Bosè e Arbasino: Anoressia della cultura

Foglietto 24 Marzo

“La cultura è l’unico bene dell’umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire diventa più grande.”
In questa frase del filosofo tedesco Hans Georg Gadamer trovo una grande verità. Come la trovo in quella dello scrittore austriaco Karl Kraus:
“Quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l’aspetto di giganti.”
Oggi viviamo in un momento in cui le formiche appaiono giganteschi mostri atterrati da astronavi aliene e non è colpa della pandemia da Covid 19 e da chissà quale altro virus. A mio avviso stiamo vivendo un periodo segnato dalla cultura dell’anoressia e dall’anoressia della cultura. Può apparire un gioco di parole e forse all’inizio lo ero ma le morti di Lucia Bosè e di Alberto Arbasino me ne danno conferma. Continua a leggere

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Assenso o Assenza?

Foglietto 23 Marzo

Noi e gli Altri

Il caffè all’alba ha un sapore diverso dopo che la pioggia è caduta sulla terra. L’odore del bagnato ne esalta alcune caratteristiche che altrimenti restano in secondo piano. Prendere il caffè mentre sorge il sole non è una cosa che fanno in tanti, a meno che non costretti.

“Quando si tende a a fare le cose che fanno tutti gli altri si diventa tutti gli altri.”

Lo scrittore Charles Bukowski, il magnifico perdente aveva già individuato di quella che è il nocciolo dell’espressione “dittatura della maggioranza”. Si tratta di quell’assurdo principio che è stato molto usato nel nostro paese negli ultimo 20 anni, per cui se tutti lo dicono o tutti lo fanno deve essere vero, deve essere giusto. Lo vediamo anche in tempi di Covid 19 dove tutti sono diventati runner, complottari e maniaci del controllo. Una sorta di brutta fabbrica del consenso e dell’assenso. Continua a leggere

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“La mia droga si chiama Fake News”

Welcome to ParanoidLand

Il titolo del foglietto di oggi in questa nuova domenica di lockdown da CoVid 19 è la parafrasi di Truffaut del 1969 con Jean-Paul Belmondo. Purtroppo però le fake news diventano un problema sempre più serio e sempre più diffuso.
Ieri siamo passati prima per la Palombelli che ipotizzava che la forte diffusione del coronavirus e la seguente mortalità fosse dovuto al carattere operoso e ligio al lavoro dei lombardi, praticamente sottintendendo che i “terroni” e “cafoni” del meridione sono salvi! Razzismo da pandemia. Poi ieri sera il prof. Cottarelli ed altri illustri economisti hanno dovuto smentire un’altra bufala davvero pericolosa: quella che se l’Italia avesse ottenuto dilazioni e prestiti dal MES (Meccanismo Economico di Stabilità) allora Francia e Germania potevano fare un prelievo forzoso direttamente dai conti bancari degli italiani. FALSO FALSO FALSO! Eppure è circolata. Continua a leggere

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Il Corteo

 

IL CORTEO

Foglietto 20 Marzo

Le immagini del lungo corteo di mezzi militari in mezzo alla città di Bergamo che porta via le bare dei morti per Covid 19 sono finora l’icona dell’angoscia per l’Italia da quando è scoppiata la pandemia. Feretri che vengono portati fuori regione per essere cremati perché la Lombardia non riesce a gestirli. Proprio l’opulenta Lombardia che era portata a modello di sviluppo da una parte della politica del paese, che ha insultato per anni il resto dell’Italia, si scopre in ginocchio. E quella stessa parte politica chiede crisi di governo invece di capire la crisi profonda che tutti stiamo vivendo.
Un corteo che mi ha fatto venire in mente l’Ultima quartina di Spleen, una delle poesie simbolo de I Fiori del Male, raccolta dell’immortale Charles Baudelaire:
“Senza tamburi, senza musica, sfilano funerali
a lungo, lentamente, nel mio cuore: Speranza
piange disfatta e Angoscia, dispotica e sinistra
infilza nel mio cranio il suo vessillo nero.”

 

Una nuova cura Ludovico

Sono immagini piene di angoscia che dovrebbero essere proiettate a ripetizione negli occhi di quei “maniaci” della corsa, come la cura Ludovico in Arancia Meccanica di Kubrick. Ha ragione il governatore dell’Emilia che vuole portare questi corridori instancabili in ospedale per far vedere sia i malati che lottano fra la vita e la morte, sia il personale medico che lotta ogni instante dì ogni giorno.
Quelli poi che si dicono contrari al trasferimento dei malati dalle regioni più colpite in quelle dove l’incidenza si rendano conto che queste vendette idiote non servono a nulla, non riequilibrano niente. La morte ed il dolore sono grandi livellatori e l’angoscia è uguale per tutti.

