American Crime – La fine di un sogno

 

Ogni tanto capita che anche i grandi network americani ritrovino un po’ di coraggio e sicuramente l’hanno avuto quelli della ABC quando hanno deciso di produrre American Crime, un nuovo Crime Drama Anthology di grande livello. Il deus ex machina è il premio oscar John Ridley, vincitore per lo script di 12 anni schiavo, film che ha davvero fatto discutere il mondo. Un cast eccellente, a partire da Felicity Huffman, una delle casalinghe disperate ma soprattutto Bree di Transamerica, Timothy Hutton, le sorprese Caitlin Gerard e Richard Cabral, più molti altri come Penelope Ann Miller e Lili Taylor. Tutto veramente ben scelto e soprattutto ben recitato. Il tema sembra essere scontato già dal promo: il razzismo. Ma è davvero così? E’ una domanda retorica.

Ho scelto questo trailer perché dà un’impatto diverso rispetto al primo che ha diffuso l’ABC, anzi nessuno dei trailer riesce a rendere bene la complessità dell’operazione. La serie è stata lodata dalla critica, al pubblico è piaciuta, ma un po’ meno, ma c’è da aspettarselo, visto che il vero tema di fondo e la famiglia. Poi ci sono gli Stati Uniti e tutto ciò che li riguarda. Metacritic e Rotten Tomatoes hanno raccolto giudizi lusinghieri da parte degli “specializzati”, meno dagli spettatori. Però andando a leggere i giudizi negativi c’è scritto che è piaciuto ma è depressiva. Sorvoliamo.
Attenzione perché andando avanti potreste incorrere in elementi di trama, quindi metto uno:
Siamo a Modesto, centro della California centrale, non molto lontano da San Francisco, dove una notte viene uccisa una coppia nella loro casa a due piani. Lui è un “eroe di guerra”, lei è stata Miss Modesto. Un atroce delitto, pare che lei sia anche stata violentata. I colpevoli? C’è di mezzo un nero. Forse aiutato da ispanici. Tutto nella migliore delle tradizioni dell’incubo americano – al massimo di Fox News. Se che molti di voi sono come me molto felici della decisione della corte suprema americana sulla legalizzazione dei matrimoni gay in tutti i 50 stati, ma gli Usa sono qualcosa di terribilmente complesso. Fra il 2013 e il 2014 sono state approvate delle misure restrittive sull’aborto, fra le quali che le donne che scelgono l’interruzione di gravidanza sono costrette a guardare l’ecografia del nascituro. Torniamo a Modesto dove la polizia si mette in moto per le indagini – provocando non pochi disastri, fra cui coinvolgere un ragazzo di origine messicana che al massimo ha prestato una macchina per soldi. Nel paese che incoraggia l’iniziativa privata, fare soldi diventa il biglietto d’entrata per il riformatorio. La macchina della giustizia americana viene fatta vedere come una ferrovecchio, c’è il rischio che chiunque possa venire arrestato. E’ l’annoso problema della verità e della verità giudiziaria.
Poi ci sono le vittime. L’eroe di guerra, era un tossico, diventato poi spacciatore ed è stata la madre a spingerlo ad arruolarsi. Miss Modesto aveva due amanti e non è stata violentata quella sarà, non è mai stata violentata. Ci sono bianchi, neri, neri islamici, afroamericani, protestanti, cattolici, messicani, ispanoamericani e tutte le etnie e minoranze possibili. Siamo tutti minoranze, pronti a metterci l’uno contro l’altro. Sopra tutto questo c’è uno stato pesante, oppressivo, che non ha una strategia di sviluppo, che non sa cosa fare se non l’uso della forza e l’uso della repressione. Questa è la confusione che vive l’Occidente in ogni sua manifestazione. Non dico di più perché è difficile dire di più, perché come nella realtà ognuno è vittima con i suoi motivi, i suoi fantasmi, la sua rabbia e il suo dolore. American Crime è la fine del sogno occidentale, specialmente made in Usa, come lo abbiamo sempre immaginato. Capisco che possa essere stato fastidioso vederlo per molti negli Stati Uniti, lo è stato anche per me qui in Italia, perché non dà molte speranze, se non ad uno solo dei protagonisti. Uno di quelli a cui il trucco di riuscire a guadagnare sulle disgrazie altrui non riesce e si ritrova in Messico, da dove è partito, dove ha una figlia e una donna, dove ha ucciso qualcuno per difesa.

Iniziato da poco anche il secondo ciclo di True Detective ambientato anch’esso nella California centrale. Hanno qualcosa in comune? Nulla nella trama, perché se American ha poco del genere, ma molto degli stereotipi da stravolgere, True Detective è una sorta di rivoluzione del genere noir. La cosa in comune è che finalmente la scrittura non solo è protagonista ma è regina e comanda, sempre accompagnata dalla regia. Si è sempre detto che la scrittura nelle serie tv è molto più importante che al cinema – vero – ma ora stiamo entrando in una nuova fase, dove si potranno superare i confini tradizionali del genere e dello stereotipo, come una nuova sfida. Anche se questo non avrà subito successo.

1 pensiero su “American Crime – La fine di un sogno

  1. Pingback: Mr. Robot, chi ha vinto davvero? - Io e Orson

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.