La dolce Sottomissione di Houellebcq

Mi è apparso sul kindle come una sorta di fuoco di Sant’Elmo durante una tempesta, un dono sconosciuto, anzi un dono da uno sconosciuto, che ringrazio.. Così in due giorni ho letto il nuovo romanzo di Michel HouellebecqSottomissione, edito da Bompiani. Il libro è stato oggetto di una forte polemica alla sua uscita, perché quasi contemporaneo alla strage parigina alla redazione di Charlie Hebdo. Avevo precedentemente letto altri suoi romanzi, che mi erano piaciuti, anche se lui mi è antipatico, però ha una grande dote: scrive bene. Anche qui lo dimostra riuscendo a far scorrere un libro che ha vari livelli di lettura, ma non proprio l’annunciato odio verso l’Islam. Un libro scandalo senza scandalo, però complimenti al marketing degli eventi.

Già nel 2001 lo scrittore era stato processato per islamofobia, ma aveva vinto la causa e poi deciso di lasciare la Francia. L’Islam nel libro è quasi una tentazione, il vero obiettivo in realtà sono le donne. Houellebecq è un misogino, anzi un maschilista. Lo si nota anche quando scrive scene di sesso, nei suoi libri e poi quando fa dire al suo protagonista, Francois, quanto segue: Per l’uomo l’amore non è altro che gratitudine per il piacere dato, e nessuno mi aveva dato più piacere quanto Myriam.
Non solo. Sempre da Sottomissione: “Sei per il ritorno al patriarcato?” “Io non sono per assolutamente niente, lo sai, ma il patriarcato aveva il merito minimo di esistere, nel senso che in quanto sistema sociale perseverava nel proprio essere, c’erano famiglia che mettevano al mondo figli e riproducevano all’incirca lo stesso schema, e insomma funzionava; ora invece non ci sono abbastanza figli, quindi è finita.”
Già queste due citazioni dovrebbero aiutarvi a inquadrare Francois, professore di letteratura alla Sorbona III, uno dei massimi esperti di Huysmans, l’autore di A Rebours quarantacinque anni e incapace di avere un rapporto con una donna che non sia sessuale, per questo ripiega o su studentesse, o su colleghe. Stiamo parlando di un misantropo pigro, di uno a cui non interessa discutere o socializzare – sembra essere più vicino ai sessanta, come l’autore, che ai cinquanta – non gli interessano proprio gli essere umani. Questo è il piano Personale del libro, secondo me più importante di quello Politico.

Ci doveva essere l’odio in questo libro, dovevamo vedere la lotta, l’insulto e soprattutto il nemico invasore pronto a mettere a ferro e fuoco Parigi e a prendere San Pietro – oramai i cosacchi di sovietica memoria e fantasia sono andati via da Roma. Niente di tutto questo. La critica, quando c’è, è verso il sistema bipolare occidentale, che non è altro che la spartizione di potere fra due gang rivali, un sistema che non funziona e che causa guerre se altri paesi non sono entusiasti – difficile dargli torto. L’azione si svolge una quindicina d’anni nel futuro, di nuovo alla vigilia delle elezioni presidenziali francesi, al ballottaggio vanno la signora Le Pen, proprio quella del Front National, e un partito islamico francese, una sorta di Fratelli Musulmani d’Oltrealpe (magari un giorno ci sarà davvero). Che faranno gli altri? Quel vasto rassemblement, che va dai socialisti francesi, fino all’Ump, quindi la destra storica, chi appoggerà? Tutti con il candidato dell’Islam moderato. L’uomo della provvidenza francese è un musulmano moderato, quello che la stampa di oggi cerca in maniera ossessiva, che mette d’accordo tutti, perchè in fondo non vuole cambiare le strutture economiche dell’occidente, bensì tagliare la spesa di oltre l’80% grazie alla famiglia, cellula base della società, della nuova Francia – niente di nuovo quindi. Per gli islamici vuole il ministero dell’Istruzione e dell’Università, che nella politica transalpina è molto importante e anche per loro, perché sanno che da lì si trasforma una società. Il passaggio è evidentemente troppo repentino, il velo alle donne, il divieto di lavorare sempre per le donne, che però risolve il problema della disoccupazione, l’entrata in Europa di Tunisia, Marocco e presto dell’Egitto, una mancata reazione da parte della comunità internazionale, sono solo alcuni segni che mancano nel romanzo, ma siamo sempre in un romanzo. Però proprio non considerare le reazioni dei movimenti femminili, sembra proprio un errore grosso, vista la storia e l’importanza che hanno e che hanno avuto. In questo modo però la vita degli uomini diventa più facile, compresa quella di un misogino che potrà godere dei servizi per la selezione delle sue future mogli. Perfetto per uno come lui.

La visione dell’Islam che esce dal libro è quella di garanzia degli uomini e dei privilegi della classe dirigente. Fra la gente comune c’è sempre stato lo stupore per le “petromonarchie” (sic nel libro), con dei nababbi con auto di lusso a iosa e gente che non sopravvive. Houellebcq fa spiegare che questo è pienamente giustificato. Così dopo un mancato ritorno al cattolicesimo medievale, Francois è sul punto di tornare alla grande civiltà medievale, ma alla fine non riesce e va via dal convento, lo stesso dove era stato Huysmans, tornando a Parigi. Ha perso il posto, perché non è musulmano quindi non può insegnare, ma nel picco della sua solitudine disperazione le cose cambiano. Proprio il nuovo rettore della Sorbonne alla fine è pronto a ridargli il posto, con stipendio triplicato, visto che ora l’università francese è finanziata dai petrodollari sauditi e gli mostra i piaceri della nuova vita abbracciando l’Islam. Cosa può rispondere Francois? Si tratta di accettare la dolce sottomissione, per lui, e vivere. In fondo è un orfano di un sistema che non c’è più. In realtà manca proprio un sistema più che un’ideologia, che garantisca il posto nel mondo.

Cosa rimane? Un bel libro comunque che si legge bene e offre ottimi spunti di riflessioni, nonostante i suoi limiti. Vorrei dirvi che Houellebecq è un novello Machiavelli che ci illustra i pericoli di una possibile salita al potere dell’Islam, come sta dicendo nel giro promozionale, ma non mi convince fino in fondo. Ho idea che lo scrittore si sia messo sulla soglia, furbescamente, e da una parte avverta gli occidentali  e dall’altra, se si verificherà la supposta ascesa, sia pronto a nuovi incarichi. Forse non è così per lui, ma per qualcuno lo sarà. Anche perché, a mio avviso, l’Islam sta offrendo un antidoto contro la crisi della democrazia occidentale, cioè elementi di identità, che neanche i movimenti identitari europei, quasi sempre legati al neo-fascismo o al populismo, riescono a dare. La violenza diventa una via facile, soprattutto in un mondo che si trova sempre più spesso educato alla violenza, o almeno alle sue rappresentazioni.

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