Homeland: la stagione migliore e più controversa

Homeland season 7

Carrie torna a casa

Se non l’avete vista fate qualcosa, perchè la sesta stagione di Homeland è davvero stupefacente! Sicuramente arriverà su Sky, come le precedenti sei, oppure la troverete sui siti di streaming, però, ascoltate il consiglio: guardatela. Stavolta Alex Gansa e Howard Gordon, sceneggiatori e produttori, insieme a tutto il gruppo scrittura, hanno dato vita a una trama estremamente densa e interessante, ricca di colpi di scena, che sembra annunciare che nulla sarà più come prima.

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Homeland: Carrie is back!

L’attesa è finita. Carrie is back. E con quindici giorni di anticipo sulla tabella di marcia la rete Showtime ha rilasciato, in streaming e on demand, la prima puntata della tanto attesa sesta stagione di Homeland. Parliamo della serie ideata dallo showrunner Alex Gansa, basato sulla serie israeliana Hatufim creata da Gideon Raff.  Una serie molto apprezzata da pubblico e critica, e che più di tutti, in questi anni, è riuscita ad inquadrare l’attualità e a trasmetterla sullo schermo televisivo. Come del resto ci ha già abituati dopo la conclusione della terza stagione Homeland riesce a reinventarsi ad ogni stagione. Cambia storia, cambia location, cambia il contesto ma i personaggi. È sempre Carrie Mathison (Claire Danes), l’analista della Cia esperta di antiterrorismo, ad essere la protagonista del serie.

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The Affair e siamo a tre

 

Il senso di colpa. È questo il filo conduttore che guida le prime puntate della terza stagione di The Affair, la serie ideata da Sarah Treem e Hagai Levi che, nelle settimane scorse, ha ripreso la sua programmazione su Showtime. La serie racconta la relazione tra lo scrittore Noah Solloway e la donna di cui si innamora durante un’estate a Montauk Alison Bailey- Lockhart. Il tradimento e le conseguenze dell’azione dei protagonisti fanno da sfondo a tutte le vicende. La produzione è molto particolare, soprattutto per il modo in cui è narrata, e, negli ultimi anni, ha ricevuto molti apprezzamenti dalla critica portando a casa premi importanti.  Ma dove eravamo rimasti?

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Ray Donovan: Non mollare mai

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Alcune serie diventano un appuntamento fisso, qualcosa di imprescindibile, non ne puoi fare a meno. Poi finiscono e una ragione te la fai. A me è successo con Sons of Anarchy, ma per fortuna ci sono appuntamenti che non tradiscono e ci sono ancora. La quarta stagione di Ray Donovan è stata la più personale, quella in cui il nostro protagonista, Liev Schreiber, che secondo il New York Times era il migliore attore shakespeariano della sua generazione, ha 48 anni, oggi è la generazione che conta a Hollywood. Premi per la sua attività teatrale e molto nomination per cinema e tv. Proprio Ray Donovan è la serie tv che gli ha dato la celebrità, relativa, vista la bravura meriterebbe di più. Come tutta la serie.

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Penny Dreadful: Requiem per Vanessa

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C’è tanto di scritta The End sul finale nell’ultimo episodio della terza stagione di Penny Dreadful, prodotto dalla Showtime e da Netflix, e stando alle parole di John Logan, suo inventore e produttore esecutivo non ci sarà un seguito. Un peccato perché noi eravamo affezionati alle avventure della bella e sofferente Vanessa Yves, incarnata dalla bellezza di Eva Green, dai suoi occhi intensi e dalla sua magrezza ostile verso il mondo, al suo essere ago della bilancia del bene e del male e al suo essere in balia dei sentimenti e dal desiderio delle forze del male. E del bene. Ci piaceva Sir Malcolm Murray, Timoty Dalton trasmetteva bene quell’aria da avventuriero inglese elegante, molto pre-brexit, e anche allo yankee mannaro Ethan Chandler, che aveva segnato il ritorno di Josh Hartnett sullo schermo, nel  ruolo di un licantropo al servizio di Dio, la meraviglia Lupus Dei.

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