Philip Dick e il suo alto castello in tv

Amazon, che oramai è diventato un interessante produttore di contenuti audiovisivi, recentemente ai suoi iscritti ha fatto vedere tre puntate pilota, di cui a noi ne interessa solamente una, la più votata. Non è una questione di classifica perché il vincitore è stato The Man in the High Castle. Per chi non amasse il genere fantascientifico diciamo che è tratto da uno dei libri più famosi del genio di Philip K. Dick. Per molti è stato scioccante rendersi conto che l’operazione era già stata fatta, sebbene già da qualche anno si vociferasse di questo tentativo, di mettere in video una delle ucronie più importanti della letteratura (2010 BBC e nel 2013 SyFy). Non è facile mettere in scena un capolavoro della letteratura come questo, perché di letteratura si tratta.

Ucronia è il termine per definire la storia alternativa o fantastoria, una parola che dà più dignità ad una questione narrativa importante. In questo libro, che in italiano è tradotto La svastica sul sole (edito da Fanucci), le forze dell’Asse hanno vinto la seconda guerra mondiale contro gli Alleati e si sono spartiti il mondo, Stati Uniti compresi.
the-man-in-the-highImmaginò che Germania e Giappone si fossero divisi così l’America, con i nipponici che occupavano la California, mentre i nazisti la parte atlantica  e gli stati del Sud. Nel pilota tutto questo è semplificato, senza zona neutrale sulle mappe, almeno da quello che fanno vedere. Giusto o sbagliato? E’ ancora presto per dirlo, perché ci troviamo di fronte ad un’opera difficile da trasporre, anche se alla fine il pilota è interessante per le atmosfere oscure e le caratteristiche dei personaggi. Si tratta di quattro puntata che non saranno fedelissimi al libro, però resta il concept originale: circolano dei video, nel romanzo era un libro, in cui si vede che sono stati gli Alleati a vincere la guerra. Capisco che molti con un’ottica eurocentrica diranno che è la solita esaltazione degli USA – l’avete fatto per American Sniper – ma siamo molto oltre. Dick disegna un mondo che vive una realtà falsa, con il ritorno della schiavitù, la colonizzazione del sistema solare da parte dei nazisti, la distruzione dell’Africa come sperimentazione sugli umani e la trasformazione del mar mediterraneo in area agricola. Però c’è una speranza, perché non è successo. C’è una profonda voglia di non lasciarsi abbattere dalla situazione, tanto che uno dei protagonisti alla fine dirà L’universo non avrà mai fine, perché proprio quando sembra che l’oscurità abbia distrutto ogni cosa, e appare davvero trascendente, i nuovi semi della luce rinascono dall’abisso.

Non è la prima volta che una narrazione di Dick arriva sullo schermo, negli ultimi 20 anni è stato uno degli autori più trasposti, ma è comprensibile, visto la sua capacità di riuscire a creare mondi e a narrare gli incubi e i fantasmi dell’uomo, perché di questo sono fatti i suoi libri, anche se parlano di replicanti come Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (da cui il film Blade Runner, che Dick non ha mai amato), sia che si tratti di bambole come nel caso in Questo Piccolo Mondo con protagonista Perky Pat. Gli fu diagnosticata una lieve schizofrenia, uno psichiatra gli prescrisse delle anfetamine che prendeva nei primi anni 50, poi si disintossicò, anche se il tema dell’alterità pervade tutta la sua opera. Dick dirà “La realtà è quella cosa che, anche se smetti di crederci, non svanisce“. Esiste in lui un’ossessione per questo tema, che lo porterà a realizzare un altro capolavoro, Un oscuro scrutare, dove si immagina una tuta che modifichi il proprio aspetto esteriore ogni pochi secondi, impedendo qualsiasi ricordo o riconoscimento per chi ci vede dall’esterno. Consiglio la trasposizione cinematografica, realizzata da Richard Linklater, che prima ha usato attori in carne e ossa, Keanu Reeves, Woody Harrelson e Robert Downey Jr, per poi trasformarli in cartoon.

Comunque l’opera di Dick è veramente vasta e ricca, quello che mi auguro è che questa miniserie non sia un insulto al grande scrittore, come a volte è capitato.

 

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