Nuove serie tv che vincono e convincono

Eccola qui, Tatiana Maslany, la canadese 28enne che ha centrato la doppietta, sue Critics Choice Award come attrice protagonista per una serie tv. Lei è la protagonista di Orphan Black, prodotta dalla BBC America. Lei è Sara Manning. Però è anche, Cosima, e Helena, e Allyson, e Rachel, e anche altre! Sono tutti cloni, ma ognuna di loro ha un carattere diverso e Tatiana le rende tutte differenti, sicuramente una delle migliori attrici di serie tv nel mondo in questo momento. Sicuramente è l’anima di Orphan Black che è stato rinnovato per una terza stagione, con grande gioia dei fan, soprattutto con una trama che si infittisce sempre di più. Il panorama delle serie si sta rinnovando, con nuove storie che sembrano trovare filoni narrativi molto particolari.Tatiana è canadese, ma ha origini polacche, ucraine, rumene e austriache. Sembra proprio come la serie che interpreta, un cross di tanti elementi, fra fantascienza, drama, comedy, spionaggio e altro, in un mondo dove si va verso il dominio della biologia sintetica di sette para-religiose. L’aiuta anche un sex appeal che non scade mai nella volgarità.

Sono state due le serie protagoniste al Critics Choice Award del 2014, le serie migliori secondi i critici americani, diciamo subito che ha vinto l’ultima stagione di Breaking Bad come miglior serie drammatica. Lo meritava? Non lo so, però non si può davvero dimenticare l’addio del Dottor White e siamo curiosi di vedere lo spin off che vedrà protagonista il suo avvocato, Saul.
Tre premi a testa se li sono aggiudicati Fargo e Orange is the new black. Se ci dovesse essere una ipotetica cinquina delle migliori serie dell’anno, questi due ci sono sicuramente.
Fargo è tratta dal film dei fratelli Cohen, che hanno accettato dopo aver letto il progetto anche di esserne i supervisori. Del film è rimasto lo spirito, che sia fatto delle location, di un certo surrealismo nella scrittura, anche nell’uso della violenza e anche nel protagonista, attore icona dei Cohen, anche se assente nel film, cioè Billy Bob Thorthon. Interpreta un contract killer incredibile, pronto in ogni momento a risolvere qualsiasi problema. Accanto a lui un ottimo Martin Freeman, il dottor Watson nell’ultimo Sherlock della BBC. Siamo sempre nei dintorni di Fargo, fra il Minnesota e North Dakota, fra neve e laghi ghiacciati, dove tutto sembra, “apparentemente”, calmo, ma in realtà inizia una catena di omicidi per puro caso, che solo un anno dopo verrà risolto, e sempre per puro caso.
Alcuni mesi fa l’inglese The Guardian scrisse che non era una serie tv, ma un film che dura 10 ore, più o meno. Non sono molto d’accordo, questo è un giudizio che risente ancora del vecchio vizio di un medium superiore all’altro per definizione e non per oggettività. Fargo è la dimostrazione che si può elaborare una strada nuova da un prodotto esistente rispettandolo totalmente, cosa non riuscita nelle ultime due stagioni a The Games of Thrones. Ottimo cast e anche tutto il reparto tecnico sia in regia che fotografia. Se non l’avete vista recuperatela, anche se pare che Sky dovrebbe mandarla in autunno, visto che si tratta di una produzione Fox FX.

Orange is the new black, per i critici è la migliore serie comedy. Mica solo per loro. Prodotto innovativo visto che si tratta di un carcerario femminile, dove una figlia della borghesia bianca si costituisce per scontare 18 mesi di carcere, condannata per un reato di droga. Piper Chapman è una wasp che ha vissuto un amore saffico con una donna che operava dentro un’organizzazione di narcotrafficanti. L’impatto con il carcere, anche se di media sicurezza è pesante, qui viene a contatto con tante realtà e con un mondo diviso fra ispaniche, bianche e nere. In alcune parti è spassoso, ma è anche bello per mostrare pezzi di società americana che una wasp conosce poco. La seconda stagione è meno centrata su Piper, mentre da risalto alle sue compagne di carcere, un gruppo di attrici bravissime e si continua, fra contenuti espliciti, così si chiamano le scene di sesso, e le storie delle altre protagoniste. Il carcere diventa un contenitore dove si schiantano e si rinnovano i sogni e le speranze. In questo momento è visibile la prima stagione in italiano su Infinity, mentre in Usa sta andando la seconda.

Due parole le dico anche su Il trono di spade. Sicuro di attirarmi gli strali di qualcuno dico subito che anche questa stagione è da bocciare, sicuramente meglio della terza, però continuo a non capire come si fa a trattare una materia narrativa del genere, i libri di George Martin, con tanta sciatteria. Non è il tagliare, l’adattare o l’inventare linee nuove, ma anche la fine, con la morte de Il Mastino, che nei libri ha un destino ancora sconosciuto, siamo al ridicolo. Basta vedere tutta la sequenza del duello, parolone, con Brienne. La puntata sulla barriera non è male, ma sembra che là sopra stiano scavando trincea da prima guerra mondiale. Ci sono dei personaggi snaturati, a Cersei viene dato un istinto materno che nel libro è assente, quindi sembra quasi giustificata nelle sue azioni, non accecata dalla vendetta e dall’egoismo, come risulto nella saga. Poi ha i suoi punti di forza, ma mi chiedo quanto Peter Dinklage potrà ancora tenere tutto sulle sue spalle, visto che ora sta iniziando una promettente carriera cinematografica, come nell’ultimo capitolo degli X-Men, e ha 3 film in uscita nel 2015.

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