Serie tv: le donne più badass 1

Iniziano da oggi una serie di speciali di approfondimento dedicati alle serie tv. Cominciamo con alcune figure femminili, le più badass, che potremmo tradurre impertinenti e toste. 
Anche se c’è di più.

%image_alt%

Gli ultimi anni hanno ridisegnato il ruolo della donna nella televisione americana. E dietro le serie di enorme successo ci sono i personaggi femminili che, finalmente, iniziano ad essere sempre più protagoniste delle storie. E sul piccolo schermo, adesso, la donna non è più rilegata a ruoli marginali ma diventa sempre il motore centrale della narrazione. Regalando emozioni e soddisfazioni in termini di critica, pubblico e consenso. Non è un caso che, negli ultimi mesi, è sempre diventato più accesso il dibattito sulla disparità di paga salariale tra uomini e donne a Hollywood. E mentre crescono i ruoli e i copioni con donne protagoniste questi personaggi iniziano ad avere sempre più riflessi sull’attualità e sulla società.  Proprio per questo motivo abbiamo provato a fare una piccola analisi che personaggi femminili “più badass” che hanno dominato e stanno dominando il piccolo schermo. Donne che riscrivono un nuovo tipo di femminismo.

%image_alt%Tra le donne più toste delle serie tv non possiamo non citare Carrie Mathison (interpretata da Claire Danes) di Homeland. Partiamo da Carrie proprio perché rappresenta l’esempio di una serie di successo che ha una donna per protagonista principale. Tutto ciò che accade ruota attorno alle vicende di Carrie, un’analista della CIA che ha compiuto molte missioni all’estero. È un’agente brillante, una delle maggiori risorse della Cia nella lotta al terrorismo post 11 settembre. Ma Carrie è anche bipolare. Ed è proprio nei momenti in cui sfugge al controllo delle medicine che le sue intuizioni rendono al massimo raggiungendo il massimo della lucidità. Carrie non ha paura. Vive di emozioni che possiamo definire “precarie” e spesso vede la morte con gli occhi, segue il suo istinto e commette degli errori che potrebbero metterle a serio rischio la reputazione e la carriera. Carrie non ha paura di mettersi contro i vertici della Cia e ad agire con metodi non convenzionali e come una Cassandra d’occidente provare quella che è la sua verità. Una Carrie che puntata dopo puntata cresce, si evolve, impara a gestire il dolore. E dal dolore rinasce sempre più forte. Come la decisione presa di sottoporsi all’elettroshock per superare il momento di crisi, o, infine, la voglia e il coraggio di ripartire dopo quella terribile esperienza. E quando perderà l’amore della sua vita Carrie proverà a cambiare il destino della persona segnato che ama ma, nel profondo del suo cuore, sa che non c’era altra scelta. Perché la sicurezza viene prima: prima di qualsiasi affetto. Una Carrie che si trova più a suo agio nell’organizzare missioni di spionaggio che nell’essere madre. Forse è la cosa che, soprattutto all’inizio, la spaventa più di tutto. Carrie è uno dei personaggi più complessi e affascinati e che, meglio di tutto, rappresenta nel migliore dei modi le paure generate dall’attualità.

%image_alt%Se parliamo di donne toste non può mancare nel nostro elenco Claire Underwood (a cui dà il volto una Robin Wright eccezionale) di House of cards. Claire è una donna di classe, elegante, bellissima quanto cinica e spietata. E soprattutto è determinata e pragmatica. Nessuno può opporsi tra lei e il suo obiettivo. Del resto è l’unica che può permettersi di sfidare Frank Underwood. Lei lo conosce, sa i suoi pregi, i suoi difetti. E può provare a sfidarlo. Claire è fiera della sua libertà e punta a mantenere sempre la sua autonomia. Lei non si scompone davanti ai tradimenti del marito. Anche se la cosa è reciproca. E puntata dopo punta dimostra come qualsiasi situazione possa essere sfruttata a proprio vantaggio. Una Claire che si evolve, che sente stretto il ruolo di “first lady” e che vuole di più. Perché lei sa ed è consapevole di meritare di più. Per questo non si fa problemi a farsi nominare ambasciatrice delle Nazioni Unite e sfidare il presidente russo. Prima di prepararsi alla sfida con il marito stesso. È emblematico il il confronto tra Claire e Frank e nel finale della terza stagione quando il marito le dice: “La Casa Bianca non è abbastanza per te?”. Claire gelida risponde: “Sei tu che non sei abbastanza”. Frase che suscita l’ira del marito che il mattino seguente sarà abbandonato da Claire in piena campagna per le primarie.  E Frank sa che per vincere ha bisogno di Claire. Non solo per una questione di immagine ma perché senza Claire non sarebbe Frank Underwood. Il loro punto di forza è la coppia; e Claire ha sacrificato tutto per raggiungere e inseguire il potere. Claire si dimostra anche convinta della scelta di non avere avuto figli. Nella quarta stagione nel dialogo con la moglie del candidato avversario giunto alle presidenziali giunta con la famiglia alla Casa Bianca la donna chiede a Claire: “Pentita di non avere avuto figli?”. E Claire senza battere ciglio risponde: “E lei si è mai pentita di averli avuti?”. Insomma per Claire Underwood il potere o l’obiettivo prefissato non può essere raggiunto rispettando la morale comunale e le regole.

