Casa&Grillo: la sitcom che percula gli elettori

Io non credevo, non che m’aspettassi chissà cosa, ma almeno una minima autocritica. Invece Beppe Grillo, l’eminenza grigia e capelluta Casaleggio e il capo comunicazione, ex cantante e autore di successo, Messora, affidano la replica ad un piccolo video che sancisce la nascita di un nuovo format, una nuova sitcom che si chiamerà Casa&Grillo.

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Vincitori, vinti e la retorica del voto

castamereLe elezioni europee sono finite, scrutinio terminato e trenini da carnevale di Rio in quel villaggio vacanza che è diventato il Nazareno, sede centrale del PD a Roma. Perchè stavolta c’è un vincitore, Matteo Renzi, plenipotenziario premier e segretario e ci sono anche degli sconfitti, l’M5S e Beppe Grillo. Per la verità c’è un grande vincitore, con altri che hanno vinto, e c’è un grande sconfitto, con altri che hanno perso. Stavolta non si può dire “hanno vinto tutti”.

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Metodo Cinquestelle

Metodo Cinquestelle

Molto tempo che non scrivevo degli "amici" cinquestelle, non mi mancava però qui abbiamo raggiunto un'apice incredibile.
Facciamo un po' d'ordine.

Due senatori cinquestelle Maurizio Cioffi e Andrea Buccarella propongono un emendamento per l'abolizione del reato di clandestinità dalla Legge Bossi-Fini, legge ignobile, non nascondo che ho firmato per il referendum circa la sua abolizione.
L'emendamento passa.
La notizia fa il giro del web, anche perché l'eco delle vicende e delle vittime di Lampedusa non si è ancora spento, anzi.

Qualcuno avanza lo spettro che ora, visto che non c'è la necessità dell'arresto e del processo, le espulsioni sono più facili. Vero, però se si vuole fare una nuova legge da qualche parte si deve cominciare.
La notizia più incredibile è la sconfessione del dinamico duo Grillo-Casaleggio, praticamente la questione non era nel programma, dicono, aggiungendo che se avessero proposto l'abolizione della clandestinità la gente non li avrebbe votati. Poi, non paghi, aggiungono che si tratta di una questione di metodo, perché non solo non era in programma, praticamente un vangelo pentastelluto, ma non è stato sottoposto al vaglio dei famosi iscritti, che oramai sembrano sempre più i pochi lettori de I Promessi Sposi come diceva il Manzoni.

Cosa significa questa cosa? Se viene fuori una questione non prevista bisogna rispettare una lunga trafila prima di arrivare a votare in Parlamento? Sono stati eletti, hanno pieno mandato elettorale, cosa devono aspettare? Un suggerimento? Si era rotto il chip per caso?

Il duo ci va giù pesante e poi qualcuno cerca di metterci una toppa, lo stesso Buccarella dichiarerà in seguito

«Forse abbiamo sottovalutato la portata dell'emendamento, convinti che la maggioranza lo avrebbe respinto» .

Non ho capito, voi proponete un emendamento sapendo che lo bocceranno? Non so se davvero si comprenda il senso di questa dichiarazione, ma spero che lo capiscano i loro elettori, perché io mi arrabbierei parecchio, ma non sono fra questi.

Anche dire che se lo avessero messo nel programma significava non prendere voti non ricalca la linea del rinnovamento per il paese, piuttosto la solita pappetta politichese. Per favore se dovete fare una porcata alla fine coordinatevi.
In mattinata si discuteva del finanziamento ai partiti. Arriva l'intervento dei cinquestelle con la solita tiritera ed infini l'epiteto LADRI ai presenti in aula, ma esteso a tutti i politici eletti. Costruttivo, soprattutto visto che oramai anche i cinquestelle sono là in mezzo. Comincia a scricchiolare la famosa differenza. A me questa è sembrata un'altra toppa messa lì, come la dichiarazione di un altro parlamentare cinquestelle che ricordare che tutto poi dipenderà dall'Assemblea, ma il governo è disposto a fare suo l'emendamento. Sono guai.
Comunque la ramanzina di Grillo-Casaleggio non ha sfondato, visto che molti parlamentari del M5S si sono schierati con Bucarella e Cioffi, che hanno ammesso l'errore nel metodo, però hanno convocato un assemblea dei gruppi e che sarà quella a decidere e non i diarchi. Poi i malpancisti non c'erano eh.

