Franca Rame: Dimissioni

Franca Rame: Dimissioni

Franca Rame è morta. Attrice incredibile, ma molto di più. Oggi la ricordano per quello, o solamente perché era la moglie di Dario Fo. E' stata anche di più.

Ho trovato il discorso che tenne il 27 Marzo del 2007 quando era parlamentare contro il rifinanziamento delle missioni militari dove disse:

aspetto il giorno in cui tutte le donne del parlamento italiano, in quanto donne e madri si ribellino alla guerra che i governanti hanno nel loro dna .

Successivamente, 2008, si dimetterà dalla sua carica di senatrice.

Gentile Presidente Marini,
con questa lettera Le presento le mie dimissioni irrevocabili dal Senato della Repubblica, che Lei autorevolmente
rappresenta e presiede.
Una scelta sofferta, ma convinta, che mi ha provocato molta ansia e anche malessere fisico, rispetto la quale mi pare
doveroso da parte mia riepilogare qui le ragioni.
In verità basterebbero poche parole, prendendole a prestito da Leonardo Sciascia: «Non ho, lo riconosco, il dono dell'opportunità e della prudenza, ma si è come si è».
Il grande scrittore siciliano è, in effetti, persona che sento molto vicina, (eravamo cari amici) sia per il suo impegno
culturale e sociale di tutta la vita, sia perché a sua volta, nel 1983, a fine legislatura decise di lasciare la Camera dei
Deputati per tornare al suo lavoro di scrittore.

Le mie motivazioni, forse, non sono dissimili dalle sue. Del resto, io mi sono sentita "prestata" temporaneamente alla politica istituzionale, mentre l'intera mia vita ho inteso spenderla nella battaglia culturale e in quella sociale, nella politica fatta dai movimenti, da cittadina e da donna impegnata. E questo era ed è il mandato di cui mi sono sentita investita dagli elettori: portare un contributo, una voce, un'esperienza, che provenendo dalla società venisse ascoltata e magari a tratti recepita dalle istituzioni parlamentari.
Dopo 19 mesi debbo constatare, con rispetto, ma anche con qualche amarezza, che quelle istituzioni mi sono sembrate impermeabili e refrattarie a ogni sguardo, proposta e sollecitazione esterna, cioè non proveniente da chi è espressione organica di un partito o di un gruppo di interesse organizzato (…)

Lettera di dimissioni della senatrice Franca Rame

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Le donne e Istanbul

Le donne e Istanbul

L'Italia oggi ha ratificato la Convenzione di Istanbul, il testo che definisce le linee-guida sulle azione contro la violenza alle donne e la violenza di genere. Credevo che anche qui fossimo in un ritardo mostruoso, invece leggo e scopro che siamo il quinto paese in Europa, ma non ci sono Francia, Germania e i soliti noti, ma bensì Turchia, Albania, Portogallo e Montenegro. Non proprio i paladini della democrazia, eppure sono i primi che s'impegnano a realizzare legislazioni che si occupano di violenza di genere e di piena attuazione dei diritti delle donne. Perchè la Convenzione non si occupa solo del femminicidio, ma di molti aspetti: dallo stalking alla molestia e violenza sessuale, dalla violenza psicologica alla mutilazione genitale. Argomenti forti e soprattutto che finalmente cercano di dare una visione globale della violenza di genere.

In particolare l'articolo 5 sancisce l'obbligo degli Stati di astenersi da qualsiasi atto che costituisca una forma di violenza nei confronti delle donne e di garantire che le autorità, i funzionari, i rappresentanti statali e tutti i soggetti pubblici si comportino in conformità di quello che è un obbligo. Appare quindi opportuno che i funzionari e gli addetti delle forze dell'ordine e del settore giudiziario e medico siano specificamente formati per affrontare tutte le forme di violenza contro le donne. Sempre l'articolo 5 prevede che le nazioni che sottoscrivono la convenzione dovranno adottare le misure legislative e di altro tipo necessarie per esercitare concretamente tutti quegli atti utili a prevenire, indagare, punire i responsabili e risarcire le vittime di atti di violenza contro le donne. 

Per rendere operativa la Convenzione è necessario che sia ratificati da 10 paesi europei, di cui 8 del Consiglio d'Europa, organismo che c'entra nulla con l'Unione Europea, ma che conta 47 membri. Ne mancano solo 5, magari con un piccolo sforzo ci si può arrivare preso, magari al più presto.

In basso il link al testo italiano della Convenzione.

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Italiano o Spagnolo? Cosa cambia

Italiano o Spagnolo? Cosa cambia

Questa foto ha già fatto il giro del web. Si tratta di una ragazzo, non credo abbia 14 anni, colpito, da una pietra o da un manganello, alla testa, durante lo sciopero europeo di oggi. Per molte ora la foto è girata per il web e veniva riportato che si trattava di un ragazzo italiano. In realtà la foto pare spagnola, presa nelle manifestazioni nel centro di Tarragona. Un'amica mi ha chiesto: spagnolo o italiano cosa cambia? Nella sostanza e nel valore di un gesto vergognoso, anche che fa proprio schifo, nulla! Cambia nelle dinamiche dell'informazione e della gestione del web.
Giornalettismo ha realizzato uno slideshow la vicenda mostrando degli snapshot presi da Facebook. Un ragazzo è sempre un ragazzo, spagnolo o italiano che sia, ha dei diritti, se è minorenne ancora di più, visto che la sua immagine dovrebbe essere tutelata, come sottolinea l'amico Massimo Melica in un post facendo vedere come è stata trattata la foto da Fanpage.it e dall'Huffingtonpost.

Italiano o Spagnolo? Cosa cambia

Adesso che si fa? Si va a cercare chi ha pubblicato per primo la foto del ragazzino dicendo che ha sbagliato? E poi, ci si dimentica del fatto perchè non ci riguarda? Che poi in Italia, ne sono successe, a Roma una ragazzo duranti gli scontri è caduto a terra e gli agenti di polizia hanno continuato a picchiarlo. Io non voglio discutere di ordine pubblico, non ne ho le competenze e tutte le manifestazioni negli ultimi 15 anni che riguardano il fronte antagonista sono finite così. Non mi piace poi la divisione manichea del giusto e dello sbagliato, del chi sta dalla parte dei manifestanti e di chi dalla parte della polizia. Io sono uno di quelli convinti che ci sia sempre qualcuno che dietro tutto questo ha un suo tornaconto, e credo che sia valido anche per chi sul web sta buttando benzina sul fuoco. C'è anche l'ipotesi, che non scarto, che tutto questo sia frutto di pressapochismo e dilettantismo, il che mi preoccupa ancora di più! Se fossi così allora non c'è nulla da fare, siamo di fronte all'esplosione della tossicità, al fatto che chiunque può far scoppiare un incendio e che non abbiamo vigili del fuoco adatti. Forse non abbiamo neanche l'acqua.

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