Rocco Schiavone: scorretto e sconfitto

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Il post sulla serie di Raidue sulle vicende di Rocco Schiavone era pronto. Avevo visto la prima puntata, mi era piaciuta, poi c’era stato un piccolo litigio social fra me e il parlamentare Gasparri, ma vi dirò dopo. Invece ho aspettato prima di scrivere della serie tratta dai polizieschi di Alberto Manzini, pubblicati da Sellerio. Protagonista Marco Giallini, attore romano, autodidatta e soprattutto bravo. Lo ricordo visto che spesso nella tv del nostro paese vediamo solo interpreti che non recitano, ma bofonchiano. La regia è di Michele Soavi, uno che ha trafficato molto nei generi, soprattutto l’horror, ed è stato regista della seconda unità in due film di Terry Gilliam. Le sceneggiature sono dello stesso Manzini, di Eleonora Fiorini e di Maurizio Careddu, già nel gruppo scrittura de La Squadra, per me uno dei migliori polizieschi della Rai.

Il vice questore Rocco Schiavone è nato a Roma, a Trastevere, cresciuto anche frequentando la malavita della capitale, con alcuni e rimasto ancora in buoni rapporti. E’ un fumatore, anche in ufficio e non solo di tabacco – da qui partirà l’interrogazione parlamentare che fra i proponenti vede il sostegno di Gasparri e Giovanardi, che minacciava di sospendere la messa in onda della serie. La cosa non è successa, ma c’è stata una flessione degli ascolti. Va detto che passare dal mercoledì al venerdì non è una cosa facile, pubblici diversi, poi il venerdì di solito ci sono gameshow più %image_alt%forti. Eppure Schiavone, soprattutto dopo la seconda puntata, quella più oscura, quella dove si esce della presentazione dei personaggi e si entra in una vicenda più articolata, mi ha convinto di più. Una storia di pesante violenza domestica con un finale dove viene dimostrato il forte interesse degli autori verso il colpo di scena, il capovolgimento, il cliffhanger, come si dice fra gli sceneggiatori e gli scrittori.
%image_alt%Io non avevo mai letto nulla di Manzini e devo dire che alcune debolezze trovate nella prima puntata le ho trovate anche nel primo libro – che ora ho iniziato. Una buona fotografia e un altrettanto buona regia accompagnano il racconto e, credetemi, non è cosa comune nella
fiction – quanto non sopporto questo termine – italiana.
Non dovevo scrivere subito quel post, ho sempre pensato che bisogna dare tempo alle serie per mostrare il loro potenziale. Non so se ricordate Dexter, la serie sull’analista del sangue della polizia di Miami, che a tempo perso era un serial killer che uccideva gli assassini. Bisogna aspettare ben quattro puntate.
Oltre Giallini c’è un cast di buon livelllo che accompagna le indagini del vicequestore 
Schiavone adesso nel freddo di Aosta. In mezzo alla neve lui non va con le scarpe adatte, ma con quelle conosciute come clarks, totalmente inadatte, un dettaglio che la dice lunga sulla sua attitudine alla vita. Rocco infatti è uno scorretto e uno sconfitto. Nonostante quello che possano dire e sostenere alcuni parlamentari queste sono le caratteristiche più amate di molti protagonosti della finzione narativa. Proprio come lui che ad Aosta non si trova proprio a suo agio, anche nella vita coniugale, anche se lo vediamo innamorato della moglie, una bella e brava Isabella Aragonese. Come bravo è Ernesto D’Argenio, visto in Squadra Antimafia, che interpreta l’agente aiutante di Schiavone, Italo Pierron, .che ha davvero una faccia da bravo ragazzo. Simpatici e divertenti i vari agenti della squadra: l'”incubo” di Schiavone: l’abruzzese D’Intino (Christian Ginepro) e il meridionale Nardella (Gino Casella) in attesa della pensione, e Deruta  (Massimiliano Caprara), assillato dai guai alla prostata. Da segnalare anche il toscano Massimo Reale, nei panni del medico legale, Filippo Dini che interpreta un magistrato leggermente folle e sopra le righe e il questore impersonificato da Massimo Olcese. Ci sono anche le donne, belle, che subiscono il fascino di Schiavone. Ma lui è fedele alla moglie?

