Le Sentinelle Colpevoli

“Il 5 Ottobre Le Sentinelle di tutta Italia scenderanno in piazza a vegliare in 100 piazze diverse, per la libertà di espressione, per poter essere liberi di affermare che il matrimonio è soltanto tra un uomo e una donna, che un bambino ha il diritto ad avere la sua mamma e il suo papà e che loro hanno il diritto di educare liberamente i loro figli. Scopri a che ora e dove.”

Questo lo potete leggere sul sito sentinelleinpiedi.it, del movimento, anzi del “metodo”, come affermano, che fa tanto discutere in questo momento una parte degli italiani. Le chiamano veglie queste loro forme di proteste. Sono oggettivamente omofobe e vogliono frenare non l’affermazione di un diritto, come quello dell’amore omosessuale, ma di una garanzia, quella espressa nel ddl 245 fermo alla Camera dei Deputati. La loro forma non è nuova, anzi è mutuata da Leftovers, serie tv di cui qui ho parlato varie volte, basta cercare. Perchè ne parlo? Sono convinto che una certa serialità non solo racconti le vicende umane, ma le stia anticipando.
Si deve partire da un libro di Tom Perrotta, che è anche co-autore della serie insieme a Damon Lidelof, il wonder boy di Lost, che sto leggendo e trovo veramente buono nonostante le differenze fra serie e libro, ma si sa che sono due media diversi. Comunque i CS – di un gruppo che dopo il “Rapimento“, il giorno in cui il 3% della popolazione mondiale è scomparso, ha scelto di non dimenticare e di rinunciare alla parola. Anche loro hanno un metodo: vestiti completamente di bianco, con delle tute, loro son lì e fissano chi come loro è rimasto, non è stato portato via. E fumano. Tanto. Ora per noi in Italia, ma direi in Europa, questo è ancora un gesto quasi normale, ma negli USA fumare è una così di cui vergognarsi, da fare di nascosto, una cosa per cui essere additati. Poi ti spiano e ti guardano, insistenti, fissi, senza mai distogliere lo sguardo.

Sky stessa ha usato la forza visiva di questa gesto per un flashmob di presentazione della serie.

Ma l’originale è questa.


Qual è la differenza? I cartelli? In molte occasioni non si sono, quindi il “metodo” è simile al 99%. Non è sicuramente la prima volta che viene messa in scena una manifestazione silenziosa, ma siamo abituati a vedere un sit-in, mentre questo essere in piedi, questo mostrarsi testimoni dà un’immagine più forte, più aggressiva, che è anche atipica per i gruppi di origine religiosa, anche se la violenza è connaturata anche in quelle formazioni come Milita Christi, basta pensare ai fatti di Cinecittà a Settembre ad un convegno sull’omofobia. A sostegno due vecchie conoscenze della politica italiana, Giovanardi, che non ha bisogno di presentazioni, e Mario Adinolfi, un ex di sinistra, membro della lobby del gioco d’azzardo on line e ora passato in quella omofoba. Praticamente due senza-casa che cercano di riposizionarsi.

Tralasciando le note della realtà quello che mi colpisce è la traslazione, con le dovute differenze, dalla parola allo schermo e dallo schermo alla realtà, come se lo schermo, termine che è molto di più del suo significato tecnologico entri a sfondare il mondo fisico, un po’ alla Borges. Non è la prima volta, anzi è una tendenza, che profuma di novecento, ma che trova la sua via solo nel digitale. Però se prima era la moda e il lifestyle a entrare dall’immaginario, adesso è il significante a squadernare le porte della nostra percezione, come se noi viventi, noi “leftovers” non sapessimo più come proporre i nostri significati e le nostre istanze. E qui ci sarebbe da parlare anche della comunicazione politica, ma lo farò più avanti. Colpisce più come alcune sequenze di guerra, da The Pacific a Falling Skyes, possano ricordare alcune operazione militari in Siria, o come alcune vicende sui movimenti conservatori e di negazione dei diritti umani si avvicino a delle serie con gli zombi, molto più In the flesh che The Walking Dead. Forse è vero che la nostra vita è la serie tv di qualcun altro. Speriamo di avere dei buoni sceneggiatori.

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