Homeland 5: nuova vita per Carrie?

Ormai è un appuntamento fisso del periodo l’incipit della nuova stagione di Homeland, giunto alla sua quinta ripresa con ancora e sola protagonista Carrie Mathison, sempre interpretata dalla bionda e devo dire brava Claire Danes. Un legame stretto, soprattutto per la recitazione “nervosa” dell’attrice che ha saputo rendere pienamente le turbe psichiche dell’ex analista e agente  della Cia. Ex perché Carrie ha chiuso il suo rapporto con l’intelligence americana, dopo quello che era successo in Homeland 4.
La Showtime negli anni si è costruita un bel seguito puntando su titoli che hanno avuto un largo seguito, oltre Homeland ricordiamo The Affair e Dexter, per citarne solo un paio, sul sito di Homeland troverete anche la premiere della stagione, purtroppo visibile sono dagli Stati Uniti, ma gli smanettoni sapranno come fare. Iniziamo dal trailer.

Carrie ora vive a Berlino con la figlia ed è la responsabile della sicurezza di una fondazione che opera in Medio Oriente. Tutto sembra procedere in maniera tranquilla, ma il capo della fondazione vuole visitare un campo-profughi in Libano, proprio al confine con la Siria. Uno scenario che porta ad un solo nome: ISIS. Non poteva mancare in questa stagione, come tutti gli altri attori, reali o meno, della situazione dello scacchiere mediorientale. Già il fatto che una fiction così USA inizia la sua storia a Berlino dà la misura di quanto gli americani adesso considerino la Germania, anche se non è che vadano proprio d’accordo. Carrie all’inizio della sua avventura andrà a parlare con Hezbollah per ottenere una difficile collaborazione, o meglio non belligeranza per proteggere il suo capo a Beirut. Gli incontri non sono finiti.
Dal suo passato arrivano Saul Berenson, il suo ex capo, la cui promozione a capo della Cia è sfumata, forse a causa di Carrie. Mandy Patinkin, che a mio giudizio era la colonna portante di Criminal Minds nelle sue prime stagione e la sua uscita ha fortemente penalizzato lo show, adesso non ha ancora un atteggiamento ben chiaro verso la sua protégé.

Non poteva mancare, naturalmente il ritorno di Peter Quinn, interpretato con grande freddezza, molto nervosa, da Rupert Friend. Quinn era agli ordini di Dar Adal, ben interpretato da una vecchia volpe dello schermo come Frank Murray Abraham, il Salieri dell’Amadeus di Milos Forman. All’inizio della prima puntata Quinn si ritrova a parlare ad una riunione operativa della Cia e l’argomento è proprio l’ISIS. Lui espone come il sedicente esercito islamico abbia una sua strategia eccellentemente definita: spazzare via tutti i nemici. La sua proposta è fare lo stesso. Naturalmente viene bocciata quindi a lui non resta che tornare a fare l’assassino per l’agenzia, prima a Berlino e poi di nuovo in Medio Oriente, perché Quinn comunque è ancora innamorato di Carrie.

 

Sono personaggi fortunatamente non unidimensionali e crediamo che prima o poi nel corso della storia ci saranno ancora scontri non solo fisici ma anche psicologici. Carrie nella scorsa stagione era stata la Regina dei droni, adesso si ritrova su un campo diverso, con amici e nemici diversi. La prima puntata è stata buona, ma ha solo gettato delle premesse per uno sviluppo che ha molte potenzialità, come si vede dal promo del secondo episodio.

 

Ora non ci resta che seguirla.
carrie

 

 

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