#Happyish: YaY or Fuck? Cancellato. Allora Fuck!

Ero pronto a giurare amore e fedeltà alla Showtime, a guardare ogni singolo programma, ma alla fine, chissà per quale ragione, che un cervello funzionante non conosce, hanno deciso di non rinnovare Happyish. Chi ha visto questa comedy sa di cosa parla, di un prodotto strepitoso, fortemente contemporaneo, assolutamente divertente. Insomma la Showtime mi ha dato Dexter, Penny Dreadful, Homeland e The Affair. Non le ho amate tutte nella stessa maniera, qui siamo di fronte a qualcosa di nuovo, a cominciare dai titoli di testa, che vedevano non gli attori, ma i protagonisti delle citazioni come Sigmund Freud e Josif Stalin.

Con questo trailer si presentava Happyish, con l’inglese Steve Coogan che interpreta Thom Payne, al posto del già designato e poi suicida grande Philip Seymour Hoffmam. Non so come l’avrebbe interpretato Hoffman, ma Coogan è bravissimo, anche nel lasciar trasparire tutto il backgound di cultura ebraica di Shalom Auslander, autore di questa comedy. Auslander è di New York, cresciuto nel quartiere ebraico ortodosso di Monsey, ha uno stile fortemente ironico e sarcastico, dovuto all’influenza di un altro eccellente autore americano, giudicato l’uomo più divertente del mondo da alcuni: David Sedaris.
Ho avuto la fortuna e l’occasione di incontrarlo a Roma nel 2011 al Festival delle Letteratura e ha letto un testo molto divertente in cui parlava degli americani e degli ipermercati, ne ho trovata una parte:

Come per tutti gli ipermercati di Winston-Salem, anche per arrivare lì c’è voluto un quarto d’ora di macchina, e un altro quarto d’ora per attraversare il parcheggio. Se da fuori l’edificio sembrava enorme, dentro era grande il doppio, il genere di spazio che possiede un clima suo. Anche i carrelli erano leggermente sovradimensionati, con il risultato di farmi sembrare se possibile ancora più basso. Mentre ne spingevamo uno verso il reparto ferramenta, io e mio cognato sembravamo due dodicenni colpiti da quella malattia che accelera il processo di invecchiamento, dandoti un aspetto appassito e tragico.

Le lampadine che voleva Bob non c’erano, e così abbiamo arrancato verso il reparto farmacia, che si è rivelato altrettanto deludente. Anziché in bustine, gli antidolorifici venivano venduti in barattoli da quarantacinque chili, e così ho cominciato a guardarmi intorno in cerca di un altro regalo che un adolescente avrebbe potuto gradire. Volevo qualcosa di leggero e confezionato singolarmente, e alla fine ho scelto un pacco formato famiglia di preservativi delle dimensioni di un blocco di calcestruzzo. Un sacco di protezione, quindi, ma non altrettanto peso. A convincermi è stato quello. «Ok» ho detto a Bob. «Questi secondo me vanno bene.»

Mettendoli nel carrello non ci ho pensato, ma un attimo dopo, mentre percorrevo la corsia accanto al mio cognato cinquantanovenne, ho cominciato a sentirmi palesemente, direi quasi titanicamente gay. Magari era una mia impressione, ma sembrava che la gente ci fissasse. Perlopiù erano famiglie, guidate da genitori parsimoniosi che osservavano i nostri acquisti socchiudendo gli occhi con un’aria di disapprovazione. Voi omosessuali, sembravano dire i loro volti. Proprio non riuscite a pensare ad altro?

Mio cognato è alto più o meno come me, ha i capelli folti e brizzolati, i baffi uguali e un paio d’occhiali squadrati con la montatura metallica. Non me l’ero mai immaginato come omosessuale, figuriamoci come fidanzato, mentre adesso era più forte di me. «Dobbiamo prendere qualcos’altro da mettere nel carrello» gli ho detto.

Bob è scomparso nella distesa ortofrutticola, tornandone un minuto dopo con una cassetta da un chilo e mezzo di fragole. Cosa che, in un modo o nell’altro, ci ha fatto sembrare ancora più gay. «Dopo il sesso anale, che c’è di meglio di un bel dolcetto?» diceva il fumetto sospeso sulle nostre teste.

«Qualcos’altro!» ho detto io. «Dobbiamo prendere qualcos’altro!»
Bob, ignaro, ha alzato lo sguardo verso il soffitto con aria meditabonda. «Mi sa che a casa sta finendo l’olio.»

«Lascia perdere!» ho abbaiato. «Paghiamo e andiamo. Ti prego.»

In seguito mi sono chiesto che cosa dovevano pensare gli addetti alla sicurezza. Il tour è cominciato, e a cadenze regolari, ogni volta che arrivavo in una nuova città, mi ritrovavo nella valigia un foglietto di carta, di quelli che inseriscono dopo averti perquisito il bagaglio. Cinque camicie, tre paia di pantaloni, mutande, calzini, un beauty-case zeppo di cerotti e spille da balia, due cravatte e svariate centinaia di goldoni. Che genere di identikit può ricostruire, una mente, assemblando elementi come questi?

Col passare delle settimane, la mia valigia si è fatta più normale. «Ho una cosa per te» dicevo all’adolescente che avevo davanti. «Niente di che, giusto un pensierino per ringraziarti.»

I ragazzini che frequentavano scuole decenti alzavano gli occhi al cielo. «Ma questi li distribuiscono nell’infermeria della scuola» mi dicevano.

E con il tono di una persona che poteva tranquillamente essere stata allevata in mezzo ai pastori, io rispondevo: «Davvero? Ma gratis?».

Sedaris è di origine greca, cresciuto a Chicago e leggendo questo testo si sente chiaramente l’influenza che avrà su Happyish, che non è rivolta ai giovanissimi, ma ci mostra delle famiglie di quarantenni con le loro difficoltà e ironizza sulla west coast, sulle famiglie Apple, nuova religione d’America, sul glamour e sull’ondata di giovanilismo ed esterofilia dell’upper-class made in Usa,

Auslander ha fatto un gran lavoro, si poteva anche fare di più ed ero curioso di come avrebbe sviluppato una seconda stagione, invece niente, cancellato. Perchè? Spiegazioni vaghissime, si parte dalle critiche per la mancata presenza di Philip Seymour Hoffman – il fatto che si sia suicidato pare non lo giustifichi secondo alcuni, per cui lo show era già da cancellare – e il mancato ingresso nella cinquina degli emmy per le comedy. Va detto che negli ultimi anni le comedy americane sono debolissime, pieni di luoghi comuni e stereotipi, quindi non ci vedo niente di male se è rimasto fuori. Certo, business is business, però francamente spezza il cuore vedere un prodotto di tale pregio e fattura buttato via.

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