L’angoscia dei sopravvissuti

“L’ignoto è portatore di angoscia.” Sono vere le parole della scrittrice sudafricana Nadine Gordimer, come crude e dense quelle del grande filosofo tedesco Heidegger:
“L’angoscia è la disposizione fondamentale che ci mette di fronte al nulla.”
L’angoscia di non poter fare nulla. L’angoscia dell’impotenza. Chi ha lotta fra la vita e la morte lo sa bene. C’è un’angoscia anche in noi sopravvissuti:
“Il sopravvissuto abita il tempo negato a un altro essere umano. Dopo, custodisce in segreto domande impronunciabili. Perché sono vivo? Perché lui, lei, loro, e non io? Perché io? Occupiamo come abusivi uno spazio pieno di assenza.”
Queste parole sono di Benedetta Tobagi, scrittrice, figlia del giornalista Walter, assassinato dai terroristi nel 1980. Io come sopravvissuto le trovo incredibili e capisco che per chi non c’è possano sembrare assurde, ma non sono una speculazione, sono reali e si vivono nella propria carne.
Che fare allora?

La cibernetica degli umani

“Un modo efficace per combattere l’angoscia è preoccuparsi meno di sé e più degli altri. Quando davvero comprendiamo le difficoltà degli altri, le nostre perdono di importanza.”
Questo è un pensiero del Dalai Lama molto significativo che deve davvero indicarci la direzione. Parlare di castigo divino, di apocalisse o altre cose è forse utile? A cosa? Non a sopravvivere, né tanto meno a vivere! Scrisse Norbert Wiener, matematico e padre della cibernetica:
“Abbiamo modificato così radicalmente il nostro ambiente che adesso dobbiamo modificare noi stessi per sopravvivere nell’ambiente nuovo.”
Mi vorrei illudere che tutti fossimo capaci di cambiare, ma ho idea che quello che stiamo vivendo non farà altro che acuire sempre di più le differenze che esistono, con gli stronzi sempre più stronzi. Almeno adesso saranno ancora più riconoscibili.
Eppure mi piacerebbe che si ricordassero le parole di quel meraviglioso libro che è Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar. In un passaggio la scrittrice fa dire all’imperatore romano queste parole:
“Fino a oggi tutti i popoli sono periti per mancanza di generosità: Sparta sarebbe sopravvissuta più a lungo se avesse interessato gli iloti alla sia sopravvivenza. […] Tenevo a che la più diseredata delle creature, lo schiavo che sgombra le cloache delle città, il barbaro che si aggira minaccioso alle frontiere, avessero interesse a veder durare Roma.”
Molto più di flashmob e bandiere.

Buongiorno a tutti e scusate il disturbo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Zero Zero Zero: la droga corre come i virus

Zero, Zero, Zero: La droga è un virus, oppure il virus è una droga?

Ogni tempo, ogni luogo, ha un suo tempo ed una sua velocità. Lo stiamo imparando molto bene in questo periodo in cui il Covid-19, il coronavirus del momento che sta colpendo il mondo, e ci sta dando una nuova dimensione del tempo e dello spazio. Perchè il virus non conosce muri, né frontiere. C’è un’altra cosa che non conosce frontiere e muri: la droga. Nonostante i dati più recenti dimostrino che in Italia non esiste un’emergenza criminale – l’Istat registra oltre 500.000 crimini in meno negli ultimi cinque anni rispetto al quinquennio precedente – c’è invece un’emergenza che riguarda il consumo delle droghe sempre più alto. L’età del consumo, inoltre, si abbassa sempre di più. Recentemente mi è capitato di leggere un dossier che parla di bambini di otto anni che iniziano a sniffare colla per poi passare a cocaina e pasticche. Si, parliamo di bambini. Se vi chiedete dove trovano i soldi allora siete rimasti ad un’immagine molto vecchia della cocaina come droga dei ricchi, mentre oggi è un prodotto di basso livello sempre più economico, riempito di additivi chimici che la rendono ancora più pericolosa per i consumatori. Un’espansione che avviene in un regime di totale proibizionismo delle droghe. Questa introduzione è necessaria per parlare di Zero, Zero, Zero la serie tv in onda su Sky, una grande coproduzione internazionale, fra cui l’Italia ha un posto di primo piano, tratta dal libro-inchiesta di Roberto Saviano. Un prodotto narrativo fortemente ambizioso, che racconta una consistente parte dell’economia criminale del mondo, molto diverso da Gomorra, che nasceva anch’essa da un libro di Saviano, e da Suburra, che avevano  dimensioni più metropolitane e legata alla criminalità di un contesto geografico chiaramente più definito. Qui il campo da gioco è il mondo intero e gli steccati ed i confini sono saltati. Sono i soldi a parlare in ogni settore sociale, in ogni lingua, in ogni paese. Continua a leggere

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