Camorra, fiction e mercato

gomorra

Mi fa davvero piacere scrivere questo post dopo aver visto i primi due episodi di Gomorra – La serie in onda su Sky. Voto massimo, davvero, finalmente una rara dimostrazione di come in questo paese se si vuole si può fare tv di altissima qualità. Non stupisce che sia stata già venduta in 40 paesi esteri.Un pilota che è migliore di molti epigoni venuti da oltreoceano nell’ultimo anno. Complimenti a Sollima per la regia, che unisce un buon ritmo narrativo a dei tempi di tipo documentaristico per dare respiro alla vicenda, al racconto, che vuole illustrare le storie di un clan della camorra. Certo non sono mancate le polemiche, purtroppo, ma le lasciamo per dopo.

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Pil, Pilu e Pelù

Io Piero Pelù preferisco ricordarmelo con una personale immagine del 1989, anno in cui vidi i Litfiba per la prima volta dal vivo a Roma, Teatro Tenda a Strisce, mentre cantava Tex. Chissà se nelle sue orecchie sono risuonate le parole del chorus della sua canzone: “Che cazzo dici!”. Non lo dico per difendere Renzi, non sono un suo fan, io sono molto distaccato sullo “segretario fiorentino”.

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11 Settembre: il business del ricordo

11 Settembre: il business del ricordo

Puntuale come ogni anno, almeno da quando esiste il calendario, è arrivato l'11 Settembre,col suo doppio anniversario: il golpe in Cile, che portò alla morte del presidente Allende dittatura del generale Pinochet, e quello dell'attacco alle Twin Towers di New York.

Viviamo in un momento in cui il ricordo, inteso come anniversario e celebrazione, è un grandissimo business, ma, soprattutto, una dimensione consolatoria, che ci ricorda l'incapacità di affrontare il futuro, o la sola idea di futuro. L'ha scritto bene Marc Augè, nel suo ultimo libro, Futuro, che viviamo nella dittatura del presente, l'avevano compreso Virilio e Baudrillard coi loro studi sulla dromoscopia, la velocità e l'automobile, tanto che il secondo scriverà:

Correre in macchina è una forma spettacolare di amnesia. Tutto da scoprire, tutto da cancellare.

L'estetica grassroots e patchwork, di cui la brutta immagine scelta per il post ne è esempio, testimonia una mancanza di orientamento. Qui inserisce, però, il desiderio di identità, per cui ti devi schierare. Quindi se sei progressista ricordi Allende, se sei conservatori le Torri Gemelle. A farne le spese è la storia, sempre meno studiata e ragionata, come quel filone sullo scontro di civiltà testimonia, è il pensiero, per cui bisogna sbrigarsi perché domani è un altro anniversario, quindi altra coccarda colorata, altri hashtag, altri show televisivi e tutti gli annessi e connessi, perché oggi il ricordo deve coinvolgere, ma questo coinvolgimento deve essere VISIBILE E SHAREABILE (scusate l'orrido neologismo, ma rende bene l'impronta social). Quindi il ricordo deve essere comprato, pagato e condiviso, togliamoci dalla testa la dimensione privata e intima del lutto. Se poi ci riusciamo ne dobbiamo creare altri. Ci sono tanti 11 settembre da scoprire. Come questo.

Io detesto Renzo Martinelli, trovo sia una di quelle persone che non ha correttezza storica, ma soprattutto a cui interessa presentare un punto di vista e uno solo, senza curarsi non delle conseguenze, ma di tutti gli aspetti di una questione. Martinelli non fa film per essere visto, ma lavora per essere prodotto, dimostrazione che esiste nel business del ricordo, della nostalgia una dialettica fra potere e consumo, entrambe necessari alla creazione del consenso e alla sua diffusione. La politica stessa lavora per lo spettacolo, la crisi siriana ed il comportamento di Obama ne sono un esempio, si lavora per l'industria e sul marketing emozionale.

Guardate questo video, una parodia, come è efficace.

D'accordo questa è una parodia, però fa sempre impressione sentire qualcuno che dice "è il presidente bisogna sostenerlo". Come fece Britney Spears nel film di Micheal Moore.

Le deleghe in bianco sono sempre pericolosi, figuriamoci quelle sui ricordi, ma questo è il post-presente.

Stelle Schizofreniche

Stelle Schizofreniche

Alcuni giorni ho scritto un post sul nuovo corso dei Cinquestelle e della comunicazione di Beppe Grillo, proprio il giorno dell'attacco a Rodotà. Poi è rimasto lì. Da lì sono seguiti la rivendicazione delle commissioni di vigilanza Rai e del Copasir, il comitato di controllo dei servizi di sicurezza del nostro paese. Lo pubblico ora, perché credo che ci sia molta confusione attorno al movimento e, forse, anche al loro interno, vista anche la decisione di andare nelle trasmissioni televisive ora.

