Empire: The Lyons are back

Finalmente! E’ quello che ci siamo detti tutti quanti noi della banda di Io e Orson alla notizia della messa in onda della seconda stagione di Empire, la serie di maggior successo negli Usa lo scorso anno. Perchè? Ben scritta, anche ben girata, cast fantastico (fra cui le tre nomination all’oscar Terrence Howard, Gabourey Sidibe e Taraji Henson) con tanto di guest star dal mondo della musica (fra cui Courtney Love, Ludacris e Kelly Rowland) una colonna sonora incredibile, prodotta da Timbaland, rapper e producer di livello mondiale. Una sorta di dramma familiare nero, nel mondo della musica, nelle prigioni, nello show-business e molto altro. Parecchio. Dal 28 ottobre su Sky.

Usiamo mezzi termini? No, perché questa stagione spacca più della prima. Abbiamo visto le prime 4 puntate e ne scriviamo perché merita. Anche più della prima, che già c’era piaciuta. Non lo pensiamo solo noi a giudicare dai rating che si vedono su Metacritic e Rotten Tomatoes. Avviso che da qui in poi ci sono piccoli pericoli di spoiler.

Questa volta si scatena una guerra in seno ai Lyons, non che nella stagione precedente andassero d’accordo, ma stavolta oltre l’Empire c’è la Lyons Dynasty, creata da Cookie con Hakeem e le sue collaboratrici. Eppure la famiglia in alcune situazioni resta unita, come all’inizio nel grande concerto organizzato a Central Park che chiede la liberazione proprio di Lucius Lyon, in prigione per un accusa di omicidio. Una serie di neri, di gangsta, che mostrano pistole e corpi, roba non solo da estetica, come capisce chi ha letto Paul Gilroy sin dal 1996 con il pamphlet Hendrix, l’hip-hop e l’interruzione del pensiero, o chi non si perde in certi epigoni internazionali e nostrani del rap. Non crediate che siccome sono neri siano pro-obama, anzi. Qui, senza menzionarlo, c’è una critica per la scarsezza dei provvedimenti che il presidente afroamericano ha preso riguardo la comunità afroamericana. Già la prima puntata mostra come siano pesanti le condizioni carcerarie, certe è strumentale, perché fatta non solo perché è utile a Lucius Lyon, ma anche perché una parte della famiglia sta tentando un’acquisizione ostile verso la casa discografica, usando il capitale bianco, portata dal premio oscar Marisa Tomei, guest star in questo episodio insieme a Ludacris e Chris Rock.

Una famiglia che abbiamo rivisto nel suo passato con dei flashback, mentre stavolta andremo a ripescare addirittura nell’infanzia di Lucius per una verità scomoda che riguarda le origini del bipolarismo di Andre e quelle probabili del figlio che deve nascere. Noi italiani, soprattutto chi lavora o vorrebbe lavorare nel settore, dovremmo avere l’obbligo di guardarla, per capire quanto sia cambiate le dinamiche della famiglia e anche del crimine. Il mio è il consiglio di seguirla, se non avete visto la prima allora recuperatela!
Vi lascio un assaggio della soundtrack, un pezzo originale che realmente canta Terrence Howard in una puntata, registrato in prigrione. Il pezzo si chiama Snitch Bitch, cioè puttana spiona. Alla fine il primo poliziotto che entra è Ludacris.

 

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