Francamente oramai direi che è ora di finirla con la scusa della rete per fare qualsiasi cosa. Ha sottolineato bene Rodotà, primo portato da Grillo come unico degno e puro per il Quirinale per poi essere ripudiato alla prima critica. Credo che si stia abusando de L'Internet, uso apposta questa definizione, o di quello che è diventato.

«Una forza politica non può andare in Parlamento e dire le opportunità parlamentari non le voglio cogliere perché obbedisco alle logiche della Rete», (qui l'articolo sul suo intervento) sottolinea Rodotà, anche perchè esiste un kairos, termine più elegante di timing, confermando che alla fine l'uso della tecnologia porti ad un ulteriore rallentamento del processo decisionale. Però a mio avviso c'è un punto, forse più sotterraneo e dietrologico, sulla "sconfessione", il fatto che nelle commissioni si stava creando un'asse fra PD e M5S. Le famose maggioranze variabili. Non sarà che qualcuno nel PD, con la storia dell'amnistia/indulto, che sono sicuro non avrebbe riguardato Berlusconi, anzi, ora con il tentativo di abolire la Bossi-Fini, stia tentando di modificare il PD? Io vi metto il dubbio, il resto è opinione. Fino ai fatti.

Davvero è Grillo il problema?

Davvero è Grillo il problema?

Adele Gambaro è una senatrice del Movimento 5 Stelle eletta nelle ultime politiche. Lei pare si sia accorta che, nonostante la "presa" di Alimini e Pomezia e il ballottaggio di Ragusa, le amministrative 2013 sono andate male. Come quelle in Friuli. Allora a SkyTG24, una dannata televisione, mezzo nemico per eccellenza, ha dichiarato che i post dal blog del loro leader sono dannosi per tutto il movimento. Grillo ha reagito, quasi imponendo la cacciata della Gambaro ed indicendo un referendum sulla sua persona e il suo ruolo. Questo il fatto. Il resto è molto di più.

E' Grillo il problema?

No, visto che la maggior parte dei parlamentari stellati sono stati eletti soprattutto per quanto l'ex-comico (?) genovese si è speso, organizzativamente con il suo staff e Casaleggio, e in prima persona su tutta la penisola. La comunicazione iperbolica, tossica e urlata è stato il vero programma del m5s, non nascondiamolo, per le proposte c'era sempre la frase "c'è il programma in rete".

No, perché finalmente qualcuno ha mollato la barca e si è reso conto che se vuole fare qualcosa può farlo altrove, come Furnari e Labriola, che sono andati nel gruppo misto. Sembra ci siano 35-40 parlamentari pronti a lasciare il m5s per un nuovo gruppo, non si sa per fare cosa, eppure sono stati proprio i fuoriusciti a parlare di essere stati abbandonati da Grillo in Parlamento, forse pensavano di essere dentro un partito, concetto organizzativo che hanno sempre criticato. Le amministrative hanno portato di nuovo alla luce un concetto, almeno in Italia, quello dei due modelli di partito. Per ora o sei nel carro di un leader oppure sei radicato sul territorio, il primo è m5s e il pdl, il secondo è il pd. Nessuno è esente da problemi, bisogna vedere come ci si organizza per i problemi.

I parlamentari cinquestelle hanno completamente sciupato un patrimonio, potevano fare moltissimo invece non hanno fatto nulla, si sono chiusi dietro battaglie di nomi, commissioni e diarie, continuando coi loro leit-motiv, inanellando brutte figure su brutte figure, normale che le cose procedessero in questa maniera. Certo, poi Grillo si dichiara disgustato dal voto, ma Beppe i numeri sono questi, è la democrazia ciccio!

E' Grillo il problema?

Certo! E' anche lui e quella pletora di insignificanti comunicatori di cui si è attorniato che ora seguono una turnazione, io ci rivedo il giro della moltitudine di portavoce che negli anni ha avuto Berlusconi.

