O.J. Simpson, la cattiva coscienza degli USA

Ci sono i dubbi. Tanti. C’è il contrasto tra innocenza e colpevolezza. E soprattutto poi il contesto sociale: la questione razziale, le discriminazioni,  l’utilizzo dei media, le contraddizioni del sistema giudiziario americano. E l’impatto sull’opinione pubblica. A distanza di anni il processo all’ex celebrità del football americano O.J. Simpson continua a far discutere. Una delle vicende giudiziarie più controverse capace di mettere in luce le contraddizioni degli Stati Uniti. Siamo negli anni ’90 e il caso O.J. Simpson riscrive anche il modo di raccontare la cronaca nera e giudiziaria. E ora il processo è riprodotto nella serie televisiva “The People vs O.J. Simpson” primo capitolo della serie antologica “American Crime Story” prodotta da Ryhan Murphy per FX e creata da Scott Alexander e Larry Karaszewski (il progetto è nato da una costola della molto conosciuta “American Horror Story”).

 

È la serie del momento (per molti critici anche dell’anno) e proprio nelle scorse settimane in America è andato in onda il finale di stagione e la serie ha raccolto ascolti su ascolti mentre in Italia la messa in onda è appena iniziata sul canale Fox Crime di Sky. La serie racconta in dieci puntate il processo alla star del football americano O.J Simpson accusato del duplice omicidio dell’ex moglie Nicole Brown Simpson e del cameriere Ronald Lyle Goldman avvenuto il 12 giugno del 1994 a Los Angeles. Si parte dal ritrovamento dei corpi per affrontare la vicenda processuale basata sul libro scritto dall’avvocato e analista legale Jeffrey Tobin “The Run of His Life: The People v. O. J. Simpson”. E le immagini iniziali rimandano alle rivolte di Los Angeles degli anni ’90 che sembrano ancora attuali se si ripensa a quanto avvenuto a Baltimora e Ferguson negli ultimi anni. Proprio la questione sociale ha avuto, come si vedrà nel prosieguo della serie, un ruolo di notevole importanza nel processo Simpson. Ad interpretare i personaggi  un cast stellare (su cui in molti sono pronti già a scommettere come tra i protagonisti candidati ai prossimi Emmy Awards): nel ruolo di O.J Simpson c’è il premio oscar Cuba Gooding Jr; ritroviamo poi un John Travolta (figura anche tra i produttori) in ottima forma nel ruolo di Robert Shapiro; e soprattutto c’è Sarah Paulson che interpreta Marcia Clark; e ancora Sterling K. Bronw nel ruolo di Christopher Darden; Courtney B. Vance  a cui è affidato il ruolo dell’avvocato che ha avuto un ruolo determinato nella vicenda Johnnie Cochran; Kenneth Choi dà il volto al giudice Lance Ito e David Schwimmer mette sullo schermo i dubbi e il contrasto interiore di Robert Kardashian. La riproduzione del processo è molto aderente alla realtà e la serie ripercorre i gesti, le movenze, la discussione di quanto effettivamente avvenuto in aula. Dominano il tema dei diritti civili, della violenza della polizia di Los Angeles e della questione razziale. Gli attori, nonostante l’esito del processo sia noto e conosciuto a tutti, riescono a legarti allo schermo e a portarti con loro durante lo svolgimento del processo. Sembra di essere nella stessa aula e di vivere la stessa tensione, la stessa ansia e anche la paura che provano i protagonisti. Una sensazione che si avvertirà soprattutto nella visione del finale di stagione quando si arriverà al verdetto. Molto intensa è anche la rappresentazione della fuga di O.J. Simpson prima dell’arresto e di quel momento vissuto in diretta televisiva con l’interruzione delle finali Nba. Mentre una nota a parte merita Sarah Paulson che offre una interpretazione molto umana, sofferta e convincente di Marcia Clark. Infatti se ogni puntata merita di essere vista e gustata dal primo all’ultimo secondo va evidenziata la 1×06 dal titolo “Marcia, Marcia, Marcia”. È l’episodio in cui Sarah Paulson mette in risalto le sue capacità e la sua bravura: un episodio molto complicato dal punto di vista emotivo che vede Marcia Clark lottare non solo per far valere le sue ragioni nel processo in cui rappresenta la pubblica accusa ma anche nel conciliare il suo equilibrio di donna impegnata nel caso del secolo e di mamma di due bambini alle prese anche con un divorzio. Senza dimenticare la lotta contro i pregiudizi, i sorrisini, le parole dette e non e gli sguardi di derisione e di umiliazione che prova Marcia Clark. Così come colpisce la frase del giudice Ito che, dopo un cambio di look della stessa Clark, dice : “Benvenuta signora Clark, credo” e in sottofondo si sentono i sorrisi dei presenti. Dopo la messa in onda di questa puntata in America molti commenti sono fioccati su twitter ed in particolare spicca quello di Stephen King che ha twittato: “Sarah Paulson as Marcia Clark in AMERICAN CRIME STORY: The performance of a lifetime. This is what the word “bravura” means. Tweet che è stato ritwittato da un’attrice  di non poco conto come Julianne Moore premio Oscar come miglior attrice protagonista nel 2015.

American Crime Story racconta una pagina che ha diviso, segnato e fatto riflettere l’America. Riflessioni che, ancora oggi, sono attuali. La serie è già stata rinnovata per una seconda stagione quando sarà affrontato un nuovo tema: l’uragano Katrina e le conseguenze sulla popolazione di New Orleans.

 

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