Attenzione IMMERSIONE SPOILER
In realtà NO, non è fedel, perchè sua moglie è morta. E’ un fantasma che lui non riesce, o non vuole dimenticare. In fondo è il ricordo di una vita che non c’è più, ma con la quale lui vuole ancora convivere. Schiavone ha un rapporto irrisolto col passato.
Quando arriva un suo amico da Roma, un altro trasteverino, gli propone un affare sporco: fermare una tir che trasporta droga, prenderla per rivenderla sul mercato. La sorpresa è che nel Tir prima della droga Schiavon, Italo e Sebastiano, questo il nome dell’amico, trovamo ammassati un grande gruppo di immigrati maliani. In questa piccola c’è il carattere di Schiavone, che poi viene esplicato quando verso il finale, parlando con Italo, racconterà come la giustizia non sia nella natura, ma un concetto inventato dagli uomini.
Ho espresso questa stessa opinione su Twitter ieri sera e stamattina ho trovato questo;
rocco

La questione non è finita qui – come poteva con certi personaggi di mezzo – poi ho saputo dell’interrogazione parlamentare. Riporto il testo della notizia.

ROMA (ITALPRESS) – I senatori Carlo Giovanardi e Gaetano Quagliariello (IDEA Popolo e liberta’) e Maurizio Gasparri (Forza Italia) in una interpellanza chiedono al Governo “se corrisponde a verita’ che la Polizia di Stato abbia letto i copioni, non abbia patrocinato ma fornito i mezzi per la nuova serie TV che andra’ in onda su Rai 2, a partire da mercoledi’ dove si racconta la storia di un vice questore della Polizia, Rocco Schiavone interpretato da Marco Giallini, che arriva in ufficio e come ‘preghiera laica del mattino invece della lettura del giornale’, si fuma uno spinello”. 
Nella loro interpellanza i tre senatori si domandano se” nella serie i cittadini saranno avvertiti che in un incidente mortale causato da chi ha fumato uno spinello, il responsabile, per la recente legge sull’omicidio stradale viene punito con la detenzione da 8 a 18 anni e che secondo il DPR 737 del 1981 puo’ essere sospeso fino a sei mesi con la privazione dello stipendio, e in caso di recidiva con la cancellazione dai ruoli della Pubblica sicurezza, chi fra le Forze dell’Ordine, fa uso non terapeutico di cannabis”. 
I senatori Giovanardi, Quagliariello e Gasparri infine chiedono “quali sarebbero le conseguenze se membri delle Forze dell’ordine intervenuti per sedare una rissa o effettuare un arresto, risultassero poi positivi all’uso della cannabis e chiedono un immediato intervento del ministro per bloccare la messa in onda sulla TV di Stato di questa incredibile fiction”. 
(ITALPRESS).

Io trovo la cosa alquanto ridicola perché è centrata sull’uso della cannabis, ricordiamo che in estate si è discusso sulla liberalizzazione delle cosidette droghe leggere. Mi sembra che siamo sempre di più uno stato dove siamo “più realisti del re e più papisti del papa”. Presto assisteremo all’Invasione degli Adinolfi andando avanti di questo passo. Mi chiedo perché l’interrogazione non sia stata presentata sui reati che commette Schiavone e su altri dettagli. In fondo mi chiedo perché? Vogliamo davvero riempire la tv italiana di prodotti di basso livello come Squadra Antimafia e simili, che hanno soprattutto la colpa di essere realizzati male, ma davvero male? L’ipocrisia di certe interventi fa pensare, come se la gente non si accorgesse della realtà che li circonda. Io non ho nulla contro le forze dell’ordine, tranne quando commettono reati, e nel nostro paese sono tanti gli indagati fra le forze dell’ordine, anche se per fortuna la maggior parte continua nel suo lavoro con impegno. Leggo che Rocco Schiavone sarebbe diventato un caso politico, questo dà la misura di come è ridotta la nostra politica, soprattutto di come sta il “nostro servizio pubblico” e non ci dobbiamo stupire se sempre più persona decidono di pagare per vedere contenuti a pagamento.

Forse mi sono dilungato troppo e me ne scusao, ma ho fatto bene ad aspettare, cosa che altri non hanno fatto.

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