%image_alt% Visto che parliamo di regole e di morale non possiamo non citare la Gemma Teller di Sons of Anarchy. Gemma (a cui ha dato il volto e la voce per sette stagioni quell’attrice straordinaria di Katey Sagal) è la regina dei Bikers di Charming. Donna forte, così astuta, così caparbia e attenta. E soprattutto manipolatrice. Nulla che riguardi il club dei Samcro può sfuggire al suo controllo: sia l’ultima scappatella di un membro del club che  la pianificazione dell’ennesimo atto criminale. Gemma è la moglie di Clay Morrow, presidente dei Sons di Charming, e la mamma di Jax Teller il protagonista della serie. Gemma è una donna forte, conosce tutti i segreti. Cosa si nasconde dietro ogni azione che ha come fine il traffico d’armi e il club. Ed è con lei che Clay si confida. È in lei che Clay cerca lo sguardo d’approvazione prima di compiere l’ennesimo atto criminale. Prima di agire Clay deve avere l’approvazione di Gemma: il suo voto conta più di tutti. Gemma non è un personaggio semplice: non si fa problemi a gettare addosso lo skate alla ragazza con cui Clay la tradisce. Così come non si fa scrupoli a difendere sempre e comunque suo figlio soprattutto quando pensa di perderlo e quando inizia la relazione con il suo amore adolescenziale Tara. Gemma, però, come la cicatrice che porta sul petto nasconde nel cuore segreti terribili, cicatrici profonde di una vita fatta di sofferenze che hanno segnato il suo carattere. Fragile ma allo stesso tempo così forte da riuscire a nascondere per mesi lo stupro di gruppo di cui è stata vittima. Sa che svelare la verità comporterebbe una guerra senza fine a Charming; guerra che in quel momento il club non poteva permettersi. È determinata quando evade dall’ospedale e arriva in Irlanda per riprendersi assieme al club il nipote Abel. Non ha paura Gemma di affrontare nemmeno Clay quando capisce le sue macchinazioni e il dolore che potrebbero provocare a suo figlio Jax. Ed è così che Sons of Anarchy descrivere e racconta anche il dramma delle violenze in famiglia. Gemma prova a tenere testa a Clay prima di essere riempita di botte. Un fatto che cambierà il rapporto tra i due. “Un uomo ha bisogno di essere amato, le donne hanno bisogno solo di essere desiderate” ripete al suo nuovo compagno. E  Gemma compie anche in un momento di follia il gesto che cambierà le sorti della narrazione. Iniziando a creare per difendersi tutta una serie di bugie che apriranno una serie di conflitti senza fine che accompagneranno il finale della serie. Gemma agisce sempre per il bene della famiglia. Porta dentro di se segreti crudeli che ucciderebbero chiunque. C’è chi potrebbe definirla un mostro. Ma lei non lo è. È una madre che vuole difendere i suoi figli. E la sua forza principale sta nel riuscire a controllare proprio quei sensi di colpa e quella pressione che divorerebbero chiunque. Perché come ripete Gemma “vulnerability is liability no place for is in this life” (la vulnerabilità è un peso e non c’è posto per lei in questa vita). E forse la vera figlia dell’anarchia della serie è proprio lei.

%image_alt%Parlando di donne e famiglie non si può non citare il “fiume in piena” che ha investito i mercoledì sera americani da due anni a questa parte. Parliamo del ciclone Cookie Lyon (a cui dà il volto una splendida e brillante Taraji P. Henson) di Empire. Cookie è la donna che assieme al marito Lucious ha dato vita all’Empire Records. E per mettere assieme i soldi per dare vita alla propria etichetta discografica ha dovuto spacciare droga. Per questo ha dovuto scontare diciassette anni di carcere prendendosi la colpa di tutto e dando la possibilità al marito di costruire il proprio impero. Per diciassette anni Cookie è stata lontana dal marito, dai tre figli. E mentre Lucious metteva soldi su soldi e costruiva un patrimonio multimilionario, Cookie è stata costretta a vivere in una cella di pochi metri perdendosi i momenti più importanti della vita della sua famiglia. E la serie parte proprio dal giorno in cui Cookie esce dal carcere. Cookie è irriverente, vuole sempre avere l’ultima parola. Ma allo stesso è vera: dice sempre quello che pensa. Anche se la verità fa male o se si tratta di offendere chiunque. Non ha paura a sfidare il marito e o fare a pugni con la nuova fidanzata di Lucious. Il suo obiettivo?Rimettere insieme la famiglia, recuperare il tempo perso, far emergere i suoi “cuccioli” valorizzando il loro talento. E riuscire a riprendersi quella parte della società che le spetta. Cookie diventa una leonessa quando qualcuno si mette tra lei e la sua famiglia e soprattutto quando qualcuno ostacola i suoi figli. Come una leonessa graffia, punge e morde se è il caso. Perché “niente e nessuno può mettersi tra me e la mia famiglia”. Politicamente scorretta, irriverente, irascibile ma allo stesso tempo affettuosa, dolce e premurosa. E capace di riprendersi il controllo sulla sua famiglia come una madre sa fare nonostante gli errori commessi, le delusioni, i sensi di colpa e i drammi che caratterizzano la vita dei Lyons.

Bruno Apicella

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *