#29maggio Il ricordo di Franca e la questione femminile

Oggi sono sette anni dalla morte di Franca Rame, donna straordinaria, attrice anche di più è protagonista della vita civile italiana. E’ strana la vita di Franca, che viene da una famiglia che ha fortissimi legami con il teatro dei burattini e quello per l’infanzia. Un destino scritto. Tante cose però non erano scritte nel suo destino, o almeno non lo sapeva. Come l’impegno politico e quello in favore della donne. A partire dalla fine degli anni settanta Rame partecipò al movimento femminista: cominciò a interpretare testi di propria composizione come Tutta casa, letto e chiesaGrasso è bello!La madre. Nel 1971 sottoscrisse la lettera aperta pubblicata sul settimanale L’Espresso sul caso Pinelli. Poi arrivò il 1973 e il terribile stupro.

 

Il 9 marzo 1973 Franca Rame fu costretta a salire su un furgoncino da cinque uomini appartenenti all’area del neofascismo, dai quali fu poi stuprata a turno e torturata. La vicenda fu ricordata a distanza di tempo nell’opera Lo stupro, del 1981, parte dello spettacolo Tutta casa, letto e chiesa. Il procedimento penale si concluse solo nel febbraio 1998, ben 25 anni dopo, comportando la prescrizione del reato. L’esponente dell’estrema destra milanese Biagio Pitarresi, confermando quanto detto nel 1988 dal neofascista e criminale comune Angelo Izzo, ha dichiarato in quell’anno che lo stupro fu “ispirato” da alcuni ufficiali della Divisione Pastrengo dei Carabinieri e citò alcuni nomi degli stupratori: Angelo Angeli, “un certo Muller” e “un certo Patrizio”, neofascisti coinvolti nel traffico d’armi, che agivano come agenti provocatori negli ambienti di sinistra e come informatori dei carabinieri. Queste sono tutti elementi conosciuti e acquisiti, nessuno sta inventando nulla.

Il generale dei Carabinieri Nicolò Bozzo, riguardo a questa vicenda, affermò che un crimine del genere non nasce a livello locale, suggerendo dunque che dietro l’avvenimento ci fosse una volontà molto superiore rispetto a quella dell’allora comandante della Pastrengo, Giovanni Battista Palumbo (iscritto alla P2). Bozzo ha inoltre confermato che la notizia dello stupro fu accolta con “manifestazioni di contentezza“.Durante l’inchiesta sulla strage di Bologna venne trovato un appunto dell’ex dirigente dei Servizi Gianadelio Maletti, che raccontava di un violento litigio tra due generali: Giovanni Battista Palumbo e Vito Miceli (capo del Servizio Informazioni Difesa, dal 18 ottobre 1970 al 30 luglio 1974 e coinvolto nell’eversione nera, poi deputato del Movimento Sociale Italiano e dipendente dal Ministro della Difesa Mario Tanassi). Palumbo stesso, si leggeva nella nota di Maletti, durante la lite aveva rimproverato a Miceli “l’azione contro Franca Rame”.

So che ad alcuni questo può sembrare fantapolitica, eppure è successo, nel nostro paese, questa è la nostra storia: dimenticarla è un crimine! Come criminale è pensare che la questione femminile sia solo una faccenda di quote rose e imprenditoria femminile. Io ho avuto la fortuna di incontrare delle donne meravigliose nella mia vita che mi hanno convinto di quanto noi uomini abbiamo solo che da imparare da loro. Una di loro era la mia prof. di storia e filosofia, oggi una splendida amica, che mi ha insegnato la fatica delle donne in tempo di guerra.

Fra le tante donne che ho avuto la fortuna di incontrare c’è stata anche Franca Rame, grazie ad un’amica scenografa. Ho potuto chiacchierare con lei oltre mezz’ora. Dopo l’unica cosa che sono riuscito a dirle è che era bellissima. Lei mi sorrise mi baciò una guancia e mi disse con simpatica complicità e leggerezza: “Neanche tu sei tanto male”.
Ridemmo insieme. Questa è la bellezza che amo delle donne, quella capacità di muovere senso, forza e leggerezza insieme. Gli uomini che uccidono e fanno male alle donne, uccidono loro e se stessi. Oggi ricordo Franca così e il suo volto leggero che trasmetteva forza.

Buongiorno e Scusate il disturbo

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