London Spy: una strana storia di spie a Londra

Qualche giorno fa mi sono accorto che BBC 2 stava trasmettendo LONDON SPY, una spy story ambientata nella capitale inglese. Era domenica e io ed un altro membro dello staff di IoeOrson ci siamo messi sul letto a guardarlo. Una miniserie, cinque puntate, ci siamo detti di vederne un paio e poi basta. Naturalmente le abbiamo viste tutte. Non ci siamo stupiti. Siamo rimasti stupiti i London Spy, perché è stata una vera sorpresa, soprattutto per la totale atipicità.

Un gran cast prima di tutto, che non guasta mai: Ben Winshaw, il nuovo Q dei film di 007, ma anche in The Heart of sea e in Profumo di Tom Tykwer. Oltre a lui Charlotte Rampling e Jim Broadbent, premio Oscar per Iris e visto anche in vari film di Terry Gilliam e Mike Leigh. Fra le varie guest star c’è anche Riccardo Scamarcio, che fa la parte di un escort gay. Scritto da Tom Rob Smith. Il nome all’inizio non mi dice nulla, ma quando vedo che è l’autore di Child 44 mi sono ricordato che in breve tempo questo inglese è diventato uno degli autori di thriller più gettonati, fra l’altro all’inizio della sua carriera è stato ingaggiato per scrivere la prima soap opera cambogiana.

La storia non è facile da raccontare anche perché non vorrei rischiare di spoilerare troppo. Comunque Danny e Alex sono due ragazzi che si incontrano e si innamorano. Poi Alex sparisce. Finito.
Per niente! Però bisogna prestare attenzione perché ogni dettaglio qui è davvero importante e non scontato. La prima puntata ha un ritmo un po’ lento, soprattutto se siete abituati al mainstream che passano sulle reti nazionali, però si rimane conquistati perché molta è la psicologia che passa attraverso i dialoghi e i silenzi, soprattutto perché ci si chiede cosa debba succedere ancora. Niente è come appare e molti non sono quelli che dicono di essere. Lo scopo è la verità. Non solo in senso lato o come bene supremo, ma la verità nei discorsi e nelle conversazioni, visto che Alex ha inventato un sistema per scoprire chi mente e chi no, le ricerche erano pagate dall’MI6, il servizio segreto di sua maestà, ma non c’è nessuna agenzia di sicurezza nel mondo, ripeto nel mondo, che lo voglia, anzi è meglio farlo sparire. Senza menzogna niente è poi così affiidabile, non c’è più gioco e la realtà perde molto delle sue implicazione. Non vi svelerò nulla della trama perché va scoperta, ribadisco il mio consiglio nel recuperare questa miniserie, sperando che magari Sky o Rai4 la mettano in programmazione – ma non sono ottimista – e raccontandovi un piccolo aneddoto. Quando Danny, insieme al suo amico anziano, ex dei servizi inglesi, si recano ad un classico club per soli uomini nel cuore di Londra, incontrano un altro notabile dei segreti, interpretato da James Fox. Fox su questa storia racconta loro una barzelletta che all’inizio Danny non capisce, ma che dice che un cinese, un saudita, un inglese, un americano, un russo e un francese entrano in un bar. E si trovano tutti d’accordo.
Mentre stanno uscendo qualcuno chiede a Scottie di saldare il conto, il segnale che la sua tessera è stata distratto e lui non potrà mai più mettere piede nel club.

 

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3 pensieri su “London Spy: una strana storia di spie a Londra

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