#1giugno Linguaggio: parlare di guerra e poi non volere il dopoguerra

“E’ una guerra!” è una frase che in questi mesi è risuonata nell’aria, sugli smartphone, in tv più di “Ciao sono io”. Un’espressione che ha la maggior parte non solo degli attori istituzionali e non a proposito della pandemia di Covid 19 ma che alla fine è entrata nel linguaggio comune. Adesso che siamo entrati nella fase 2 sembra che nessuno si ricordi più il tanto decantato spirito di unità nazionale, quello del “ce la faremo” e dei tricolori alle finestre. Quando sento il Alberto Zangrillo dire “Il Covid dal punto di vista clinico non esiste più” mi chiede non se sappia quello che dice, ma se si prenda la responsabilità di quello che dice per l’importanza che comporta!

Quelle di Bonomi, presidente di Confindustria mi stupiscono molto di meno. A proposito rimarrei stupito del contrario e mi sorprendo sempre chi vede in Confindustria un’associazione che punta al benessere dell’intera popolazione del nostro paese, quando in realtà è un’associazione di categoria che punta a fare gli interessi di una sola categoria. Certo andrebbe detto a Bonomi che non sostenere l’intera popolazione significa anche deprimere la domanda interna del consumo, ma credo che lui sappia molto bene come funzionano i meccanismi base dell’economia.

Luca Zaia, governatore del Veneto si unisce al gruppo revival dello “Spezzeremo le reni alla Grecia”, però lo fa con ritardo stavolta! Strano per chi punta a rubare la leadership della Lega al lombardo Salvini. La Grecia riapre all’Italia ma chiede il periodo di quarantena per quattro regioni del nord italia, le più colpite dalla pandemia. Zaia tuona “non ci rivedranno più!” Credo che fra 18 mesi Santorini, Mykonos, Atene ed altre destinazioni greche pulluleranno di italiani, Covid permettendo s’intende.

Fare i conti col linguaggio e col virus

I limiti del mio linguaggio costituiscono i limiti del mio mondo. Tutto ciò che io conosco è ciò per cui ho delle parole.

Questa frase di Wittgenstein dice moltissimo del momento che stiamo vivendo e di come le parole, la lingua ed il linguaggio, siano i nostri primi arnesi e di conseguenza le nostre prime armi. Siamo passati dall’emergenza al fatto negazionismo. Negazionismo non come se il virus non ci fosse stato, ma che sia già passato e che è tutto finito. Molti diranno che in fondo si tratta di parole, quello che conta sono le azioni! Siamo in pieno clima di revival di questo “azionismo” maschiale, però io preferisco citare il tedesco Heidegger, uno dei più importanti filosofi del secolo passato, che diceva:

L’uomo si comporta come se fosse il modellatore e il padrone del linguaggio, mentre in effetti il linguaggio resta il padrone dell’Uomo.

Conoscere l’alfabeto, conoscere le regole della grammatica, conoscerne la sintassi non significa assolutamente sapere cosa si sta dicendo nel momento esatto in cui si parla o scrive. Abbiamo tutti quelle sensazioni di “Oddio ma cosa ho detto?” oppure quando non ci vengono le parole per esprimere un concetto, per non parlare di quanto tempo passiamo a spiegare quello che abbiamo detto o scritto!

Il linguaggio opera interamente nell’ambiguità, e la maggior parte del tempo non sapete assolutamente nulla di ciò che dite.

Questa frase è di Jacques Lacan, psicanalista e filosofo francese, grande studioso del linguaggio.
Un’altra frase che voglio citare è quella di Jean Baudrillard, uno degli il cui pensiero mi ha influenzato molto, che dice:
Due situazioni interessanti: quando il pensiero va più veloce della lingua, quando la lingua va più veloce del pensiero. Il peggio, è quando il pensiero e il linguaggio vanno di pari passo: lì comincia la noia.

Filosofi, poeti, scrittori, artisti e tanti altri. Tutta gente che ha a che fare con la grande avventura del linguaggio e del suo labirinto, con le tante scienze del linguaggio. Si sta instaurando una nuova convinzione, me ne sono accorto bighellonando sui social, che l’unica vera scienza sia quella dei numeri, cioè quella che dà certezze! Non mi perdo in un discorso su come la scienza non è ciò che esprime una calcolatrice e che anche i numeri sono un linguaggio, mi permetto di rilevare come il linguaggio sia un’arma impropria e che chi ha una carica rappresentativa o parla con il pubblico dovrebbe tentare di imparare le regole base prima di parlare.
Quello che stiamo vivendo non è un dopoguerra della pandemia, ma, forse la coda o l’ultima fase, io lo spero, di questa emergenza. Se la curva dei contagi risalisse in seguito alle aperture o alle vacanze poi come lo giustificheranno? Mi sembra che si stia tentando di giocare un gioco estremamente pericoloso con la vita di altri.

Buongiorno e scusate il disturbo.

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