Quando il documentario è fantascienza

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Quello in foto è il pallone che ha accolto noi di IoeOrson ieri sera a Roma alla premiere di Marte, una serie prodotta da Brian Grazer e Ron Howard, coppia forte che ha vinto l’Oscar per A Beautiful Mind. La serie andrà in onda sul canale National Geographic, che l’ha prodotta e che fa parte di Fox Network, dal 15 Novembre sulla piattaforma Sky.
Ma che cos’è Marte? La storia della conquista del pianeta rosso da parte dei terrestri, dopo l’esplorazione spaziale. Ieri abbiamo avuto la possibilità di vedere la prima puntata al cinema e devo dire che ci è piaciuta molto, anche per lo stile narrativo, mescolare il racconto di finzione insieme al documentario. Attenzione perché non è semplice docu-fiction, ma qualcosa in più.

I film di finzione su Marte e i relativi documentari sono molti, soprattutto legati alla fantascienza. Qui siamo di fronte a una serie su due piani temporali: il 2016 e il 2033, il presente e il futuro Sul piano del presente però non riusciamo ancora a ricavare la realtà che ci circonda, visto che non c’è solo la Nasa, ma anche la Space X, un’azienda privata, più un grande consorzio mondiale che vuole la colonizzazione del pianeta rosso per la sopravvivenza della nostra specie. La parola chiave è multiplanetario. Si vedono innovazioni tecnologiche importante, come l’atterraggio dei razzi che poi ripartono per la Terra, in questo ci sarebbe un’abbattimento dei costi per la missione, un dato che non va sottovalutato, visto che le risorse economiche non sono straordinarie.
Nel 2033, quindi il piano del futuro, facciamo la conoscenza dell’equipaggio della prima missione umana su Marte, dopo che dei lanci sono stati già effettuati e dei robot hanno allestito un campo base sul pianeta con le relative attrezzature, sulla scia di quanto visto in The Martian. Lo scopo è quello di creare la prima città autosufficiente su Marte. Perché per colonizzare il pianeta bisogna restarci.

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L’equipaggio è internazionale, americani, africani ed europei. La drammaturgia è buona e soprattutto costruita bene, d’altronde Brian Grazer è stato il produttore di 24 con Kiefer Sutherland ed insieme a Ron Howard hanno anche realizzato American Gangster e altri prodotti di grande successo. Infatti i lanci e l’atterraggio presentano problemi e difficoltà, come ci insegnano tutti i maestri delle storie e delle sceneggiature, noi vogliamo il cliffanger. Tutti vorremmo che le cose andassero bene, senza intoppi, ma è la suspense che ci tiene attaccati allo schermo, che non ci fa mollare la trama. L’alternanza dei piani temporali permette anche di entrare nel mondo del documentario e rimanere attenti alla storia acquisendo informazioni e conoscenze importanti
Il documentario è un genere sempre più forte in Asia e anche in Europa, la sua spettacolarizzazione e mescolarlo insieme a una drammaturgia forte, e di genere, lo rende un prodotto accattivante per il grande pubblico. Vero che certi commenti dei vicini di poltrona mi sono sembrati approssimativi, ma quello è il caso che ti fa avere dei compagni di visione con gusti diversi.
Stamattina la scena mediatica era appannaggio degli Usa, perchè il.risultato elettorale delle presidenziali era in cima agli interessi mondiali. Vanno verificato le le intenzioni della presidenza Trump sull’impegno per la missione spaziale, ma credo che gli slogan America first e il giro di denaro e di investimenti previsti saranno importanti per la decisione. Certo bisogna vedere se sarà presente la volontà di collaborazione nei consorzi internazionali.
Comunque la serie è molto interessante e continueremo a guardarla.

Un grazie per gli inviti a Marta Bertolini, Director Corporate Communications di Fox.

P.S. Dimenticavo, c’è una meravigliosa canzone di Nick Cave come colonna sonora.

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