Tag Archives: post-presente

25Ott/20

Non serve la paura, servono giardinieri della fiducia.

Fiducia. Questa è sempre stata una parola chiave in ogni tempo, ma ora, proprio ora, nel mondo affetto da una grave pandemia come un secolo fa con l’influenza spagnola, sta diventando e sarà un asset essenziale nel mondo della comunicazione e quindi di tutte le attività.
La pandemia sta accelerando quel processo che era già stato rafforzato con l’avvento dei social media, ma che era nato col superamento delle logiche pubblicitarie entrate in crisi nella fase di fine millennio, un periodo che potremmo definire in maniera molto approssimativa come la fine dei testimonial e l’ascesa degli influencer. Continue reading

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16Ago/20

DIARIO: Pensare. Duke Ellington e la dipladenia.

Quest’anno le dipladenie mi stanno dando davvero tante soddisfazioni. Sarà perché il fioraio che le ha piantate ha fatto un bel lavoro o perché le innaffio parecchio alla primissima luce dell’alna. Però pensavo che magari potrei aiutarle in qualche modo. Concime? Antiparassitari? Già fatto. Pensavo invece di fargli sentire In a sentimental mood di Duke Ellington. Pensavo. Continue reading

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31Ago/14

Zombie sul lettino. Oppure siamo noi?

L’immaginario è ormai occupato – ma c’è ancora tanto spazio – da figure che possiamo assimilare alla categoria del post-umano. So bene che il post-human riguarda un dibattito estetico – filosofico complesso, però noto che negli ultimi anni si sono moltiplicati i prodotti narrativi centrati sulla psicologia di supereroi, zombie e altri personaggi, che derivano dall’umano, o che hanno una lontana “parentela”. Prima o poi dovremmo farci i conti. Prendiamo la differenza fra due serie tv sugli zombie come The Walking Dead e In the flesh. Continue reading

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05Ott/13

TV e TW: come la tv è sopravvissuta alla rete

TV e TW: come la tv è sopravvissuta alla rete

Eppure doveva essere morta. L'avevano detto in parecchi, l'avevano annunciato proclamato, come profeti invasati, predicando un futuro, quasi vulcaniano, di pace e prosperità, c'è chi ancora ci crede. La TV è ancora viva, anzi sembra che siano stati proprio i social network. Che si chiami second screen o altri, oggi Twitter, maggiormente, è occupato per la metà da commenti sugli show televisivi. Potremmo sostenerlo dando un'occhiata alle nostre TL, ma in soccorso chiamo un post del NYT, uscito dopo il season finale di Breaking Bad. Potrei citare anche le liste dei vincitori di quest'anno dei Tweet Award e della Blogfest, per sottolineare quanti di loro sono personaggi non solo con molti passaggi televisivi, ma soprattutto di quanto siano connessi allo schermo.
Non è la televisione di prima, come non è la rete di prima. Credo sia dalla fine degli anni 90 che io insisto sull'ibridità e sulla liminalità di certe zone di visione e intrattenimento, quando per un periodo l'intrattenimento è stato definito un crimine, ma si scontano i ritardi sulla comprensione del pop, tanto i soloni e le cassandre ci sono sempre, lanciano anatemi e poi camminano sui red carpet. Aggiungo anche quelli che invocano il razionalismo scientifico ma si comportano in maniera fideistica con la tecnologia, dimenticando la lezione di Pirsig in Lo Zen e l'arte di manutenzione della motocicletta. Si ricomincia anche a parlare di Auditel, mai scomparso, incrociato col traffico dei tweet e degli hashtag, cercando di fornire una panorama sempre più preciso, cosa molto difficile, in un panorama dove la molteplicità e la competitività delle fonti è al suo apice, almeno per ora.

Siamo immersi in una media-sfera totale, anche se fisicamente non siamo in prossimità di uno schermo, siamo nei social, anche se non ci siamo iscritti, perché tutto rimanda a questo universo, anche la carta stampata, che è stata la più snob in questo senso, oggi è totalmente agganciata a questo scenario. Il cambiamento è quello, come ricorda Pierluca Santoro in un suo post, quello dall'economia dell'attenzione a quella dell'intenzione.

TV e TW: come la tv è sopravvissuta alla rete

I player devono andare a prendersi i propri fruitori, sempre nella logica del "pull" e non del "push", come si diceva nel marketing anni 90. Un fruitore decide a chi dedicare il proprio tempo, e le risorse, e la difficoltà sta nell'intercettarlo. Di qui c'è la questione di quale strategie usare. Alcuni credono ancora che sia la "quota di voce" ancora la parte più importante, eppure abbiamo visto fenomeni prendere campo senza essere così presenti, come ne abbiamo visti altri riuscire ad imporsi senza risorse economiche stanziate potenti, o fallire in presenza di grandi investimenti. Alla base di tutto questo credo ci sia il grado di pervasività che aumenta ma in un'accezione differente da prima. Così la televisione si è riguadagnata un posto di nuovo principale, perché grazie alla tecnologia dei personal media, è di nuovo ovunque.

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27Mag/13

La Calabra Fenice

La Calabra Fenice

Due post per parlare di quello che è successo a margine dell'orribile delitto di Corigliano Calabro, ma non del delitto in sé. Parliamo di luoghi comuni, rabbia, social, femmine e altro.
Il primo è mio, pubblicato poco fa su Intervistato, il secondo è di una femmina calabra, La Cornacchia, che torna a scrivere dopo un po' di assenza.
Comunque ci saranno sempre "luoghi comuni e più feroci" come diceva De Andrè.

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