Hanif Kureishi, David Bowie, la Bbc e Umberto Eco

Non so quanti di voi conoscano uno scrittore come Hanif Kureishi, londinese con padre pakistano. Niente di strano, visto quanto il subcontinente indiano e le nazioni intorno hanno dato in termini artistici alla Old Britannia. Nel 1990 pubblica il primo romanzo, The Buddha of Suburbia, era già un ottimo commediografo e conosciuto per My Beautiful Laundrette, Sammi e Rosie vanno a letto (Sammi and Rosie get laid) e London Kills Me. Tutti e tre diventeranno film che vi consiglio. Questo no. La BBC ci mise lo zampino e lo trasformò in una miniserie con una splendida colonna sonora firmata David Bowie.

E’ una bella canzone, rende il sapore agrodolce della miniserie, meno la potenza del libro, che davvero bisognerebbe leggere per capire meglio la Londra degli anni 70 vista da un giovane anglo-indiano che vive la ribellione giovanile, la nascita del punk, la fine del lungo periodo di politiche laburiste, le sue ambizioni d’attore e la pressione conservatrice del suo retaggio e dell’Inghilterra. Un bel romanzo, che diventò un vero cult come lo fu anche il seguente, The Black Album, che personalmente amo di più.
La miniserie fu una scoperta, visto che queste cose in Italia non arrivavano e io andai ad una serata al Palazzo delle Esposizioni per vederla, una roba culturale! Era il 1994, non c’era Netflix, non c’era Sky, non c’era ancora emule(!), però avevo già un’indirizzo di posta elettonica. Andai con una mia amica dell’università, che mi piaceva molto, e con suo amico gay, che piaceva moltissimo a lei (gli strani triangoli della vita). Dopo iniziai a leggere Kureishi, ma la spinta fu David Bowie. Mi è sempre piaciuto Bowie e piaceva anche a lei. Lasciamo perdere i ricordi sentimentali, anche perché non c’è molto altro da dire, però io sono arrivato a leggere e amare uno scrittore perché mi piaceva una canzone, ho iniziato a vedere le serie tv della Bbc perché mi piaceva una canzone.
Oggi è morto Umberto Eco, la cosa mi dispiace davvero tanto, ho amato la maggior parte dei suoi romanzi, l’ho studiato, anche lì alcune cose le ho amate, come Opera Aperta e Lector in fabula, altre meno, come il Trattato di semiotica generale, in sostanza lo ammiravo, soprattutto per il suo contributo all’idea di collaborazione in un testo.

Adesso c’è la rincorsa al ricordo, alla celebrazione, ok, visto che aveva una tale statura intellettuale che comunque un tributo lo merita. Quello che non sopporto non sono i fanatici dell’antiretorica, ma quelli che criticano i giovani che non lo conoscevano. Mi è capitato di capitare nel thread dove una coppia di studentesse sui 17 anni parlavano della trasmissione della De Filippi in cui c’erano Belen e il marito o ex, non so bene. Tutti a criticare e compatire queste due ragazze perché hanno ammesso di non sapere chi è Umberto Eco. Mi chiedo se la soluzione sia criticarle con tono aspro da radical chic o forse raccontarle davvero chi è stato Umberto Eco, magari facendogli vedere quel piccolo video sulle 40 regole per scrivere bene in italiano, che è davvero divertente. Piuttosto sarebbe il caso di rovesciare la questione: cosa aveva a che fare Eco con gli adolescenti di oggi? Basta sempre prendersela con la scuola?

 

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