Gomorra, il racconto criminale avanza

Ieri su Sky Atlantic è finita la seconda stagione di Gomorra. Prima di tutto bisogna fare i complimenti a tutti per il risultato. Una stagione che ha superato ogni aspettativa, forse superiore alla prima, escludendo le puntate 3 e 4 che per me sono risultate troppo anonime, però il risultato finale è eccellente. Gomorra 2 potrebbe concorrere come migliore serie crime o drama agli Emmy Award e qualcuno dei suoi protagonisti ricevere il premio per l’interpretazione. Difficile dire chi fra Marco D’Amore, alias Ciro l’Immortale, Pietro Cerlino, il boss Fortunato Savastano, e suo figlio Genny, Salvatore Esposito – tutti bravi. Un gran lavoro di sviluppo della sceneggiatura, come della regia e di tutto il comparto tecnico. 

Rimanendo sul cast non si possono non citare le due rivelazioni femminili. La prima è sicuramente Cristiana Dell’Anna (Patrizia), che viene dal cast della soap Un posto al sole, dove 0yXNx0q_interpretava due gemelle, e Cristina Magliocca, l’interprete di Scianel, con una lunga carriera teatrale alle spalle.

Avverto che da qui in poi siete nelle agitate acque dello spoiler.

Certo ci sono state tante morti importanti in questa stagioni, quella di Conte, avvenuta quasi all’inizio, si è fatta sentire, visto che era uno dei copratogonisti principali della serie, ma anche quelli di personaggi secondari come O’Principe hanno avuto il loro peso. Eppure il racconto è andato avanti, grazie alle tante voci dei “secondari”, ben orchestrati dall’ottimo lavoro di scrittura, che li metteva al centro della vicenda ogni volta fosse necessario. Purtroppo in questo paese ancora si stenta a capire quanto la scrittura sia centrale per l’audiovisivo, specialmente per la televisione. Le serie tv esigono un grande lavoro di scrittura, quando questo non c’è abbiamo personaggi scialbi, scene piatte e dei punti di svolta improbabili.

Ieri ho seguito la puntata in contemporanea con twitter dietro l’hashtag #Gomorra 2, quest’anno l’avevo fatto solo un’altra volta. Un hashtag permette di sentire le reazioni del pubblico, dei fan, magari di un fandom che si sta creando, che potrebbe essere rintracciata anche nelle operazioni del gruppo The Jackal. Con il termine fandom si intende la sottocultura che si determina intorno ad un prodotto di fiction – ebbene si la fiction non è solo televisiva – e che poi determina la creazione di fanzine, rivisitazioni e spin-off. Esempi di fandom sterminati sono Star Wars, Star Trek, Lost, Harry Potter e molti altri prodotti. Nascondo negli anni ’60 legate alla Science Fiction, ma solo dagli anni ’90, con la diffusione e lo sviluppo delle tecnologie digitali inizia uno sviluppo inarrestabile. Andato su Youtube e ve ne renderete conto. Magari anche per Gomorra sarà così e me lo auguro, perché significherebbe che siamo entrati in un’epoca del post-consumo televisivo avanzato. O perché potrebbero venir fuori nuovi autori.
Quelli che durante la prima stagione si lamentavano dell’uso del napoletano sono ridotti ad un’esigua minoranza intorno al 10%. Era una questione sciocca e inutile. Quella è la lingua di Napoli e specialmente quella che si parla a Scampia. Non so come sarebbe stato L’albero degli zoccoli di Ermanno Olmi, che vinse la Palma d’Oro a Cannes nel 1978, se fosse stato girato in italiano corrente e non in dialetto bergamasco. Purtroppo la tv italiana è colonizzata da alcuni dialetti semplificati, come il romano, il toscano e una varietà sicula. Sono le versioni che passano nei programmi comici.
Poi c’è stata la rivolta nel momento in cui Pietro Savastano dà l’ordine di uccidere la figlia di Ciro. Alcuni hanno scritto che era troppo, che non era verosimili, che in tv non dovrebbero far vedere queste cose. Non è troppo.

Giuseppe Di Matteo

Nel 1996 Giuseppe Di Matteo, figlio di un pentito di mafia, fu strangolato e poi sciolto nell’acido. Era stato rapito tre anni prima all’età di tredici anni. Quando morì ne doveva compiere ancora 16. Troppo? Questa è la realtà, la realtà criminale che esiste in questo paese, che fa parte della storia d’Italia e meno male che qualcuno la racconta senza mezze misure, per quanto ci sarebbero da scrivere molte pagine buie. Lamentarsi perché una serie televisiva ha il coraggio di mostrare questa realtà è un favore che si fa ai gruppi criminali. Io non temo l’emulazione, se uno conosce Gomorra sa che chi tenterà emulazione di questi gesti non è sano di mente e senza questi esempi sicuramente avrebbe compiuto altri gesti gravi.

Sky ha fatto davvero un lavoro eccellente, durante le ultime due puntate andava in onda lo spot di un’altra serie italiana, The Young Pope, scritta e diretta da Paolo Sorrentino, sceneggiatura realizzata con Umberto Contarello, collaboratore storico del regista, Stefano Rulli e Tony Grisoni, che ha scritto film come Paura e Delirio a Las Vegas di Terry Gilliam. Stefano Rulli è uno dei migliori scrittori per il video che abbiamo nel nostro paese e ha formato una forte coppia professionale con Sandro Petraglia. Rulli ha vinto tre David di Donatello per la sceneggiatura (Mio fratello è figlio unico, La meglio gioventù e Romanzo Criminale). Puntare su questi professionisti è giusto, però con maggior inserimento da parte dei giovani per una crescita professionale che si rifletta sul settore. Ma che vuol dire una crescita del settore? Non significa solamente solo un riflesso sull’audiovisivo o sul sistema dei media, ma anche una crescita della coscienza critica di un paese. Non dovremmo dimenticare cosa hanno significato le prime stagioni de La Piovra verso la metà degli anni ’80, l’intrattenimento, quando è ben fatto, ha molteplici funzioni, compreso informare e far conoscere un fenomeno.
Anche far indignare.

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