Ripper Street: Goodbye Inspector Reed

Addio Ispettore Reed. Lo dico da fan con un filo di malinconia per una serie che per cinque stagioni ci ha regalato veramente grandi emozioni. Soprattutto perché la BBC voleva chiuderla dopo due stagioni. Motivo? Bassi ascolti? No, ascolti sotto le previsioni. E non di molto.
Eppure la serie è andata avanti grazie all’impegno dei fan che hanno inondato i produttori inglesi di email e lettere in cui protestavano contro la decisione di chiudere Ripper Street. Furono raccolte 40.000 firme autentiche – altro che post verità – e la cosa suscitò l’interesse di un grande operatore dei media: Amazon. Grazie ad Amazon video sono state prodotte tre belle stagioni in più. Cos’è Ripper Street? Un poliziesco, un period drama e molto di più.

Per cinque stagioni abbiamo seguito le avventure del commissariato di Lehman Street a Whitechapel, nella Londra che aveva visto i delitti di Jack lo Squartatore – per questo Ripper Street – e proprio sei mesi dopo l’ultimo ritrovamento partono le avventure della Division H, capitanata dall’Ispettore Reid (Matthew Macfayden), coadiuvato da Bennet Drake (Jerome Flynn, che avrete visto su Game of Thrones) e dal capitano Homer Jackson, chirurgo americano che lavorava per i Pinkerton (Adam Rothenberg). Però nessuno è mai quello che sembra su Ripper Street, anche l’ispettore Reid sarà protagonista di episodi violenti, soprattutto quando gli rivelaranno che un prigioniero è il responsabile della morte della figlia, scomparsa nel Tamigi, ma che dopo molti anni ritroverà viva. Il capitano Homer non è mai stato un Pinkerton, ma un ricercato dalla Pinkerton, visto che è si un chirurgo, ma anche un pericoloso sovversivo politico, legato ad una maitresse, anche lei americana rifugiata a Londra, Long Susan Hart, la bella attrice svedese Myanna Burning, che alla fine sposerà.
Non c’è un problema di spoiler, perchè nell’arco degli 11 anni che le cinque stagioni percorrono ne succedono davvero tante  che percorrono l’abiezione dell’animo criminale, come un ritratto a tinte fosche di quella che è stata la più grande metropoli della fine del diciannovesimo secolo: Londra.
Naturalmente gli inglesi sono anche noti per alcuni ripensamenti e, dopo il successo della terza stagione di Ripper Street, però targata Amazon, hanno accettato di coprodurla per poterla poi trasmettere in chiaro sul canale BBC2. Un piccolo autogol di cui la tv è piena, però spero che abbiano licenziato il responsabile.
Restano 37 episodi, tutti molto belli, alcuni memorabili, come i primi della terza con l’attentato al treno che passa lungo il ponte della ferrovia sopra Whitechapel, poi resta un modello da studiare per l’orizzontalità delle serie, soprattutto fra le ultime due stagioni, concepite come un “unicum”. L’ultima puntata ci lascia con estrema malinconia: dopo la morte di Bennett Drake, che avviene nella quarta stagione, ma presente nell’ultima grazie a continui flashback, la condanna all’impiccagione di Susan, la partenza di Homer Jackson per l’America insieme al figlio, resta l’Ispettore Reid, inscidibile da Whitechapel. Come una condanna, resta solo, visto che anche la figlia ritrovata si trasferisce a Edimburgo con marito, che era uno dei sergenti del padre. Il lieto fine c’è con la risoluzione dei casi, però non con il destino dei personaggi, eppure la serie ha il merito di disegna un quadro della modernità con le sue contraddizioni e, in tempi che mirano alla semplificazione e al riduzionismo come i nostri, non è poco.
Grazie.

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