"…un ottuagenario miracolato dalla Rete, sbrinato di fresco dal mausoleo…" Si, dai Beppe, Rodotà è…ma come? Fino all'altro giorno Rodotà era il candidato presidente, il salvatore della patria, una garanzia di democrazia e ora che è successo?
E' successo che Stefano Rodotà ha detto qualcosa contro il portavoce maximo dei cinquestelle. "…Serve un cambiamento di passo. La rete da sola non basta…" Professore questo l'abbiamo detto in parecchi e capisco che lei citi Obama, uno che ha unito la presenza in rete ad una forte attività sul territorio e che oggi sta conducendo le sue uscite pubbliche in pieno stile Clinton, anzi molto meglio di lui. Basta ricordare le immagini di qualche giorno fa insieme al governatore del New Jersey, un repubblicano. Invece Grillo è in piena crisi di nervi. E non solo lui, ma anche il resto dei cinquestelle.
"Il risultato delle amministrative è bugiardo perché in realtà abbiamo vinto noi" ha sentenziato Grillo. Con una serie di dati sui voti assoluti e non sulle percentuali, mostrando come siano cresciuti quelli della sua lista. Non ha detto nulla di falso, solo che c'è una piccola dimenticanza, un'inezia, un particolare: i conti si fanno sui voti espressi dai cittadini che hanno votato! Poi quando gli dici "quanti sindaci e consiglieri avete fatto eleggere?", il Beppe storce il naso e ti scrive un post al vetriolo, come ha fatto oggi, dove se l'è presa con Rodotà, Renzi e Civati. Renzi ha detto che il m5s si spaccherà, raccomando al sindaco di Firenze di usare il gerundio presente, perché "si sta spaccando", lo dimostrano anche le accuse della capogruppo Lombardi alle ipotetiche Spie di merda– sempre delicata lei – e si vede anche da come si discuta ancora del fattore Diarie. Ha dichiarato, la Lombardi: "Il Movimento 5 Stelle è praticamente sotto “assedio” e tu, deputato che fai la spia con i giornalisti, sei una m…a, chiunque tu sia”. Chiaro sintomo di schizofrenia che attanaglia la leadership del partito, pardon movimento, come l'attacco alla Gabanelli dopo la puntata di Report che parlava degli incassi del blog.

Io non ho simpatie né per Renzi, né per Civati, ma dire che il "buonino" Pippo, non si accorge delle magagne del suo partito, francamente, è travisare la realtà.
Quando Bersani disse, in un precedente turno delle amministrative, che il Pd non aveva perso, ma aveva non vinto, frase passata alla storia, ci fu una ridda di reazioni forti, e stavolta le dichiarazioni di Grillo stanno sollevando molti malumori anche in casa cinquestelle, verso lui e il riccioluto Casaleggio. Si contesta di aver sprecato una grande occasione, il mancato accordo con chi potesse aprire strade o di governo o di influenza, verso provvedimenti più al paese. Invece no! Ora la parola d'ordine è fermare una possibile emorragia di parlamentari verso il Pd, anzi il Pdmenoelle:"Chi si e' candidato per il M5S al Parlamento e vuole un accordo con il pdmenoelle scordandosi degli impegni elettorali e della sua funzione di portavoce per realizzare il nostro programma, e' pregato – avverte – di avviarsi alla porta".

Qualcuno lo farà, ne servono un paio che inizino la transumanza, ma nessuno sa come potrebbe finire. La questione, non capita, è che ora sono in Parlamento e che le cose sono diverse. Stanno seguendo lo stesso iter della Lega Nord quando entrò nei palazzi del potere, ma così non ha senso continuare quella politica, perché manca il radicamento territoriale e la mitologia della Padania, che rilanciò il partito di Bossi. Quindi o Grillo s'inventa un sogno, tipo il grande eden pentastelluto, oppure capisce che deve fare un passo in avanti e che anche i suoi sono dentro la casta e rischiano di rimanerci intrappolati.<

PS :C'è ora chi chiede scusa sulla rete, anche quelli più seguiti, per aver dato credito a Grillo e ai suoi, mentre il vate riccioluto serra le fila e si intensificano gli interventi di Travaglio e degli altri. Non si tratta di credito, si tratta di capire come si fa a prendere sul serio chi ha sempre fatto dell'insulto un programma politico.