#3giugno Cultura e Scienza sono chiacchiere per riempirsi la bocca? Anche peggio

Ieri c’è stato un grave lutto per la cultura italiana. E’ venuto a mancare Paolo Fabbri, semiologo ed intellettuale conosciuto e riconosciuto in tutto il mondo che ha saputo esplorare i linguaggi della cultura e dell’arte. Allievo di Umberto e Roland Barthes, Fabbri è stato anche un operatore culturale che ha diretto festival di cinema. Ho avuto la fortuna di conoscerlo e di seguire dei suoi seminari e oltre ad un intellettuale posso testimoniare che se ne è andato un vero signore. Volevo scrivere qualcosa che lo ricordasse in maniera più dettagliata, che lo raccontasse. Poi mi sono fermato. E mi sono chiesto per chi lo sto scrivendo?

Hans Gadamer, filosofo tedesco che insieme ad Heidegger è stato il più celebre esponente dell’ermeneutica ha scritto:

La cultura è l’unico bene dell’umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire diventa più grande.

Karl Kraus, ancora un tedesco, ha scritto un bellissimo aforisma:

Quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l’aspetto di giganti.

Altre volte ho scritto su questo blog di come la cultura oggi sia odiata, sia vista come un nemico. Lo è sempre di più quando Donald Trump e Matteo Salvini con una Bibbia in mano. Come fece Hitler.
La cultura come la scienza porta dubbio ed il dubbio porta sempre a pensare.
Sia chiaro che il mio non è un discorso contro la religione, io sono per una piena libertà religiosa, credo che sia una scelta di ogni individuo che però non deve condizionare la vita degli altri. Mi spaventa quando la religione diventa strumento di lotta politica.
Questo è un discorso, però, che non voglio fare ora e forse che non voglio fare più perché in un periodo dove basta citare due numeri e sentirsi scienziati.
Stiamo sentendo delle cose allucinanti riguardo la cultura e la scienza. Gente che parla di come “sia stato iniettato il 5g con delle iniezioni al mercurio”!
Cose che neanche nella più sfrenata fantasia di uno scrittore di fantascienza ma che vengano dette da questa masnada di complottisti che occupa social e piazze.

C’è una gara a chi è più “immunologo” dell’altro quando poi non si sa neanche che cos’è l’immunologia. Ha detto bene Silvio Garattini in un’intervista:

“Se una persona dice che Dante Alighieri non ha scritto la Divina Commedia viene preso per pazzo. Se dice che i vaccini portano malattie gravi senza una prova si dice che è libertà di espressione”

Lo pensava anche Brian Lee Hitchens, un autista della Florida, che non ha mai creduto che il virus covid-19 fosse realmente una minaccia fino a quando non si è ammalato insieme alla moglie. “Pensavamo che il governo lo utilizzasse per distarci – ha dichiarato alla BBC – e che avesse qualcosa a che fare con il 5G. Per questo non ci siamo attenuti alle regole e quando siamo stiamo stati male non ci siamo rivolti subito all’ospedale”.

Brian e la moglie si sono ammalati i primi di maggio ma hanno atteso a lungo prima di chiamare i soccorsi. “Avevamo letto teorie cospirazioniste online e pensavamo che fosse tutto un inganno, o al massimo una semplice influenza”, aggiunge Brian. La moglie è ancora sedata e non sta rispondendo bene alle cure, già prima di contrarre il virus soffriva di asma. Brian è stato accusato da altri complottisti di essersi venduto. Intanto la moglie sta morendo.

Vedo un uso estremamente improprio dei dati e soprattutto del linguaggio necessario ad interpretarli! Non bastano i numeri, i dati non sono la scienza, serve la conoscenza per interpretarli. Invece il linguaggio si usa in maniera apparentemente consapevole ma in realtà il linguaggio è soverchiante e dà solo l’illusione del “potere”. La tuttologia è la scienza più diffusa, perché l’accesso alle informazioni grazie al web ha dato l’illusione del “potere” , inteso come verbo. Ho l’impressione che contro il web si stia creando un movimento stile “cattiva maestra televisione” alla Popper, evoluzione tipica nella dieta mediatica di massa. Credo però che la responsabilità sia di una educazione agli strumenti critici base del linguaggio. Anche perché i numeri al grande pubblico hanno dato un’altra illusione, quello della scienza facile come se fosse riparare una finestra. Vedo un profondo abuso dei media con il concetto di libertà di espressione. La libertà se non è accoppiata alla responsabilità è solo un insieme di chiacchiere che continuano nella generazione di altro odio.
Si parla di cultura e scienza giusto per sciacquarsi la bocca, ma intanto l’unico interesse è la ripresa del campionato di calcio, con la scusa delle maestranze che ci lavorano. Panem et circenses dicevano i latini. Il settore dello spettacolo delle cultura impiegano moltissime persone eppure non mi sembrano che vedo lo stesso interesse.
Quando muore un intellettuale muore una possibilità del pensiero ed è il pensiero che apre la possibilità di trovare una soluzione alle questioni che viviamo.


Albert Camus ha scritto:

L’uomo di per sé non è nulla. E’ solo una possibilità infinita. Ma è il responsabile infinito di questa possibilità.

Io sento sempre di più un abbandono della responsabilità, è sempre colpa di qualcun altro, dalla politica al grande capitale, dagli alieni a chissà chi altro.
Francamente mi chiedo che senso ha continuare a parlarne e portare avanti certe questioni ed istanze. Si fa prima a mettersi un gilet da parcheggiatore ed urlare al complotto. Sicuramente arriverà qualcuno ad applaudire.
Intanto il pensiero e la cultura muoiono in un silenzio assordante.

 

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