Salvini, ti chiami Matteo non Ragnar

Non so se vi ricordate quando la Lega Nord era ancora Lega Lombarda e riempiva le cronache coi raduni di Pontida, dove ora c’è un supermarket, e con il tentativo di una mitografia, inventata ad hoc, sulla Padania, antica terra abitata dai Celti. La recente uscita romana di Salvini, che da alcuni è stata definita un successo ha raccolto un corteo di neanche 15.000 persone. In un qualsiasi sabato pomeriggio a Piazza del Polo trovi più gente. Poi c’erano quelli che in mutande, che protestano poi contro le “sconcezze” del gay pride. Per non dire degli “antagonisti” – definizioni abbastanza povera – che erano oltre il doppio. E c’erano ancora quelli con le corna fra i salviners.

vikingoQuesto signore era alla manifestazione, è chiara la sua appartenenza, ma certamente non ha nulla da spartire coi due attori della prima foto, ovvero Ragnar e Rollo, i due protagonisti di Vikings, serie tv, targata History giunta alla terza stagione. I fratelli Lothbrok se lo sono anche vista brutta in molte occasioni, fra nemici delle loro etnie e la sfida con le terre dell’Occidente per le razzie, nell’inglese Northumbria. Ragnar è un personaggio semileggendario, ma realmente esistito, che fra mille difficoltà e un modello sociale, fra donne guerriere e un diverso approccio con la morte, riesce a tenere insieme la sua gente. Salvini in Veneto adesso si trova con due movimenti politici diversi, visto l’abbandono di Tosi, sindaco di Verona, che darà battaglia a Zaia per la poltrona di governatore del Veneto. Matteo, di Vikingo non c’hai nulla. Anche perché gli elmi con le corna non li fa vedere, mentre domina un buon approccio storico merito di Micheal Hirst.
Buone le linee narrative, la fotografia e la regia, che sono sopra la media rispetto al panorama della serialità televisiva.
Ottimi i personaggi femminili, primo fra tutti quello di Lagertha, prima moglie di Ragnar, fanciulla della scudo, quindi guerriera, interpreta dalla bella Katheryn Winnick, che mostra una complessità che va dal ruolo di donna, amante, moglie, comandante, insomma la complessità c’è – cosa che non sempre si vede nelle rappresentazioni del “gentil sesso”.

Se, come io penso, che Shakespeare è il grande ispiratore della serialità contemporanea, nella Lega di Salvini non c’è, ma non c’è neanche Manzoni, e neanche il buon Guareschi. Vikings invece è figlio di Macbeth, di Enrico V e di molti elementi del bardo immortale. A casa nostra gli elementi letterari spesso sono quelli di un “risorgimentismo” cattolico di livello medio-basso e questo, lo dico col cuore, ci frega!
Vikings ha delle cadenze narrative in comune con un’altra serie che ho amato moltissimo, Sons of Anarchy, shakespeariana al massimo, tant’è che Kurt Sutter ideatore e sceneggiatore, sta lavorando su un progetto ambientato nell’Inghilterra del 1200 che noi orfani dei bikers fuorilegge attendiamo con ansia.
Alla politica italiana, soprattutto in questi “figuri” manca profondità e narrazione. Io se fossi un produttore metterei in produzione una serie come si diceva in Boris, vista come uno spettro! Un bellissimo Machiavelli, anche per mostrare e dimostrare come Il Principe si un grande manuale di guerriglia e controguerriglia al potere.

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