Il culo della sinistra

 

Dopo la foto di Genny ‘a Carogna, la maglietta con la scritta Speziale Libero e i tatuaggi siamo passati al culo. La donna nella foto è Paola Bacchiddu, responsabile comunicazione della Lista Tsipras in Italia. Una foto delle vacanze diventata oggetto di campagna elettorale, utilizzata perché la formazione elettorale possa avere una maggiore visibilità, che effettivamente non ha avuto, nonostante gli sforzi fatti. L’obiettivo è centrato e faccio i complimenti a Paola per il suo lavoro. Certo ci sono delle cose da dire, non per moralismo, né per dire se ha fatto bene o male, voleva raggiungere un risultato e pare ci stia riuscendo. Poi bisognerà vedere se la Lista riuscirà a superare la soglia di sbarramento per entrare al Parlamento Europeo. 
Non è la prima a farlo, neanche il primo. Nel 1993 Luciano Benetton, imprenditore del tessile e di molto altro, ex senatore, lo fece per una campagna pubblicitaria, sottolineando che era un invito alla trasparenza. Certo ci sarebbe tanto da dire sulla trasparenza degli affari del gruppo Benetton, ma non è questa la sede. Qui invece non capisco perché questa resa. Insomma se è vero, come riporta Alessandro Giglioli nel suo post su L’Espresso che: Venerdì scorso, esasperata, Paola mi fa: basta, in questo Paese e con questo sistema mediatico, l’unico modo per finire sui giornali è mostrare le tette o il culo. Di tette sono scarsa, domani mostro il culo. In questa campagna stiamo vedendo di tutto, dai photoshop della Meloni, fino ai tweet di Magdi Cristiano Allam che mette in guardia da una epidemia di Ebola in Italia, quindi sembra di essere in un contesto quasi normale. Certo è tutto appiattito sullo scontro Renzi vs Grillo, come negarlo, con l’inserimento del guardanziani Silvio Berlusconi, che prova a rimanere a galla, però se davvero la Lista Tsipras si propone per un grande cambiamento, non dovrebbe avvenire anche nella comunicazione? Già il primo spot realizzato, che puntava a guardare con ironia i difetti della sinistra radicale, era stato pessimo e di scarso successo, adesso c’è sicuramente fare di più, spingersi su una chiave più ironica, più dadaista, cosa non è, perché quello nella foto è anche un culo che si lascia guardare. Alla fine viene spontaneo dire che ha vinto Berlusconi oltre vent’anni fa, quasi scontato. Giglioli ha ragione a dire che quella Bacchiddu è una scelta consapevole, ma non è che la Carfagna e le altre avessero una pistola puntata alla tempia. Crto va anche detto che i tempi sono stretti e il paese è provinciale, però ci vuole anche coraggio per cambiare. Io se fossi però in certi radical chic che militano a sinistra, stile Concita De Gregorio, qualche domanda me la farei sui giudizi dati in passato o su certe facile giravolte chiamiamole moralistiche. Sappiamo quanto il berlusconismo abbia inciso su questo paese, ma soprattutto in termini culturali e antropologici, credo che ci siano ancora tanti genitori che manderebbero le loro figlie alle cene eleganti, ma se si vuole scardinare tale logica allora si vada a spingere l’acceleratore al massimo. Così si rischia di confondersi nel rumore di fondo della rete, che è assordante, e di non avere neanche un hashtag forte che regga 12 ore, quindi di restare davvero a culo nudo, metaforicamente parlando. Oppure no?

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1 pensiero su “Il culo della sinistra

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