle onde che è ancora forte anche quando sei vicino alla riva. Puoi respirare, ma non bene e non del tutto. E’ il titolo di una canzone dei R.E.M., gruppo che ho sempre amato e neanche a farlo apposta l’immagine che accompagna questo post, se ancora sono capace di scriverne è la Tokaido di Hiroshige, capolavoro dell’arte giapponese – perché fra le tante colpe ho anche quella di essere un appassionato d’arte! L’ho scritto perché lo devo a me stesso, alle persone che amo e che mi amano – i miei amici, la mia bellissima famiglia nata dall’unione fra la mia e quella di mia moglie, persone che mi sono state vicine e mi sono vicine ogni giorno, sparse in tutto il paese. Come dice la grandissima Frida Kahlo: “Ho provato ad affogare i miei dolori, ma hanno imparato a nuotare!”

Adesso è il momento che io impari di nuovo a nuotare. Ci sto provando ma non è facile. Ora che lo rileggo credo di averlo scritto anche per voler ringraziare tutte le persone che mi sono vicine, perché a volte so quanto posso essere pesante e difficile da trattare. Sto cercando di capire ancora chi voglio essere, a volte mi sembra di vedermi, con le mie paure e le mie debolezze, ma anche coi miei pregi e i miei punti di forza – ci sono e ogni tanto bisogna anche pavoneggiarsi!  – però ho bisogno di non perdere quello che ero e quello che sono ora, ho bisogno dei miei “detriti”, delle mie “rovine”, del mio Sogno Prima come il titolo della canzone di Laurie Anderson e soprattutto come ha detto Walter Benjamin, perché quello che è stato è anche quello che possiamo essere.

Prima di congedarmi voglio dire un’altra cosa. Ho citato molte cose, fra cui Frida Kahlo. Il giorno del mio matrimonio, mentre io ero in attesa all’altare e il sole arrivava dalla porta principale della navata con gli invitati seduti ai loro posti, la donna che amo è apparsa con un vestito ed una pettinatura piena di fiori ispirata proprio alla grande artista messicana. Il testimone che mi era vicino mi ha sentito sussurrare “Mio Dio è bellissima!”. L’ho pensato quel giorno e lo penso ogni giorno di vita che gli dei hanno deciso di donarmi. Lo so che sono un uomo fortunato e mi dispiace che a volte lo dimentico ed è proprio questo che voglio: RICORDARE,

Non so se questo blog tornerà oppure cambierà. Adesso mi aspettano dei controlli verso la fine del mese e poi deciderò, ci vorrà ancora un po’ di tempo, nel frattempo grazie a chi mi legge, mi supporta e vorrà lasciarmi un pensiero.

5 thoughts on ““The dream before”. Io, Laurie, Walter e la memoria

  1. Di fronte a avvenimenti del genere si è sempre impreparati ma l’unico modo per essere sgomenti è agire attivamente, per passare da una realtà che spaventa e si subisce a una realtà che si costruisce e si gestisce. (G. Nardone, 2014).
    “Abbi ben chiaro le cose da dire, le parole verranno”
    (Catone)

  2. Chiunque deciderai di essere io ci sarò. Nella forma e nei modi che vorrai. Che l’amicizia e volersi bene troveranno il loro modo di resistere.

  3. Simo ci voleva questa tua bella capacità di entrare nelle pieghe della vita. Che è la tua ma non solo. Ti seguo da lontano, mi affaccio a volte così mi vedi e sai che ci sono.
    Poi verranno i progetti.
    E le sciocchezze mi vengono bene e pure di quelle c’è bisogno

  4. È terribile la conseguenza del male che ti ha colpito. La memoria non è solo dentro di noi ma anche fuori, nelle cose che ci appartengono, nelle parole che abbiamo scritto e nelle persone che ci conoscono. I frammenti della tua persona sono anche fuori di te, cercali e raccoglili, tienili accanto, ti aiuterà a non essere un burattino rotto con lo sguardo rivolto verso l’interno.

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