The English Game: quando il calcio era un gioco per gentiluomini e padroni

Il calcio: una passione nata per i ricchi

The English Game

In un momento difficile come questo non possiamo uscire per la pandemia, vengono meno dei rituali che scandivano le nostre vite. Alcuni erano legati al calcio. Una volta era il guardare la rassegna dei goal la domenica sera, prima che il campionato diventasse lo spezzatino che è oggi, oppure la colazione del lunedì mattina con tutti che commentavano i risultati con la colonna sonora fatta dal frusciare del quotidiano sportivo appoggiato sul frigo dei gelati, dalla macchina del caffè che faceva espressi e cappuccini e dal tintinnio dei cucchiaini. Poi come in un’orchestra c’erano assoli fatti di “era fuorigioco” oppure “l’ha sdraiato, rigore netto”, con il sottofondo di “ma che dici” che contrastavano con i vari “ladri”. Il calcio accende le passioni di uomini e donne. Osvaldo Soriano, scrittore argentino, nel suo meraviglioso “Pensare con i piedi” – che vi consiglio – scrive: “Il calcio ha le sue ragioni misteriose che la ragione non conosce”. Chi lo sapeva benissimo era un grande narratore del calcio, e del ciclismo, come Gianni Mura, purtroppo scomparso la scorsa settimana dopo una lunga malattia. A lui dedico questa puntata di Percorsi Seriali, a lui che davvero sapevo far amare qualcosa del genere anche se era lontanissimo da te. Eppure il calcio ha infiammato e infiamma popoli interi in ogni angolo del mondo. Lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano ricordava che “Ci sono alcuni paesi e villaggi del Brasile che non hanno una chiesa, ma non ne esiste neanche uno senza un campo di calcio”. Vero che in Sudamerica il calcio è amatissimo, ma non di meno in Europa, o in Asia e nel resto del mondo. Il calcio oramai ha colonizzato il mondo riuscendo in qualcosa in cui nessun’altra ideologia, condottiero o paese ha sempre fallito. Continua a leggere

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Calcio, camorra e morra cinese. Questione Umana

Eccolo qua Genny a’ Carogna, alias del capotifoso del Napoli Gennaro De Tommaso, capo dei “Mastiffs”, figlio di Ciro, camorrista affiliato al clan Misso. Almeno così riportano e dicono tutti i media riguardo la finale della Coppa Italia fra Napoli e Fiorentina. Sapete tutti quello che è successo e se non lo sapete allora forse siete convalescenti su Marte o avrete fatto il ponte del primo maggio sul lato oscuro della Luna. Devo dirmi stupito per quello che è successo? Non è la prima volta, magari qualcuno ricorda Italia-Serbia a Genova giocata nell’ottobre del 2010, oppure un derby Roma-Lazio del 21 marzo del 2004, quello diventato famoso come il derby del Bambino Morto – tranquilli non è morto nessuno.
Mi lascia perplesso il comportamento della gente
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