Il culo della sinistra

 

Dopo la foto di Genny ‘a Carogna, la maglietta con la scritta Speziale Libero e i tatuaggi siamo passati al culo. La donna nella foto è Paola Bacchiddu, responsabile comunicazione della Lista Tsipras in Italia. Una foto delle vacanze diventata oggetto di campagna elettorale, utilizzata perché la formazione elettorale possa avere una maggiore visibilità, che effettivamente non ha avuto, nonostante gli sforzi fatti. L’obiettivo è centrato e faccio i complimenti a Paola per il suo lavoro. Certo ci sono delle cose da dire, non per moralismo, né per dire se ha fatto bene o male, voleva raggiungere un risultato e pare ci stia riuscendo. Poi bisognerà vedere se la Lista riuscirà a superare la soglia di sbarramento per entrare al Parlamento Europeo.  Continua a leggere

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Aldovrandi e la Carogna

Perché il capo politico del primo partito italiano alle ultime elezioni politiche non ha detto una parola sulla standing ovation verso i poliziotti responsabili della morte di Federico Aldovrandi? Perchè Beppe Grillo?
Perché solo pochi giorni dopo questa vicenda si parla di “polizia incantenata e senza strumenti” di fronte ai fatti della partita Napoli Fiorentina? Continua a leggere

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Pil, Pilu e Pelù

Io Piero Pelù preferisco ricordarmelo con una personale immagine del 1989, anno in cui vidi i Litfiba per la prima volta dal vivo a Roma, Teatro Tenda a Strisce, mentre cantava Tex. Chissà se nelle sue orecchie sono risuonate le parole del chorus della sua canzone: “Che cazzo dici!”. Non lo dico per difendere Renzi, non sono un suo fan, io sono molto distaccato sullo “segretario fiorentino”. Continua a leggere

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Note dal Friuli su PD e M5S

Note dal Friuli su PD e M5S
Note dal Friuli su PD e M5S

Ieri sera abbiamo saputo che in Friuli Venezia Giulia ha vinto Debora Serracchiani, con poco scarto sul presidente uscente Tondo. La Serracchiani ha vinto con la sua alleanza di csx, con una buona campagna di comunicazione e, come ha detto lei, nonostante Roma, intendendo i guai del PD centrale.
Qualche ora prima aveva parlato il nuovo presidente della repubblica italiana, sempre Giorgio Napolitano, che era quasi arrivato a insultare i partiti in aula, mentre i destinatari continuavano ad applaudire, non avevano molta altra scelta.

Gli unici a non farlo sono stati i cittadini, si quelli del m5s, che sono colpevoli di aver scippato questa parola, ma nessuno dice nulla. Hanno detto che quello di Napolitano è un discorso politico, continuando anche qui nella corrosione delle parole. Erano in piedi senza applaudire, quasi come un gesto di sfida. Poi hanno iniziato una sorta di processo a un loro collega, il cittadino Mastrangeli, reo di aver partecipato alla trasmissione di Barbara D'Urso, Domenica Live. Ora Mastrangeli si difende accusando il capogruppo Vito Incantenvole Crimi, reo di essere stato al plastico di Porta a Porta, ma le dimessioni di Crimi sono state rifiutate. I regolamenti sono strani. Eppure nessuna parola sul Friuli da parte del m5s.Eppure qualcosa dovrebbero dire, visto che in due mesi hanno visto quasi dimezzarsi i loro voti: dal 27,2% ottenuto alle politiche di Febbraio al 13,75% di queste consultazioni regionali. Per ora nessuna dichiarazione, nessuna parola, niente, solo l'annuncio che non parteciperanno alle consultazioni per il nuovo governo e la dichiarazione che loro sono l'unica opposizione in Italia. Il candidato grillino ha detto che il sistema elettorale regionale friulano li ha punito, che analisi contemporanea! Sembra di sentire qualcosa dagli anni '90. Certo dopo la querelle presidenziale, la vicenda Rodotà, in pochi si aspettavano un risultato del genere. Già si è iniziato a parlare dell'astensione, il vecchio gioco che gli astenuti sono sempre i voti dei perdenti, francamente non molto nuovo. D'altronde loro sono venuti per fare la rivoluzione e sono riusciti a non far votare i loro presidente di camera e senato, né quello della repubblica, ma Rodotà merita un discorso a parte.

Note dal Friuli su PD e M5S

Pianeta PD

Ci sono tracce di vita? Pare di si, ma sono confuse e sicuramente c'è da fare un grande lavoro. Ha ragione la Serracchiani a dire che ha vinto nonostante Roma, perché sulle elezioni predidenziali è successo il più grande errore della segreteria di Bersani. Il punto non è a mio avviso "perchè no a Rodotà?", ma perchè non aver puntato su un candidato serio, come Prodi, o la Bonino, o lo stesso Rodotà, per farlo eleggere al quarto scrutinio! Perchè no a Rodotà? Perchè mezzo PD non lo voleva, perchè altri non volevano dare neanche una sponda minima a Grillo, perchè il PD non è un partito unitario, ma da parecchio tempo!