E' il problema perché non è un politico, ma un comunicatore e serve altro, ma non sappiamo cosa sta venendo fuori dal territorio cinquestelle, perchè vivono a comunicazione eccessivamente controllata. A parte Crimi e Lombardi, quanti sanno altri due o tre nomi dei cinquestelle?

E' il problema perché se ti lamenti della Gambaro dicendo che vale poco, allora non è stata selezionata bene. Strano visto che decantavi il sistema della democrazia diretta di casaleggiesca fattura, un problema di metodo, un problema di democrazia che vediamo non sta affatto bene.

M5S: si naviga?

Grilli durante la campagna referendaria

Grilli durante la campagna referendaria

Recentemente ho pubblicato un post su Intervistato.com che rifletteva sulla possibilità viralità in Europa di una proposta poltica simile al movimento 5 stelle. Lo ripropongo anche qui, ma mi rendo conto che ogni giorno siamo superati dagli eventi. Mentre sembrano tramontate, per chi ci contava, le speranza su un voto di fiducia dei neo-eletti per un ipotetico governo Bersani, arrivano altre notizie su come si sta muovendo il movimento visto che i deputati e i senatori presto entreranno in Parlamento. Colpisce l'aggressività con cui militanti e simpatizzanti rispondono a chi critica o interroga, colpisce anche una certa impreparazione dei neo-eletti, che non sanno che è vero che si può votare legge per legge, ma un governo per essere in carica deve comunquea avere la fiducia della maggioranza del Parlamento nei suoi due rami. Si aggiunge anche la polemica sull'art. 67 della nostra Costituzione:

« Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato »

che ad alcuni sembra ricordare il gioco della compravendita, come se tutti fossero dei De Gregorio qualunque. Non solo, sembra proprio stonare dalla bocca di chi ha cavalcato la protesta anti-partitica questo richiamo alla disciplina di partito, ha un centralismo democratico che sa tanto di vecchio Pci. Nasce anche il dissenso, in realtà esisteva già, fra i militanti, che direttamente sul blog di Guy Grillo chiedono di votare la fiducia. Tutti membri del Pd prezzolati e infiltrati? Eppure non si può negare che sia legittima la richiesta dei militanti di votare online la questione fiducia ad un possibile governo. Oppure si? Si naviga a vista e soprattutto non si sa chi abbia davvero in mano il pallino del gioco, mentre nel PD è già cominciata la resa dei conti e stavolta non sarà una cosa tranquilla, per dirla con il titolo di un meraviglioso di Paul Thomas Anderson: There will be blood. In italiano era Il Petroliere.

Visto il risultato elettorale del Movimento5Stelle mi è venuto in mente una riflessione: perché solo in Italia è venuto fuori una proposta elettorale così forte dalla grande ondata di protesta degli Indignados in Europa e negli Usa? Perchè solo da noi tutta questa energia ha trovato sbocco in un'organizzazione che si è candidata alla guida del paese? Un tema complesso, ma cerchiamo almeno di intraprendere un percorso di riflessione.

#Elezioni2013: il #M5S è virale?

Il collettivo Wu Ming ha pubblicato proprio ieri sul sito di Internazionale un post molto interessante – Il Movimento 5 stelle ha difeso il sistema – in cui si sostiene che proprio M5S sia un elemento conservativo dell'attuale status quo. "L’M5s amministra la mancanza di movimenti radicali in Italia. C’è uno spazio vuoto che l’M5S occupa… per mantenerlo vuoto. (…) Non abbiamo avuto una piazza Tahrir, non abbiamo avuto una Puerta de Sol, non abbiamo avuto una piazza Syntagma. Non abbiamo combattuto come si è combattuto – e in certi casi tuttora si combatte – altrove. Perché? (…) Quando #Occupy ha proposto la separazione tra 1 e 99 per cento della società, si riferiva alla distribuzione della ricchezza, andando dritta al punto della disuguaglianza: l’1 per cento sono i multimilionari. Se lo avesse conosciuto, #Occupy ci avrebbe messo anche Grillo. In Italia, Grillo fa parte dell’1 per cento". Proprio oggi è scomparso Stephane Hessel, che col suo libro, Indignatevi, è stato sicuramente di forte ispirazione.

