Biohackers: quando l’hacking non funziona

Cosa faresti se scoprissi un gruppo di studenti che, con i loro esperimenti segreti e una rivoluzionaria tecnologia di biohacking, potrebbero cambiare per sempre l’umanità? Fino a che punto ti spingeresti per scoprire la verità? È intorno a ciò che ruota la trama di “Biohacker“, la nuova serie tv tedesca originale Netflix in uscita giovedì 20 agosto sulla piattaforma streaming in oltre 190 Paesi in cui il servizio è disponibile.” Hacker è un termine con cui ormai siamo abituati a fare i conti, soprattutto nell’iconografia di una banda di terroristi anarchici che vogliono entrare nelle banche dati per svelare i complotti dei “poteri forti” per tenerci sudditi.

In realtà molto spesso sono nella realtà sono criminali informatici che entrano nelle banche, quelle vere, per svaligiare i conti. Non si sa poi perché gli hacker debbano essere sempre anarchici, forse nell’estrema destra, che è un pullulare di gruppi oltranzisti, sono incapaci di far funzionare un computer? Comunque.
L’inciso iniziale era il comunicato stampa della serie che francamente mi ero perso in questa estate passata ma ho recuperato in questa parte iniziale di ottobre. Si tratta è un thriller scientifico avvincente e dai ritmi serrati, composta da 6 episodi. Oltre che di scienza, etica e rivoluzionarie tecnologie di biohacking, narra di amicizia, amore e vendetta nella cornice della vita spensierata di una studentessa di medicina che nasconde un misterioso segreto e ha un desiderio di vendetta. Netflix ha investito molto su questa serie anche a livello promozionale, tanto che Cristian Ditter, regista della serie non poteva credere che fosse rinnovata per una seconda stagione. “Biohacker” sarebbe dovuta debuttare alla fine di aprile su Netflix, ma, nonostante la serie tv non tratti di una pandemia, gli autori hanno preferito posticiparne l’uscita a domani giovedì 20 agosto. Le scene iniziali dello show, infatti, includono alcune sequenze che avrebbero potuto turbare gli spettatori nel periodo di lockdown in piena emergenza Coronavirus. La serie è prodotta da Claussen+Putz Filmproduktion GmbH, con il contributo economico del German Motion Picture Fund e di FilmFernsehFonds Bayern, quest’ultima finanziatrice anche della serie Netflix tedesca di successo “Dark“.

Mia (Luna Wedler) è una neo-studentessa di medicina, iscritta al primo anno presso la prestigiosa Università di Friburgo. Il suo interesse è rivolto sia alla scienza che al biohacking, in particolare alla nota professoressa e bioscienziata Tanja Lorenz (Jessica Schwarz), della quale fin da subito cerca di ottenere la fiducia. Le due donne sono, infatti, legate da un oscuro segreto e da una rivalità. Per fare luce sulla morte del fratello, Mia sta cercando di realizzare con coraggio un piano segreto: addentrandosi nel pericoloso mondo degli esperimenti genetici illegali, la studentessa incontra il geniale biologo Jasper e il suo tormentato coinquilino Niklas. Mia scopre che i ricercatori lavorano ad una rivoluzionaria tecnologia di biohacking in grado di cambiare radicalmente l’umanità, ma che ha delle implicazioni etiche non da poco. Cosa fare, dunque? Seguire i principi morali o le emozioni? Scegliere la via della vendetta in nome della famiglia o proteggere i suoi nuovi amici? “Biohacker” ruota intorno a temi importanti quali l’etica, la scienza, l’amicizia, l’amore e la vendetta in nome della famiglia; è un connubio perfetto e innovativo di generi, tra thriller scientifico e drama, con una spruzzata di suspense avvincente e divertimento. Un prodotto fortemente Young Adult, quella fascia di consumatori di serialità televisiva molto forte sui social network che però non paga i conti di Netflix. Francamente in Biohacker funziona poco o anche meno. La narrazione è totalmente confusa, i twist telefonati, il tono sempre indeciso e troppo cangiante. Dopo le prime puntate non si sa bene se siamo di fronte ad un thriller o ad una puntata venuta male di The Big Bang Theory.

La serie è ambiziosa però non riesce a centrare i suoi obiettivi ed è la dimostrazione che se non si prende tempo ed attenzione per la scrittura niente viene bene. Mettere insieme un’accozzaglia di elementi di genere per far colpo sui giovani è davvero inutile e significa quasi insultare spettatori e professionisti del settore.
Nonostante un incipit vagamente intrigante lo spettatore è ben presto trascinato in una dimensione da teen drama (a tratti comedy) infarcita oltretutto di elementi che provocano grasse risate. Topi e piante di marijuana fluorescenti, improbabili chip sottocutanei, colliri psichedelici, mosche portatrici di virus letali  conservate nel laboratorio dell’università. Inoltre sono troppi i passaggi che hanno una credibilità pari allo zero: Mia è una matricola e allo stesso tempo ne sa di più dei suoi professori universitari. I suoi compagni di appartamento, nerd appena ventenni, modificano geni di piante e animali e partoriscono ogni giorno invenzioni diverse. Come se non bastasse tutti i centri di ricerca o ospedali nei quali la protagonista e i suoi amici riescono ad intrufolarsi sono privi di qualsivoglia sorveglianza. I più grandi segreti legati all’ingegneria genetica sono racchiusi in semplici computer accessibili a tutti. I coinquilini di Mia sono forse la cosa più fastidiosa dell’intero show e i loro personaggi sono scritti con lo stesso spessore di stereotipi che neanche negli anni ’90 abbiamo visto! Il finale è il classico cliffhanger che annuncia un seguito, già deciso anche se la regista ha twittato la notizia sorpresa. Eppure bastava guardare i voti e le recensioni ricevute finora su IMDB e Rotten Tomatoes per capire che la serie tv non ha entusiasmato assolutamente, nel bene e nel male. Il problema è proprio questo.

Parliamo di hacker che sanno fare il loro mestiere e che funzionano, come Mr. Robot. Elliot è un personaggio sociopatico, che utilizza con frequenza morfina, tanto da avere una mente paranoica e in cui i deliri schizofrenici sono all’ordine del mese. Nella vita di ogni giorno lui è un giovane tecnico presso una società newyorkese, ma in realtà dietro questo personaggio si nasconde uno stalker che vede l’uomo come se fosse un computer. L’incontro più proficuo della sua vita è quello con Mr. robot, un anarchico, che lo convince a prendere parte alla fsociety, un gruppo di hacktivisti che ha l’intento di liberare l’umanità dal peso delle banche e liberare il mondo da chi lo sto distruggendo con le sue stolte manovre. La serie è stata un vero e proprio cult e ha lanciato Rami Malek prima di diventare il Freddie Mercury cinematografico.
Sempre interessante Person of Interest: Reese è un ex agente della CIA creduto morto, che si allea con un misterioso miliardario per un fine particolare: prevenire i mali e i crimini più violenti.

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