E Servillo canta Napoli

Ieri sera sono capitato ad uno spettacolo di Toni Servillo al Teatro dell’Unical (Università della Calabria) di Cosenza. E’ stato un caso, un destino, meglio ancora un’occasione. Proprio l’occasione di rivedere Servillo dopo tutta la vicenda dell’oscar a Sorrentino per La Grande Bellezza. Non proprio spettacolo, perché era un recital, dove in scena c’era lui, un leggio, una sedia e due bottiglie d’acqua. Scenografia fatta di vuoto e da uno spot di luce che andava dal blu al bianco. Questo è stato Servillo Legge Napoli. Per me sarebbe stato più giusto Servillo Canta Napoli. Comunque è stato straordinario.
Una selezione di poeti del repertorio classico e contemporaneo di Napoli, che ha fatto capire subito che questa città ha un passato e ha un presente. Sentendo certe cose penso anche un futuro, magari ripartendo proprio dal suo vissuto contemporaneo. La musicalità del dialetto, anzi della lingua, modificatasi in certe occasioni, divenendo più “flegrea”, con toni più duri, giuste ed utili a raccontare le asprezza della contemporaneità.

Siamo passati da Di Giacomo e De Filippo, quindi Ferdinando Russo e Raffaelle Viviani, toccante con quel suo senso di sospensione che le sue parole lasciano nell’animo raccontando della morte. Perché di vita e morte si parlava, anzi dell’altra vita, di quella che viene dopo, in un ipotetico viaggio che ha percorso dal Paradiso all’Inferno, passando per il Purgatorio. Basta poco per rendersi conto che la parola, che sia poesia, poemetto o teatro ha bisogno di essere recitata, declamata, suonata e cantata. Non è come il romanzo che vive sempre nella visione individuale del lettore, no, qui la parola ha bisogno di risuonare, di percuotere l’aria e creare un’onda sonora che entra nel corpo dello spettatore. Servillo fa il performer qui, soprattutto quando interpreta A Sciaveca di Mimmo Borelli, una lunga corsa che se mettesse su Youtube con una base di bassi sarebbe un pezzo hip hop da moltissimi click. La parola percorre un lungo andirivieni con delle curve a gomito, dei dossi, che sembra di essere in balia di quelle onde, stesso effetto con Litoranea di Enzo Moscato e Sogno Napoletano di Giuseppe Montesano. Ci si sente trascinati a vivere dentro paesaggi che si creano intorno e a vedere corpi che prendono vita e poi scompaiono al rumore degli applausi. Una menziona a parte merita, per me, la lettura di una poesia di Maurizio De Giovanni, attualmente uno dei migliori scrittori italiani in circolazione – fra l’altro ho scoperto che a Giugno uscirà un nuovo romanzo del ciclo del commissario Ricciardi.

E’ stata una bella serata dove Servillo non si è risparmiato, riprendendo una spettacolo che non faceva da tre anni, facendo finta di usare i fogli e leggendo, mentre si intuiva sin da subito come fosse lo stesso corpo da attore e interpretare.
Una menzione alla lingua. Leggo di molti che guardano la serie tv Gomorra coi sottotitoli. Io da romano, al massimo posso mancare qualche parola, ma son poche, ma ieri si è compreso tutto, anche se qualche parola l’abbiamo saltata.

 

La lista dei testi:

Lassamme fa a Dio di Salvatore Di Giacomo
Depretore Vincenzo di Eduardo de Filippo
A Madonna d’e mandarine di Ferdinando Russo
‘E sfugliatelle di Ferdinando Russo
Fravecature di Raffaele Viviani
A Sciaveca di Mimmo Borrelli
Litoranea di Enzo Moscato
‘O viecchio sott ‘o ponte di Maurizio De Giovanni
Sogno Napoletano di Giuseppe Montesano
Napule di Mimmo Borrelli
A livella di Antonio De Curtis
Primitivamente Raffaele Viviani
Nfunno di Eduardo de Filippo
Cose sta lengua sperduta di Michele Sovente

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