Prodigal Son: padri e figli, serial killer e profiler

Padri e Figli: un rapporto complesso da decifrare. Anche per un profiler!

mastroianni

Padri e Figli. Rapporto difficile, complesso, piene caratteristiche e dimensioni che si cambiano e si modificano a seconda dell’epoca, della latitudine e delle persone. Se pensiamo che nell’Antico Testamento in alcuni punti vi è scritti che “Le colpe dei padri non devono ricadere sui figli”, come nell’Esodo e nel Leviatano, in altri vi è invece una dichiarazione opposta, “Le colpe dei padri devono ricadere sui figli”, cito dal Deuteronomio e dal libro di Ezechiele. Già questo dà il piano di quanto la materia sia estremamente complicata e ricca di conflitti, quindi, come sempre abbiamo sottolineata qui a Percorsi Seriali, “appetitosa” per chi vuole raccontare storie. La produzione è sterminata e potremmo davvero costruire una mediateca talmente grande che non basterebbe una quarantena a finirla. Il nostro focus oggi si ferma su una serie poliziesca che tratta questo rapporto insieme ad un’altra figura sempre molto accattivante e affascinante: il profiler.

Una serie fatta di contrasti fra personaggi

prodigal son

Non un profiler banale, ma un profiler di serial killer! Anche qui davvero potremmo finire tutti i popcorn e gli snack dei supermercati della nostra zona se dovessimo elencare la sterminata produzione che è stata realizzata. “Prodigal Son” è questo insieme a delle atmosfere che riescono anche a sdrammatizzare le situazioni, tante facce che lo rendono un prodotto che si lascia guardare in maniera agevole, catturando l’attenzione e facendo trascorrere il tempo. Se ne sono accorti anche quelli della FOX, in Italia è visibile su Sky e su altri siti di streaming, che hanno finanziato una prima stagione da ben 22 episodi e opzionato una seconda!

Come sapete ci sono delle formule anche nell’audiovisivo e di solito funziona così: se in una serie o film c’è un padre vicino e comprensivo, che fa di tutto per i suoi figli, succederà qualcosa a quei figli. Se invece il padre è distante, arriverà un momento in cui il figlio dirà che ha sofferto quando non è venuto alla sua partita di baseball o alla recita scolastica di fine anno. E questo, di norma, è quando le cose vanno male. A volte, però, le cose vanno malissimo e ti ritrovi ad avere un padre che magari viene a vederti giocare, ma in compenso la sera diventa uno spietato serial killer. Ecco, questa splendida storia di amore padre-figlio è al centro di Prodigal Son. Niente male vero!

Di cosa parliamo

malcom whitly

Siamo in una serie a metà strada tra drama e dark comedy, prodotta da Greg Berlanti e Sarah Schechter (Riverdale) per la penna di Chris Fedak (Deception) e Sam Sklaver (Bored to Death). Strizzando l’occhio a personaggi geniali ma complessi come il Dott. Gregory House e Sherlock Holmes, la serie si concentra su Malcom Bright (Tom Payne, The Walking Dead), un ex profiler dell’FBI che, nonostante alcune strane nevrosi poco gestibili, ha la fama di essere il miglior psicologo criminale in circolazione, perché riesce a entrare nella mente dei serial killer e ad anticipare le loro mosse. Una caratteristica che si potrebbe definire congenita, dato che suo padre, Martin Whitly, uno straordinario Michael Sheen, visto in Good Omens, la vera star del programma in questo caso, che qui interpreta il famigerato assassino conosciuto come il Chirurgo: una stretta parentela di cui lui, ovviamente, non ama vantarsi. Quando la polizia di New York inizia a indagare su alcuni casi di omicidio che sembrano ricordare molto da vicino quelli perpetrati proprio da suo padre, Malcolm decide di andare a fargli visita dopo dieci anni di silenzio. Tra i colloqui con suo padre, le continue lamentele della sua manipolativa madre (Bellamy Young, Scandal) e l’infastidente ordinarietà della sorella (Halston Sage, The Orville), Malcom si addentrerà sempre di più in una spirale di turbe psichiche che mineranno a poco a poco la sua già fragile sanità mentale. Completano il cast Lou Diamond Phillips (Longmire), Aurora Perrineau (When They See Us), Frank Harts (The Path) e Keiko Agena (Una mamma per amica).

Ottimo Passatempo

La serie viaggia sui binary classici del crime procedural, però ha il merito di costruire un rapporto con lo spettatore nel tempo attraverso le storie personali ed i tic di tutti i personaggi, protagonisti e comprimari. Ci sono serie che riescono a conquistarci perché entrano in casa come un uragano, squadernando e mettendo a soqquadro la nostra percezione delle storie. Il più delle volte sono tentativi che però restano fuori dalla porta. Invece ci sono storie che bussano e chiedono permesso prima di entrare, si accomodano e ci lasciano trascorrere un po’ di tempo senza pensare al presente – cosa di cui ora abbiamo più che mai bisogno – e lasciando che noi ci affezioniamo a loro. Questo fa Prodigal Son e lo fa bene anche per il pubblico, visto che oltre ad essere la novità più seguita negli USA, è anche la nuova serie numero 1 nella fascia 18-49 anni, quella più importante per i pubblicitari. La forza di questa serie sono proprio i personaggi con un protagonista che è una sorta di Sherlock ancora più spinto verso la psicopatia e l’insicurezza, che non sa rapportarsi con gli altri, ma che da uno sguardo capisce tutto di tutti e sa costruire un profilo di un serial killer in 20 secondi netti. Il rapporto con padre è un continuo divenire, anche perché è sempre presente, con un Micheal Sheen che riesce a giocare fra l’essere simpatico, divertente, ridicolo e minaccioso, in una gran bella altalena di sfumature. Una buona serie da guardare.

Un paio di profiler consigliati

Se ci fermiamo all’aspetto crime di Prodigal Son sicuramente la figura del profiler ha sempre esercitato fascino. Dagli Stati Uniti andiamo in Francia con Profiling, serie di successo che è arrivata anche negli USA, di solito molto refrattari ai prodotti che vengono dalle televisioni straniere, ma la criminologa Chloé Saint-Laurent ha un approccio molto particolare con i delitti che ha conquistato gli spettatori oltreoceano. La sua forte empatia la porta a pensare come l’assassino o la vittima, estraniandosi da tutto e da tutti, e scontrandosi quindi con quello più solido e metodico del poliziotto. Andando indietro nel tempo consiglio l’Alienista, basata sull’omonimo romanzo di Caleb Carr, un crime in costume di alto livello, con un detective d’eccezione e un’ambientazione magnifica. Qui si racconta la singolare professione del dottor Laslo Kreizler (Daniel Brühl), un analista ingaggiato alla fine del 1800 da Roosevelt per indagare su una serie di omicidi ai danni di giovani ragazzi.

 

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