Netflix e Cannes, cinema e tv. Ha ancora senso?

Tilda Swinton - Giancarlo Esposito

Cambiano le regole d’ingaggio a Cannes. Dal 2018. Il concorso del festival della croisette sarà accessibile solamente alle opere pensate per le sala.
La polemica era scoppiata riguardo i titoli di Noah Baumbach e Bong Joon Ho, The Meyerowitz Stories con Dustin Hoffman e Adam Sandler e Okja con Tilda Swinton, due film prodotti da Netflix. Che succede?

Succede che molto probabilmente questi due film non andranno in sala, ma verranno trasmessi solo ed esclusivamente sulla piattaforma Netflix. Il festival ha invitato Netflix ha rivedere la propria decisione e mandare i due film nelle sale francesi, condizione che dal 2018 sarà obbligatoria se si vogliono i film in concorso. Ha senso? Per i francesi che domenica hanno festeggiato la vittoria di Macron evidentemente si.

Noah Baumbach è uno sceneggiatore-regista che ha già fatto parlare di sè. Amato dalle parti del Sundance Festival, conosciuto da noi perché ha scritto Le Avventure acquatiche di Steve Zissou con Bill Murray, diretto da Wes Anderson, e regista e sceneggiatore di Il calamaro e la Balena, sempre con Wes Anderson.  Bong Joon Ho è uno dei migliori registi della sua generazione in Asia. E non solo. Due i titoli che lo hanno davvero fatto conoscere a livello mondiale, The Host, monster movie molto interessante, e Snowpiercer, primo suo film in lingua inglese. Nel 2011 Cannes lo invita a presiedere la giuria della Camera d’Or.

Parliamo quindi di due autori che rappresentano la parte migliore e innovativa dell’industria audiovisiva mondiale. In un mondo dove produrre è diventato complesso, se non complicato, vista la scarsità di capitali, Cannes vuole mantenere la “purezza del cinema”? E’ la scelta giusta? Io non credo.
Non credo perché i linguaggi sono sempre in movimento e oggi alla fine tutto viene girato in digitale, quindi non importa la grandezza di uno schermo.
Chi gira in città vede persone sugli autobus che sui loro device, smartphone o tablet che siano, guardare film o serie tv, oppure durante la pausa pranzo del lavoro al computer in ufficio. Il signor Fremaux ha tutto il diritto di modificare le regole del suo festival, eppure se si vuole salvare la purezza del cinema questa non è la strada migliore.

Parecchi anni fa andai a fare la selezione per un master dell’Anica. Dopo lo scritto arrivai all’orale. Di fronte alla commissione mi chiesero proprio la differenza qualitativa fra un libro, era appena uscito quello di un noto scrittore italiano e una puntata di E.R., ancora oggi uno dei migliori medical realizzati per la tv. Esistono delle differenze, certamente, ma perché dovevo scegliere per forza il libro? Perché un libro è “per natura” migliore di un audiovisivo? Motivai la mia scelta e una parte della commissione mi diede ragione.

Ogni mezzo ha le sue regole, ma la qualità non passa per la materia, passa per i fruitori, che siano lettori o spettatori, passa per la loro sensibilità e non per altro. Passa per come soddisfano, non la voglia, ma il bisogno di narrazione che hanno gli esseri umani. Altrimenti torniamo alla solita e sterile dicotomia fra libro su carta ed e-book.
Alla fine poi si legge sempre di meno.

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