Jep, Zalone e Orson

E’ stato subito detto: “Il momento televisivo dell’anno”. Checco Zalone, l’uomo dell’incasso record per Sole a Catinelle imita nel talent di Maria De Filippi il personaggio de La Grande Bellezza, Jep Gambardella, interpretato da Toni Servillo. Certo scegliere il momento televisivo del 2014 a fine Marzo è prematuro, però i i giornalisti, specialmente i critici, sono così, come quei distributori cinematografici che devono sempre dire Il film che ha terrorizzato l’America, Il campione d’incassi in America e simili. Non so chi l’abbia decisa, ma secondo me quella vecchia volpe della De Filippi c’entra, una che ha il naso per il popolare come fosse un cane da tartufi. Poi se hai come ospiti la Ferilli nazionale e il premio Oscar Matthew McConaghey – che tanti lutti addusse a Di Caprio – stai sul pezzo, ma soprattutto crei il caso e la polemica, vera linfa per questa tv. Si torna sulla polemica degli oscar, sulla divisione fra popolo e intellettuali, fra cultura bassa e cultura alta, fra cinema e televisione, fra quello che volete voi, purché si generi una divisione.
La gag è molto carina, ma francamente, se non fosse per i baldi e fieri assistenti di studio, che aizzano gli astanti ad applaudire, non capisco l’entusiamo, o certi titoli “Checco smonta Sorrentino!” Mi tiro subito fuori dalla questione, a me il film di Zalone è piaciuto, lo dico subito prima che un drone mi inoculi un proiettile esplosive dalla cornea accusandomi della malattia dell’anno: l’intellettualismo! Fra l’altro è tutta giocata in casa visto che il film di Sorrentino è Medusa-Mediaset, come Canale 5 dove lavora la De Filippi, quindi, per favore, usciamo da un’altra inutile e sterile polemica anti berlusconiana.
Volete che vi dica che questa è un’altra manovra per non parlare dei problemi del paese? Ma quanto se ne deve parlare dei problemi di questo paese? Insomma dopo anni e anni di talk show politici, approfondimenti para-pornografia del dolore, che vanno in onda ogni settimana, qualche cosa penso, o m’illudo che l’abbiano capito tutti. Oppure davvero c’è la pia illusione che l’informazione sia potere? Forse il vero potere sta nel ricordarle informazioni, almeno per un paio di mesi e poi metterle in fila. La questione però è diversa, anzi le questioni.
Primo: sono Maria De Filippi e devo lanciare il momento serale del mio talent, quindi mi prendo il comico re e metto su uno show con un argomento di cui parlano tutti o che tutti conoscono. Siamo stati bombardati da La grande bellezza. Questo è il marketing.
Secondo: io faccio un programma che deve essere riconoscibile, restare impresso, quindi devo lavorare sull’opposizione, io sono pop, o penso di esserlo, quindi prendo il massimo dell’intellettualismo, apparente, e costruisco lo sketch. Questa è l’identità.
Terzo: il procedimento è falsato perché non ci sono più le opposizioni, è tutta una grande marmellata, retaggio meraviglioso del post-moderno, dove niente riconduce all’origine, tutto è online, tutto è veloce e deve passare. Questo è il consumo.
Non lo dico da una vista negativo, ma come analista.
C’è stato un tempo dove si potevano fare opposizioni, di senso, come ci mostra questo video qui.

 

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