Da noi c'è stata Piazza San Giovanni per i 5stelle che non è simbolo di una lotta radicale ma la festa auto-celebrativa del passaggio di movimento politico a proposta elettorale / partito. Non si può considerare una vera battaglia rivendicativa, né un raduno puramente movimentista, come erano stati in precedenza i Vday, era campagna elettorale. Anche lo stesso Beppe Grillo a fine 2012 aveva rivendicato come: "Se non ci fossimo noi, ci sarebbe un'Alba Dorata anche in Italia". Si può negare? In Italia l'ascesa di movimenti estrema destra non ha avuto i numeri più rilevanti che ci sono stati in altri paesi, come il partito di Le Pen in Francia e proprio Alba Dorata in Grecia.

Bisogna chiedersi perché in Spagna dopo Puerta del Sol, la maggioranza ha votato ancora i partiti tradizionali con Rajoy in testa. Siamo di fronte ad un grande fraintendimento in Italia. Il Movimento5Stelle non rappresenta tutta la "popolazione degli indignados", ne esprime una parte importante e significativa, ma quella sicuramente più legata alla politica tradizionale e meno ai temi dell'autogestione sociale. Sarebbe interessante sapere quanti tra i suoi elettori siano a conoscenza dei temi di #occupy e di we are 99%. C'è anche chi la pensa diversamente, come Franco Bifo Berardi, filosofo e leader del '77 bolognese, che, in un intervista, vede l'entrata dei cinquestelle come la possibilità di realizzare delle politiche diverse e di frenare le politiche d'austerity dell'Unione Europea, punto di forza di tutti i movimenti indignados del continente. Ammettendo che questo fosse possibile resta una singolarità quella dei famosi grillini nel contesto internazionale.

Tornando a parlare del nostro paese non bisogna dimenticare quello che è successo a Genova nel 2001, che ha di fatto congelato tutto il movimento no-global italiani, relegandolo alla memoria reale di pochi e facendo passare la ricostruzione di un mosaico debole, mentre era l'opposto, e lasciandola solamente alle cronache giudiziarie e agli anniversari. Però il vero specifico italiano ha visto due uomini unirsi per cercare di orientare una parte di questa forza. Il primo, Beppe Grillo, è un volto della tv, prima come comico di grande successo e testimonial, poi come fustigatore dei costumi nei suoi spettacoli teatrali. L'insieme di queste cose gli ha garantito una forte notorietà intergenerazionale.

Nonostante l'ostracismo dalla tv che ha avuto Grillo, in tv alla fine c'è tornato e in maniera forte, e ha scoperto la rete. L'altro è il capo di un agenzia di comunicazione che ha lavorato molto bene con gli strumenti del marketing politico, costruendo un mix fra rete e presenza sul territorio, puntando sui famosi argomenti di pancia, chiamati anti-politica, che hanno garantito una grossa presa su molte persone, sicuramente frustrate dalla situazione economica e dal comportamento degli altri politici italiani. In altri paesi, dove i comportamenti politici sono diversi, i movimenti hanno chiuso totalmente questa possibilità e stanno continuando sulla loro strada. Ora però per l'M5S si apre un'opzione importante, che potrebbe spingere altri paesi ad emularli: il potere in Parlamento. Meglio il "poter fare".

E' uscito un post di Grillo sul suo blog in cui il portavoce dice che m5s non voterà la fiducia ad un governo della coalizione PD-Sel. A leggere i commenti si vede che qualcosa non sta andando come pensava:esplode il dissenso, finora un fantasma sempre rientrato nei ranghi. Pare, leggendo i commenti, che in realtà gli elettori si lamentino che, ora che i loro rappresentanti sono in Parlamento, possono fare quelle riforme per cui hanno lavorato e votato. Inoltre loro non sono stati consultati via web in questa decisione, cosa che sembrava essere prassi consolidata per il movimento. Forse a questo punto potrebbe accadere quello che i Wu Ming auspicavano nel loro post: il cortocircuito. Praticamente i deputati e senatori dell'M5S dovrebbero rispettare i loro elettori, che chiedono un accordo o aprire una consultazione via web, e non ascoltare il loro portavoce. In teoria e in prassi sarebbe la soluzione più congeniale e giusta, però non sappiamo quali siano i reali rapporti di forza all'interno di questo soggetto politico. Certo però se uno vale uno…stiamo a vedere.