Disarmati. Una realtà factual

Vorrei avere una soluzione. Forse vorrei averne molte di più, perché ogni cosa è diversa, ogni persona lo è e se c’è un problema serve una soluzione specifica, adatta, non si può pensare che una cosa vada bene per tutto. Domenica sulla pagina Facebook di questo blog che parla di televisione e serie tv ho pubblicato un articolo di Alessandro Robecchi sulla seconda stagione di Gomorra. Si intitola La serialità del male, Gomorra e il mitra che indica la luna , l’ho linkato qui perché c’è dell’intelligenza in quelle parole. Serve intelligenza per non impazzire, visto che il male è intorno a noi, accanto a noi e anche dentro, spesso in minoranza, altre in equilibrio e altre ancora in vantaggio.
Desiderare il male di qualcun altro è orribile, lo sappiamo tutti, eppure ci succede. Lo si dice senza neanche pensarci, senza stare a ragionare, che poi passa, quasi senza importanza. Eppure la paura aumenta. Ma non solo quella che ti fa temere per la tua salute o incolumità, ma la paura che prima o poi anche tu possa essere sopraffatto dal male.
A qualcuno sembrerà esagerato eppure qui c’è gente, soprattutto politici e amministratori locali che subito rifuggono il fatto che a certe latitudini  ci possa essere il set di una serie tv che parla di criminalità, di violenza e traffici illeciti. Subito tutti si smarcano, si defilano, si spostano, perché se fai vedere le mafie, usiamo questa dicitura globale, allora in realtà stai accusando tutti. Se fai Gomorra ce l’hai con Napoli, se fai Il Padrino allora te la prendi con la Sicilia, se tocchi la Calabria, lì lasciamo stare perché quella è una regione che non puoi neanche toccare. Non se ne parla perché non gli si dà importanza, ma c’è paura. Però se poi allora parli di Tangentopoli, dei reati finanziari, della mala del Brenta, della ‘ndragheta in Emilia Romagna allora ce l’hai col nord, con la parte produttiva del paese. Sei impazzito! A questo punto allarghiamo il bersaglio. Ci sono i migranti, punta su di loro e vedrai che nessuno si lamenta. Ma quelli si muovono! Strano eh! Eppure l’Isis era perfetto, si prendevano gli insulti e rimanevano fermi in favore di obiettivo, come hanno sempre fatto i neri in Africa.

Al di là di queste chiacchiere e provocazione c’è il fatto che dare una connotazione geografica al male è da coglioni! Io l’ho sentito dire da persone comunque intelligenti, da insospettabili, dire  “ma quelli so’ cattivi!”. Perché? Non si sa. Siccome vengono da un determinato posto gli viene assegnata una carica di aggressività e di crudeltà superiore alla nostra. Che poi noi chi mi verrebbe da chiedere, ribadendo la totale diversità fra uno e l’altro. Non importa chi sono, qual è la loro storia, che cosa hanno passato, subito, non importa, siamo al campionato della crudeltà. E stiamo perdendo. Non scomodo Ballard e la mostra delle atrocità, perché adesso il male è diventato banale, H24, con molti factual su tutti gli argomenti possibili, i reality sono superati. C’è sempre qualcuno più bastardo di noi, qualcuno che la farà più sporca, qualcuno che picchia meglio, qualcuno che non solo le donne, ma anche i bambini. E non uno, ma almeno due. Viviamo in una spirale che si autoalimenta. Io non credo totalmente all’emulazione, penso che se uno guarda un film, un’opera di finzione e poi la vuole mettere in atto allora ha un problema profondo, non riesce più a distinguere la realtà dalla finzione. Quando si attacca Saviano non si attacca Gomorra, o la rappresentazione della criminalità napoletana in tv, ma è una via facile per i titoli sui giornali. Cosa che negli ultimi vent’anni accade sempre più spesso.
Nonostante tutti i factual sui nostri palinsesti quando la violenza colpisce il nostro immaginario noi siamo disarmati. E disarmati restiamo di fronte ai commenti che leggiamo. Non solo social, perché un titolo come quello di Libero che passa in rassegna i mali di alcune città e poi cita in fondo “E per gradire arrostiscono una ragazza di 22 anni”.
Ho una profonda incazzatura di fronte a un titolo così, ma so che questi non sono i giornalisti. Nel bene e nel male sono 20 anni che li frequento e di solito non lo fanno. Libero è lo stesso che scrisse “Bastardi Islamici” dopo la strage di Parigi. Anche questo è il male, quello che mette le parole in bocca alla gente, che fomenta l’odio, quello che però strappa dieci secondi in diretta tv.

La realtà factual ci vuole sempre pronti alla vendetta, al sangue e questo paese lo sa nel profondo. Tranne quando c’è da difendere le donne. Già la sola idea che ci sia una donna da difendere è terribile, perché significa non aver fatto un solo passo avanti da un mondo selvaggio di predatori dove ancora girano cavalieri con scintillanti armatura in nome di sentimenti “cortesi” e romanzi alla  a Chrétien De Troyes, peccato sia morto prima del 1200. Siamo ancora fermi a questo? Pare proprio di si. A una idea da romanzo dozzinale, da bancarella, da terza classe. Non riusciamo a liberarcene, mentre tutti quanti dovremmo fare uno sforzo. Invece l’educazione di genere fa davvero paura, tanta paura, troppa paura. Oggi ci sono persone in difficoltà, profonda difficoltà e l’educazione sembra una possibile risposta, ma cosa vuoi insegnare a rispettare una donna se poi viene messa come merce ovunque. Siamo fissati col corpo, ma il linguaggio lo ascoltiamo? Le parole non sono neutre e sono davvero i primi strumenti che abbiamo per cercare un’inversione di tendenza. Riguardo la morte della ragazza di Roma continua a sentire che se qualcuno si fosse fermato la ragazza sarebbe ancora viva. Possibile. A parte che vorrei farvi vedere quella strada di notte. Detta così pare che sia normale che un ex fidanzato prendo dell’alcol e dia fuoco ad una ragazza! Questo è il pericolo, che tutti diventi normale abituale, che siccome succede dobbiamo essere preparati. Eppure non possiamo essere preparati a questa realtà factual in attesa che passino i consigli per gli acquisti. Lo siamo già di fronte ai titoli dei tg, i giornali neanche li vediamo più, dei siti web a malapena ci arrivano le urla più forti.
Siamo disarmati. Il male è fatto di persone, eventi, idee, parole, gesti e molto altro. Passiamo il tempo social a mostrare la nostra indignazione per questo eventi, poi in metropolitana o per strada guardiamo gli altri con paura. La paura porta a reagire, porta alla violenza, allo sgretolarsi delle forme sociali.

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