Fabrizio De Andrè – Principe Libero: Un principe di nome Faber

Non era facile. Cosa? Fare una miniserie su Fabrizio De André, Faber per me  e quelli che lo giudicano il migliore cantautore italiano che finora sia mai apparso nel nostro panorama. Non avrei mai creduto che avrei parlato di un altro prodotto italiano in così poco tempo dopo La Linea Verticale. Eppure è successo. Era indeciso se scriverne o meno, visto il mio grande amore per questo artista, visto che in assoluto per me Amico Fragile è la più bella canzone mai composta, insieme a qualche altra ballata del signor Ivano Fossati, genovese anche lui, proprio quella dei treni. Stavolta faccio parlare prima gli attori della storia.

 

Sarà un caso, ma anche io amo il mare, anche io amo certe atmosfere della Sardegna. Quello che so è che qualcosa nella televisione italiana sta cambiando, per fortuna e da quello che vedo in meglio, fa piacere. Fa piacere che finalmente si riesca a parlare dei nostri talenti senza realizzare una totale agiografia o un santino, cosa che poteva anche starci, però difficilmente sarebbe stata tollerabile, vista anche la caratura dell’artista e il suo rifiuto, da anarchico dentro, rispetto a certe ritualità. Fa piacere anche scorrere i dati di ascolto e apprendere che la seconda puntata ha avuto più spettatori di una partita di cartello della Champion’s League. Non fa piacere leggere delle critiche per il taglio di Bocca di Rosa, ma questo io non lo so, visto che ho visto tutto oggi su Raiplay via web.

Mi è piaciuta la scelta di partire dal sequestro di De André e della sua compagna Dori Ghezzi, si sono sposati nel 1989, e andare a ritroso nella sua adolescenza, nella sua giovinezza, andando a scavare nel rapporto con gli amici, da Paolo Villaggio, con cui ha anche scritto qualche canzone, come quella su Carlo Martello, con la famiglia, Ennio Fantastichini, ottimo attore è perfetto nella parte del padre Giuseppe, imprenditore, appassionato di musica classica e orgoglioso dei suoi figli Fabrizio e Mauro. Brave e belle anche le due attrici che interpretano le due mogli di Faber, Elena Radonicich che nei panni della Puni, la prima moglie, si fa notare anche per il suo essere altezzosa, oltre che una delle donne più belle di Genova. Poi Valentina Bellè, cioè Dori Ghezzi, la donna che ha compreso fino in fondo Fabrizio tanto che oggi è la custode del suo patrimonio culturale, oltre che compagna durante il sequestro e nella vita. Ci sono gli amici, il già citato Paolo Villaggio, interpretato da Gianluca Gobbi, e Matteo Martari che veste i panni di Luigi Tenco. Il resto è Luca Marinelli, proprio lui interpreta Fabrizio De Andrè, bravissimo, anche se l’accento romano non l’aiuta, ma d’altronde non è l’inflessione genovese quella per cui lo si nota. Perfetto come Faber lo è fisicamente, con il corpo nodoso e certi tic, come la sigaretta e la mano con sempre un bicchiere di whisky, con quell’aria persa sia per i vicoli di Genova, sia perso prima di un concerto, sia felice nella sua fattoria in Sardegna, anche dopo il sequestro.

Inoltre c’è un tappeto sonoro meraviglioso fatto delle canzoni di Faber, dei suoi versi, di citazioni di Rimbaud, poeta che lui amava molto, ci sono i suoi due figli, soprattutto Cristiano fino ad adolescente. Posso anche capire la rabbia dei telespettatori che hanno vista tagliata Bocca di Rosa, anche perché era molto bella e pregnante l’idea del finale che abolisce la quarta parete, dove si vedono i personaggi mentre guardano un concerto vero di Fabrizio De André. De André che guarda De André. Qualcosa di buono comunque sta succedendo anche in Italia. Speriamo continui.

Una postilla per rispondere ad alcune delle critiche a questa miniserie: questa era solo una ricostruzione della vita di Faber, piaccia o non piaccia. Non è la bibbia, è tv, mi sembra che sia stato dimenticato questo fatto. Come mi sembra che se in tutta questa storia c’è qualcosa di sacro è l’insieme delle sue canzoni. Ho letto che Faber disse di Dori, frase citata anche da Valentina Bellè nel video, che Dori era l’unica che senza prediche o sermoni Dori era l’unica che lo aveva fatto cambiare. Poi non ho sentito critiche perché non sono stati citati due suoi maestri, due artisti di enorme levatura, come Georges Brassen e Leonard Cohen, mentre ci si è concentrati sul legame fra Tenco e De André rappresentato dall’Elvis di Jailhouse Rock, il primissimo. Quello va bene? Ho sentito troppo chiacchiere contro la vedova, francamente stancanti. Poi sono usciti fuori tutti quelli che dicono “ve la racconto io Genova e la sua umanità”. Io sono passato a Genova pochi giorni, mi è sembrata una città bella, complessa e nascosta, ma non credo che si possa avere la pretesa di saperla raccontare anche se c’hai vissuto 50 anni. Perché? Perché le cose cambiano e quando le vivi lo fai in un determinato momento storico. Si poteva fare di più? Certo, ma da questa Rai, da questo paese, adesso penso sia già stato fatto tanto, meglio di quell’altra miniserie su Rino Gaetano, che non lo ha rispecchiato pienamente. Cerchiamo di ragionare sulle cose e di capire quello che stiamo vivendo ora.
Ultima cosa su Faber, ascoltate questa https://www.youtube.com/watch?v=AWqKECytyeU

1 thought on “Fabrizio De Andrè – Principe Libero: Un principe di nome Faber

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *