Succede… – Storytelling di un sopravvissuto

Succede. Succede che un giorno ti alzi dal letto, scambi uno sguardo con un sorriso ammiccante con la tua compagna e vai a fare il caffè. Sei vicino alla macchina del caffè…e poi? E poi succede che ti risvegli qualche mese dopo. O almeno così ti ricordi.
Non è l’inizio di una sceneggiatura o di un romanzo, perché se lo fosse ne deterrei il copyright visto che è la mia vita. Era il febbraio del 2018. Fra qualche mese saranno due anni.
Succede che ti trovano un tumore maligno al quarto ventricolo del cervello, quello dove ci sono i centri della memoria, del movimento e del linguaggio. “Tanta roba” come direbbero qualche politico che oggi fa la battaglia con un suo omonimo a suon di biscotti.
Succede che è complicato, è brutto, parecchio. Se sopravvivi, non si sa però come sopravvivi. Succede che devi reimparare a camminare, a parlare, a ricordare, anche se alcuni mezzi di memoria si sono infranti come cristalli, o persi come “lacrime nella pioggia” per citare un capolavoro della fantascienza. Succede che nel male e nel tanto bene le cose vanno avanti. Passo dopo passo.
Come? Con pazienza, fatica e anche tanto entusiasmo.

Questo blog ero uno spazio dove io parlavo di serie tv. Sarà ancora così? Si e no. Si, perché io scrivo di serie tv ogni settimana per il Quotidiano del Sud. Però non basta. Perché non sono un Uomo ad una dimensione – prendo in prestito il titolo di un importante libro di Herbert Marcuse – e decido di cambiare nome: non più Io e Orson, da oggi siamo Io e Simo. Parlerò di comunicazione, marketing, storytelling, informazione, arte, pesca d’altura e di tutto quello che m’interessa.
Questo blog era fermo proprio a febbraio 2018 e oggi è successo qualcosa che mi ha seccato e ho deciso che ora di ricominciare. Perchè? Perché come dicono i giapponesi Cadi sette volte, rialzati otto. Ed io sono di nuovo in piedi.

Nel frattempo che è successo? Ah già. Mi sono sposato, con quella splendida donna con cui scambiavo un sorriso ammiccante mentre andavo a fare il caffè, e che per me è la grande responsabile della mia sopravvivenza con il suo amore, insieme ai chirurghi dell’ospedale di Parma. Vivo fra la montagna ed il mare. Provo a lavorare e scrivere, salute permettendo.
Succede. Già.

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