Ora avanza la candidatura Renzi da parte di Orfini, sempre meglio di Amato. A me il sindaco di Firenze, non piace, però potrebbe essere un segnale di discontinuità, poi ricordiamo che proprio Renzi è il grande alfiere delle Larghe Intese, quelle con Berlusconi. Sta di fatto che la Bindi, dimessasi dalla presidenza dell'assemblea, ora è la più intervistata, che D'Alema cerca di smarcarsi dalle accuse di aver bruciato Prodi, dopo l'incontro con Renzi, e che siamo al tutti contro tutti prima del congresso.

Certo se poi si arriva a criticare le dichiarazioni e i tweet della gente come elemento distruttivo del Pd, non c'è analisi che tenga. A quel punto metti su un Dvd di Guerre Stellari e vedi chi davvero ha vinto in tutta questa situazione.

Proprio lui.

Note dal Friuli su PD e M5S
Note dal Friuli su PD e M5S

Le Quirinarie

Ultima nota sulle famose Quirinarie, le consultazioni aperte del Movimento 5 Stelle. I numeri ci dicono che gli aventi diritto al voto erano circa 48.000, che non hanno votato tutti e che Milena Gabanelli ha ottenuto 27.000 voti, Gino Strada oltre 20.000 voti e Stefano Rodotà 278 voti. Non sono cifre confermate, se poi le fornissero sarebbero collaborativi, ma non credo sia nella loro natura. (i risultati sono diversi, trovate un link in fondo alla pagina) Questo non sposa il punto sulla candidatura di Rodotà, però fa riflettere su quanto Rodotà fosse il candidato degli italiani. La democrazia è una cosa complicata e non sempre facilmente digeribile, è quella cosa strana per cui l'accordo con una parte è inciucio, quello con un'altra è un grande processo democratico. Anche chi non vota come noi è un cittadino italiano con gli stessi nostri diritti, a meno di provvedimenti giudiziari, quindi le parole andrebbero sempre misurate. Ma tanto #ètuttacolpaditwitter!

PS: Qui i risultati completi delle Quirinarie.

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#Quirinale Soap Opera

#Quirinale Soap Opera

Fra oggi e domani, ancora non si sa bene, sarà eletto il nuovo Presidente della Repubblica Italiana. E' stata una soap opera, raccontata come una soap opera, con i primi piani "basiti", i lucciconi negli occhi, gli intrighi di palazzo, di corte, gli amori inconfessati, i retroscena e i sotterfugi. Una vicenda dove l'unica strategia possibile è stata quella dei lemuri che corrono verso il precipizio e nel burrone c'è caduto Pierluigi Bersani, trascinando con sé ciò che rimaneva del PD. Nessuno ha capito il perché non si poteva votare Rodotà, che in questa vicenda sembra un vecchio colonnello sudamericano, ricordo di quando ancora la politica era diversa, come nessuno lo ricorda. Un tipo alla Buendia, citando la grande famiglia di Cent'anni di Solitudine di Marquez. Android Marini è stato scongelato. Poi c'è il giovane satiro, ribelle a ore e avvezzo alle luci della ribalta, Renzi, costretto a dire cose sensate e ancora non in grado di mettersi alla testa dei peones democrats. C'è il padre Bersani che ha perso la bussola, che ancora immagina un futuro per la sua compagine, ma sono i ritagli di un sogno che finisce male, con la gente che scappa per le strade, i cavalli che fuggono dalle stalle, i campi che vanno a fuoco, le belle giovini che finiscono preda degli appetiti sessuali dell'armata nemica, che cambia volto e generale.

"Chi la fa l'aspetti" sembra dire il generale Josè Grillo mentre i suoi manipoli sembrano fare razzie capitanati da Don Vito Crimi e Donna Roberta Lombardi, mentre lui sul suo fedele destriero Camper osserva tutto da lontano. Aveva offerto un cavallo, il colonello Rodotà, ma non è stato neanche preso in considerazione. Quindi adesso? Adesso il grande plutocrate Berlscunoes è salvo, come lo è sempre stato, ride e sorride, mentre la distruzione divampa in questa cornice di tardo novecento che muore, che affonda contro l'iceberg, un titanic della Costa Crociere, dove la cronaca anticipa l'immaginario e il paese muore si uccide nei parcheggi, nei capannoni e in luoghi di transizione.
Ci saranno sorprese? Certamente. Bisogna aspettare la puntata nuova. State tranquilli però, è tutto già scritto.

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