Petra: la Cortellesi funziona e la serie pure

L’altra sera mentre guardavo su Sky la prima puntata della serie tv Petra ho pensato che Elvira Sellerio ha fatto un lavoro straordinario con la sua casa editrice. Oggi purtroppo sono già dieci anni che questa splendida signora palermitana, grande editrice, ci ha lasciato, però l’impronta del suo lavoro continua ancora. La scoperta e diffusione di Andrea Camilleri non è un caso isolato. Indovinate chi ha pubblicato i romanzi in Italia di Alicia Giménez-Bartlett? Proprio Sellerio. Da questi best-seller in terra iberica è tratta Petra. E quand’è che l’adattamento di una serie tv può dirsi riuscito?

Quando magari stai guardando il pilota, il primo episodio, e già a meta ti piace, ti coinvolge, gli attori ti sembrano tutti in parte, e ti viene voglia di leggere il libro da cui è tratto. Io, il giorno dopo, avevo tra le mani un volume di colore blu, distintivo delle edizioni Sellerio, dal titolo “Riti di Morte”, proprio di Alicia Giménez-Bartlett (nella foto). Un caso? Direi di no.
Devo fare una premessa però. Io ho un debole per Paola Cortellesi, l’attrice italiana che dà il volto a Petra Delicado – diventata Delicato nell’adattamento – la protagonista della seria. Debole sin da quando la vidi muovere i primi passi come attrice comica. Perché? Perché ha una bellezza sobria ed elegante che viene esaltata dal suo talento, perché far ridere è difficile. Anche il coprotagonista della serie sa far ridere. Andrea Pennacchi – complimenti anche a lui – sta avendo molta notorietà per il personaggio del PoJana in Propaganda, la trasmissione di Zoro, nome d’arte di Diego Bianchi, e la sua banda, gente del calibro di Makkox, Marco Damilano e altri.

Dalla Diagonal di Barcellona ai Caruggi di Genova

Torniamo a noi però. Torniamo a Genova e ai suoi caruggi, diversi dalla Barcellona originaria in cui sono ambientati i romanzi di Petra, non dimentichiamo che la terra catalana ospitava già un’altra creazione gialla: il Pepe Carvalho di Manuel Vazquez Montalban. Mentre avanzo nelle pagine del romanzo mi chiedo l’ambientazione sia stata azzeccata. Mi vengono in mente le note di un ex avvocato piemontese, Paolo Conte, che ha scritto “Genova per noi” e non ho più dubbi. Segreta e resiliente proprio come Petra. Paola Cortellesi si riunisce così a quasi vent’anni di distanza da Passato Prossimo con la regista Maria Sole Tognazzi. Se il film del 2003 segnava l’esordio alla regia della più riservata dei fratelli Tognazzi per quanto riguarda il grande schermo, Petra equivale alla sua prima esperienza dietro la macchina da presa per un’opera per la tv. Sembra proprio che la Cortellesi sia un bel talismano!
La serie tv punta su colori scuri che valorizzano le atmosfere tipiche del giallo e del noir. Non è uno sguardo al passato, quello di Petra ma, piuttosto, una finestra sul presente: un tempo nel quale la quotidianità viene scandita da tremendi fatti di cronaca che sgomitano per farsi largo sulle prime pagine dei media e che ci ricordano quanto sia difficile non affogare nella paura fra realtà e fake news. Sarà anche la voglia di cambiare, nel suo piccolo, questo mondo a spingere Petra a mollare le certezze della sua precedente vita per ripartire da zero e rimettersi in gioco come donna e come professionista. Era un avvocato di successo, sposata con un uomo carismatico, secondo i canoni classici della società, non le mancava niente ma in realtà le mancava tutto, a partire da se stessa.

Petra e Monte

Sceglie così di immergersi nella realtà poliziesca: anziché difendere gli assassini in tribunale, finisce per smascherarli ed affidarli alla giustizia. Riuscirà a farlo accompagnata dal suo “compare” Antonio Monte (Garzòn Fermìn nei romanzi), interpretato come abbiamo detto, Andrea Pennacchi. Bello il progredire del loro rapporto: i due all’inizio si annusano e si studiano, ma passa poco tempo prima che tra loro inizi a crescere una profonda sintonia, un legame che non è possibile etichettare ma che rappresenta, a tutti gli effetti, uno dei cardini della narrazione.

Trascorre poco tempo prima che Petra e Antonio diventino complementari ed essenziali l’una per l’altro perché, effettivamente, c’è fin troppo poco tempo per raccontare l’evoluzione del loro rapporto, così come il lento avanzare delle indagini. La serie tv rimane comunque fedele alla descrizione dei vari personaggi che appaiono tra le pagine dei romanzi e che l’autrice descrive talmente bene da rendere molto semplice alle persone la materializzazione della loro figura nella propria mente. L’esempio più calzante e riuscito è proprio il Monte di Antonio Pennacchi, che sembra la versione genovese di Garzòn Fermìn che viene da Salamanca. Quello che mi colpisce di Petra come personaggio femminile è quello di cercare di costruire una sua vita che abbia più dimensioni e questo per me l’ambizione più importante dei romanzi e della serie. Vive in mezzo agli scatoloni che ancora non ha svuotato, che sono lì in mezzo al canto dei grilli. No, non è in campagna. I grilli sono il cibo per il ragno, il suo animale domestico. Perché? “Perché non chiede niente e non dà niente”.  Riesce così a diventare un punto di riferimento per molte donne che nella società odierna, nonostante tutti i passi fatti per raggiungere una determinata emancipazione, ancora faticano ad imporsi e quindi a fronteggiare un’impronta prettamente patriarcale che domina in numerosi ambiti professionali. A partire dall’ex marito – il primo, perché ne ha due di ex – che la voleva più defilata, passando per attuali colleghi e superiori che inciampano spesso e volentieri in considerazioni che arrivano a sminuire la sua autorità, Petra sembra essere messa sempre sotto esame e sembra dover dimostrare sempre qualcosa in più. Saprà farcela? Saprà comunque convincere soprattutto se stessa di poter dettare le regole, cambiare il sistema dall’interno e gestire al meglio la sua nuova vita? Non ci resta che guardarla.

Donne che indagano

Sono tante le donne che hanno impersonato detective sullo schermo riuscendo ad andare oltre i facili schematismi. La prima che mi viene in mente è Vera. Splendida serie tv con ben dieci stagioni alle spalle tratta dai romanzi di Ann Cleeves. L’Ispettore capo Vera Stanhope, interpretata dalla grande Brenda Blethyn di Segreti e Bugie, è una detective alla soglia della pensione che indaga sui delitti che avvengono nella sua giurisdizione. Nonostante un aspetto costantemente trasandato e una personalità irascibile, ha una mente calcolatrice e si impegna profondamente nel suo lavoro.
Poi c’è The Bridge, un vero cult quello della di Saga Noren (nella foto) e Martin Rhode che si trovano ad indagare su una serie di cadaveri rinvenuti sul ponte di Øresund, quello che collega Svezia e Danimarca. Dopo le prime analisi, si scopre che i resti, posizionati esattamente sulla linea di confine tra i due paesi, appartengono a una politica svedese e a una prostituta danese.

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