Quando la RAI non aveva paura di “fare paura”

C’è stato un tempo che la serialità italiana non era solo degnissimi preti, commissari e quant’altro. Un tempo in cui la narrazione percorreva tutti i generi della letteratura senza preoccuparsi di amletici dubbi morale. Due sono i cult che vogliamo ricordare in questo mercoledì, due “sceneggiati” che hanno fermato l’Italia negli anni sessanta ed anche nelle successive riproposizioni: “Il Segno del Comando” e “Belfagor, il fantasma del Louvre”. Continua a leggere

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Morricone e Cattani: gli eroi de La Piovra

La morte del maestro Ennio Morricone non ha colpito e addolorato solo il mondo del cinema italiano, ma quello di tutti gli spettatori del mondo di film e serie tv. Morricone è stato capace di tradurre le emozioni dell’immagine in suoni, note e musica, rendendo un tema musicale non più “colonna sonora”, termine tecnico che lui non amava, ma protagonista sulla scena. Quanti film nel manifesto principale portavano in maniera evidente sotto il titolo, a volte anche più grande degli attori principali, “musiche di Ennio Morricone”. La sua fama non ha conosciuto confini su questa pianeta. Percorsi Seriali ha iniziato un nuovo viaggio in questa estate. Non è andato in vacanza ma sta attraversando un cammino nel passato che durerà per questi mesi estivi. La scorsa settimana abbiamo raccontato L’Odissea, miniserie tv kolossal che co-produsse e realizzò la Rai. Lo facciamo perché questo paese ha un passato di produzione televisiva, un passato importante che non deve essere dimenticato e perso, però non può divenire ostacolo per un rinnovamento dell’industria culturale e televisiva di questo paese che passa anche dall’aggiornamento delle forme di produzione culturale. Continua a leggere

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L’Odissea: 1968, la Rai, i kolossal ed Omero

C’è stato un tempo prima delle serie tv, prima di quell’odiosa parola usata solo in questo paese che solo a sentirla fa sanguinare le orecchie, intendo “fiction”, (come se tutto quello che viene prodotto per le sale sia “cinema verità”!) un tempo prima ancora di quell’altro neologismo ingenuo coniato dai boomers, cioè la parola “telefilm”, un tempo in cui la televisione era solo quella di Stato, neanche RaiUno, ma il Primo Canale e via così. Era il tempo degli Sceneggiati. Un tempo dove a fare la televisione si cimentavano gli intellettuali. Non parlo degli Sgarbi e dei Fusaro e di altri filosofi d’accatto e di critici trasportati in condizioni critiche, ma di gente come De Filippo, Zavattini e poeti come Giuseppe Ungaretti. Lo so che non ci credete, ma era così. C’era il servizio pubblico e c’era proprio un modo diverso di fare tv per un mondo diverso!

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Rocco Schiavone: il giallo italiano che piace

Un impegno è un impegno. Di che grado o livello dipende dalla persona che lo prende. Con voi lettori lo avevo preso qualche settimana e per me è una questione che oscilla fra il settimo e ottavo livello. Come avrete capito oggi parliamo di Rocco Schiavone, della terza stagione, del vicequestore della polizia dall’anima e dalle radici capitoline che lavora nell’estremo nord di Aosta. Perché lo faccio? Continua a leggere

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Fabrizio De Andrè – Principe Libero: Un principe di nome Faber

Non era facile. Cosa? Fare una miniserie su Fabrizio De André, Faber per me  e quelli che lo giudicano il migliore cantautore italiano che finora sia mai apparso nel nostro panorama. Non avrei mai creduto che avrei parlato di un altro prodotto italiano in così poco tempo dopo La Linea Verticale. Eppure è successo. Era indeciso se scriverne o meno, visto il mio grande amore per questo artista, visto che in assoluto per me Amico Fragile è la più bella canzone mai composta, insieme a qualche altra ballata del signor Ivano Fossati, genovese anche lui, proprio quella dei treni. Stavolta faccio parlare prima gli attori della storia. Continua a leggere

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