Quando il documentario è fantascienza

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Quello in foto è il pallone che ha accolto noi di IoeOrson ieri sera a Roma alla premiere di Marte, una serie prodotta da Brian Grazer e Ron Howard, coppia forte che ha vinto l’Oscar per A Beautiful Mind. La serie andrà in onda sul canale National Geographic, che l’ha prodotta e che fa parte di Fox Network, dal 15 Novembre sulla piattaforma Sky.
Ma che cos’è Marte? La storia della conquista del pianeta rosso da parte dei terrestri, dopo l’esplorazione spaziale. Ieri abbiamo avuto la possibilità di vedere la prima puntata al cinema e devo dire che ci è piaciuta molto, anche per lo stile narrativo, mescolare il racconto di finzione insieme al documentario. Attenzione perché non è semplice docu-fiction, ma qualcosa in più.
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The Get Down: quando Grandmaster Flash inventò la breakdance

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Netflix ha proposto ad agosto una miniserie importante: The Get Down. Sicuramente avrete visto il trailer oppure sentito alcuni passaggi della colonna sonora, che è notevole. Anzi Straordinaria, come lo era quella di Moulin Rouge, che dal tango di Roxanne, fino a tutta la cura che ha messo Beck nella scelta dei brani e nei remix. Quando Baz Lurhmann realizza qualcosa di buono c’è sempre una colonna sonora molto bella, anche stavolta è così. Dietro c’è un signore che dell’Hip Hop sa qualcosa e corrisponde al nome di NAS, un mago dello storytelling in chiave rap. Ma cos’è davvero Get Down? Si, una miniserie, ma forse è l’evoluzione di un’altra serie dove la musica conta, cioè Empire. Continua a leggere

Vinyl: supereroi senza mantello

Ieri sera è andata in onda su Sky Atlantic la prima puntata di Vinyl, la serie tv HBO prodotta dal Mick Jagger e Martin Scorsese. Il primo episodio di Vinyl è un pilota lungo e corposo che rasenta le due ore, diretto dallo stesso Scorsese e scritto da Terence Winter, con l’aiuto, sempre di Scorsese e Jagger. E’ un triangolo strano quello con Scorsese, Jagger e Winter, un triangolo dove il regista è la punta che unisce lo sceneggiatore e l’icona del rock per un progetto ambizioso, molto. Com’è il pilota? Bello e c’è da dire e ancora da vedere. Continua a leggere

Edgar Allan Poe Tribute

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A fine novembre scorso c’è stato un grande convegno interdisciplinare all’Università di Salerno su Edgar Allan Poe, con ospiti del calibro di Stewart Copeland e Alberto Abruzzese. Poe non è stato solo un grande scrittore, ma qualcuno che ha fatto progredire, con i suoi incubi e le fantasie, tutto l’immaginario collettivo. Ha seminato molto e poi è stato ispiratore soprattutto per l’arte di genere. Continua a leggere

Sacro GRA e la candid camera: esiste la realtà?

Sacro GRA e la candid camera: esiste la realtà?

Stamattina, finalmente deciso a tornare a scrivere, capito su un video pubblicitario della LG, produttrice coreana di tecnologia, la seconda dopo la Samsung. Classica candid camera dove al posto della finestra viene messo uno schermo da 84 pollici con un risoluzione incredibile, talmente incredibile che i malcapitati che vedono un missile, o un meteorite che arriva dal cielo lo scambiano per realtà. Guardate voi.

La mia opinione è che sia preparata, ma il punto non è questo. Io considero la candid un genere morto, se non qualche esempio intelligente, dove diviene un mezzo per un disvelamento di qualcosa di complesso. Anche il classico stratagemma poliziotto buono-poliziotto cattivo è un esempio di candid, cioè si crea una situazione per vedere le reazioni di qualcuno o qualcosa. Si costruisce un racconto per misurare un’incognita, però molti la confondono come qualcosa di reale, o meglio che raccolta la realtà.

E’ un tema complesso quello del racconto della realtà, tornato fortemente alla ribalta per la conquista del Leone d’Oro da parte di Sacro Gra, documentario di Gianfranco Rosi sulla variegata popolazione che vive ai bordi di Roma, intorno alla principale arteria stradale, cantata anche da Corrado Guzzanti. Comunque la capitale si estende ben al di là del raccondo.

Per quello che ho potuto vedere, circa una sola mezz’ora, il film è molto interessante e spero di vederlo quanto prima. La cosa che invece mi preme sottolineare è questo concetto, sfuggente, difficile, complesso, del racconto della realtà, che spesso viene sovrapposto alla realtà stessa. Un racconto non può essere la realtà, perché è un costrutto di finzione. Anche nel documentario si porta una porzione della realtà, c’è un’idea iniziale e poi la raccolta dei documenti, i filmati, che dopo vengono montati.

Ciò che si fa normalmente in un film con la sceneggiatura, in un documentario lo fai con il montaggio. Sgombro il campo da ogni dubbio, a me il documentario piace, ne ho visti tanti, alcuni bellissimi, ma per me siamo sempre nel campo delle opere di finzione, non nella realtà. Neanche una webcam riproduce una realtà (sai che noia poi!), perché è una sceltà, personale, passa attraverso l’apparato percettivo di una persona, che non può essere mai del tutto oggettivo, perché c’è sempre di mezzo una coscienza. Onore al merito a Bernardo Bertolucci per aver premiato Rosi e a Barbera per averlo portato alla mostra. Il premio deve far riflettere su una cosa, per me, che nel nostro paese c’è la voglia, la necessità, di raccontare la realtà. Con tutti i mezzi possibili.