Picard è tornato: Attivare!

Ci sono uomini che entrano dalla porta principale del nostro immaginario urlando e strepitando, spesso come sono entrati se ne vanno senza colpo ferire. Ce ne sono alcuni invece che entrano piano, in sottofondo e credo che siano presenze di passaggio, che non lasceranno tracce e che alla fine ti scorderai di loro. Invece il tempo passa e loro restano con te, ti fanno compagnia, i loro modi di fare sono diventati non solo accettabili, ma sempre più piacevoli, a volte addirittura materia su cui scherzare e ti ritrovare a dire a chi guida l’auto accanto a te “Attivare” invece di “Vai” credendo di essere lui, Jean Luc Picard, il capitano di Star Trek – The Next Generation. E’ tornato con una serie che non poteva che chiamarsi in un modo: Picard!

L’universo Star Trek: da Kirk a Kirk

Star Trek è uno di quegli universi narrativi multipli che davvero sono la storia della tv e del cinema e Picard, che ha ancora il volto di Patrick Stewart, aveva il difficilissimo compito, per alcuni impossibile, di far dimenticare James Tiberius Kirk ed il suo attore William Shatner. C’è riuscito? Assolutamente si, tanto che Next Generation, che ha avuto sette stagioni e circa 180 puntate, ha spianato la strada ad altre serie dell’universo di Star Trek (Deep Space Nine, Voyager, Discovery e altre), comprese versioni cinematografiche ed una nuova vita al cinema con Chris Pine nuove capitano Kirk.
Come è stato possibile? Semplicemente non facendo una copia sbiadita dell’originale ma puntando su qualche cosa di diverso, senza tradire i principi basi del creatore Gene Roddenberry e facendolo bene. Picard non è Kirk e soprattutto non ha mai voluto esserlo. Per fortuna di chi come me ha sempre l’universo di Star Trek ed alla fine è rimasto sedotto dal capitano dal cognome francese ma interpretato da una splendido attore inglese che veniva da una formazione teatrale con tanto di lunga militanza shakespeariana. Adesso quello che conta è che il capitano Picard è tornato. Anzi no! L’ammiraglio Picard è tornato. Perché il tempo è passato e nessuno vuole negarlo, piuttosto bisogno vedere che cosa è successo in tutto questo trascorso. Dalla fine di Gennaio Amazon Prime, la piattaforma di contenuti audiovisivi in streaming trasmette ogni settimana un episodio della nuova serie. Uno a settimana! Nell’epoca del binge watching, del “tutto e subito”, i fan sono costretti ad aspettare e lambiccarsi il cervello su quali saranno le prossime avventure e problematiche che investiranno il nostro protagonista. A qualcosa di rivoluzionario in un certo senso.

Un buon vino invecchiato più che bene

Un vigneto che si colora d’oro al tramonto. Botti di vino ad arricchire le cantine di famiglia. Un pitbull verso cui si tende una mano che ha visto molte lune: tutto farebbe pensare a una tranquilla vita in campagna, se non fosse che lungo le coltivazioni si aggirano robot e droni a curare le piante e quella mano appartiene a Jean-Luc Picard, ex capitano della nave stellare USS Enterprise D. Questa è il set iniziale, una scenografia che ogni tanto lo stesso protagonista raccontava al sub-comandante Data, la forma di vita sintetica che abbiamo imparato a conoscere e ad amare nelle avventure precedenti. Ormai ritiratosi a vita privata nello Chateau di famiglia, Picard non è rimasto in buoni rapporti con la Federazione: ancora in preda ai sensi di colpa per la distruzione del pianeta Romulus e lo sterminio dei suoi abitanti, nemici ma comunque esseri viventi che ha cercato di salvare, ha giurato di non indossare mai più la divisa. Quando però nel suo vigneto si presenta all’improvviso Dahj (Isa Briones), tutto cambia: la ragazza sembra conoscerlo da molto tempo, anche se i due non si sono mai incontrati prima. I fatti si svolgono vent’anni dopo Star Trek – La Nemesi.

Pronti per Attivare!

La serie, creata da Kirsten Beyer, Akiva Goldsman, Michael Chabon e Alex Kurtzman (produttore esecutivo del franchise dal 2009, da quando J.J. Abrams gli ha dato nuova linfa sul grande schermo, prima con Star Trek e poi con Star Trek Into Darkness), è un ponte tra antico e nuovo: ci sono rimandi a vecchie conoscenze (l’androide Data su tutti, ancora ben presente nella mente e sopratutto nei sogni dell’ex capitano) e il ritorno di facce note come Sette di Nove (interpretata ancora da Jeri Ryan), ma è chiaro che l’universo di Star Trek sia aperto al futuro grazie a diversi personaggi giovani, a cominciare proprio dalla misteriosa Dahj, dotata di capacità eccezionali. Le fanno compagnia la scienziata Agnes Jurati (Alison Pill), Raffi Musiker (Michelle Hurd), che ha un conto in sospeso con Picard, Chris Rios (Santiago Cabrera), ufficiale della flotta stellare che si è dato al crimine, e i romulani Narek (Harry Treadaway) ed Elnor (Evan Evagora): il primo è un agente che cerca di capire cosa stia succedendo ai Borg, il secondo un esperto nel combattimento corpo a corpo. A tenere insieme tutti questi caratteri differenti sempre lui, l’inossidabile Jean-Luc Picard, di Sir Patrick Stewart, non voleva più sapere nulla ma che, parole sue, si è convinto a interpretare ancora perché gli autori gli hanno dato una veste completamente nuova e inesplorata. Il sottoscritto è già stato conquistato e non mi resta soltanto che una parola da dirvi: Attivare!

 

Lassù, fra le stelle

Star Trek è un media franchise che nasce nel 1966 come serie tv e che poi si moltiplica visto il successo. Narra delle vicende degli umani del futuro, appartenenti a una Federazione dei Pianeti Uniti che riunisce sotto un unico governo numerosi popoli di sistemi stellari diversi e delle loro avventure nell’esplorazione del cosmo “alla ricerca di nuove forme di vita e di civiltà, fino ad arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima”. A Star Trek sono stati assegnati vari premi tra cui 33 Emmy, 5 premi Hugo,vari Saturn Award e un Oscar su 14 candidature ottenute dai film. Il franchise fra le stelle ha dato spazio anche ad un capitano donna che guidava la Voyager, ad uno di colore che comandava la stazione spaziale Deep Space Nine e anche ad un prequel dal nome stesso Enterprise. In tutto questo la cosa incredibile è come non siano stati rispettati i canoni narrativi senza però annoiare mai non solo gli appassionati ma anche chi si avvicinava al genere per la prima volta.

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