#videomessaggio: si vabbè, ma poi?

#videomessaggio: si vabbè, ma poi?

Nessun riferimento al governo, nessun accenno alla decadenza. Berlusconi va in scena col suo videomessaggio, che tanto rumore ha fatto, sfruttando i suoi cavalli di battaglia: i giudici comunisti e la sinistra italiana che l'ha fermato con mezzi illeciti.

Ricomincia con il leitmotiv del liberalismo/liberismo, che nessuno gli ha detto che liberale significa credere nell'equilibrio dei poteri, mentre lui parla di giudici come "impiegati dello stato non eletti". Se la prende con quei partitini che non gli hanno dato la maggioranza impendendogli di governare, si l'ha detto ancora, poi l'invito a scendere in campo. Dito puntato verso lo spettatore che si sente chiamato alle armi, speriamo metaforiche, per entrare in Forza Italia, o nella salma riesumata. Finisce su una salva di forza italia, dopo essersi anche definito uomo di sport, l'unico guizzo veramente comico.

A parte il fondotinta Berlusconi è moscio.Doveva fare un uragano, mentre si è trattato di una pioggerella e non serviva neanche l'ombrello. Il governo non cadrà, è abbastanza chiaro a tutti. Sono piuttosto curioso di sapere come pitonesse, falchi e colombi, traduranno le parole del capo, ma è evidente che Silvio non scalda più.
L'unica speranza è vederla impegnata in qualche comunità dei servizi sociali che rilancia la campagna elettorale, potrebbe andare in mezzo ai braccianti per la raccolta dei pomodori e candidarsi col PD. Se fossi in loro starei attenti…

Utopia Made in UK

Utopia Made in UK

Abbiate la pazienza di cliccare sul tasto play per far partire la musica, proprio quel tasto vicino al box giallo con scritto UTOPIA.

Se tutto è stato eseguito correttamente state ascoltando un assaggio del tema principale di UTOPIA, serie tv di Channel 4, uno dei migliori prodotti tv del 2013, forse anche qualcosa di più. E’ utile? SI, perché vi aiuta ad entrare nel mood di una serie molto diversa dal solito panorama a cui si è abituati. 6 episodi, una seconda stagione già commissionata, che ruotano intorno ad un gruppo di seguaci di un fumetto, semi-clandestino, che si chiama The Utopia Experiments, una sorta di allegoria su cosa sta preparando il comparto di Big Pharma per la salute(?) degli esseri umani. Fortemente complottista, ma con toni e modalità totalmente diversi.
Se siete appassionati di serie stile Misfits o Black Mirror non potete perdervi Utopia, anzi forse siete già con un piede avanti. Non siete convinti? Allora guardatevi la scena di apertura della serie.

Siamo molto lontani dagli standard cospiratori made in Usa, sembra di essere su un pianeta sconosciuto se siete abituati a prodotti, ottimi, come Homeland, se poi il vostro riferimento sono I Cesaroni o RIS, lasciate perdere. Solo questi pochi minuti sono ricchissimi esteticamente o iconograficamente, soprattutto per la predominanza di certi colori e delle forme morbide, anche degli stessi attori.
Il primo episodio è un po’ uno scoglio difficile, anche se col passare dei minuti si scivola lentamente nella storia, si rimane con la domanda “Where is Jessica Hide” e soprattutto su cosa sia questa influenza russa.

Uno dei claim della serie è sicuramente Adjust or die, adattati o muori, perché tutti i personaggi sono soggetti a cambiamenti repentini, a fazioni che si fanno e si disfanno, a complotti, veri o presunti.

Gli ascolti sono andati benissimo tanto che David Fincher, proprio quello di Fight Club, anche lui impegnato nella produzione di House of Cards con Kevin Spacey, altra serie incredibile del 2013, è interessato ad un remake per il pubblico americano. Dennis Kelly, creatore della serie, che aveva lavorato già per Spooks, possiede davvero il dono di confondere e affascinare coi continui colpi di scena che mette in piazza. Non è così facile creare una trama come quella di Utopia in soli sei episodi. L’universo fumettistico invade letteralmente il mondo di Utopia, con i suoi paesaggi dai colori saturati al massimo. Sembra quasi di vedere un catalogo di Instagram, soprattutto per l’uso di certi filtri. Utopia trascina il mondo reale, fino a smarrirne i confini. Molte sono le questioni lasciate in sospeso con la prima stagione ed era impossibile non ne producessero una seconda. Si resta smarriti all’inizio, ma dopo si entra nel gioco su cosa sia davvero Utopia e se sia più o meno reale.

Alla fine, siamo arrivati alla fine!

Due video, lo scontro Santanchè – Travaglio, da La Gabbia, nuovo programma di Paragone su La7 del nuovo corso di Cairo, e l'intervento del deputato M5S, che concentra una controstoria degli USA, complottismo in Parlamento.

Tutto questo è necessario?

11 Settembre: il business del ricordo

11 Settembre: il business del ricordo

Puntuale come ogni anno, almeno da quando esiste il calendario, è arrivato l'11 Settembre,col suo doppio anniversario: il golpe in Cile, che portò alla morte del presidente Allende dittatura del generale Pinochet, e quello dell'attacco alle Twin Towers di New York.

Viviamo in un momento in cui il ricordo, inteso come anniversario e celebrazione, è un grandissimo business, ma, soprattutto, una dimensione consolatoria, che ci ricorda l'incapacità di affrontare il futuro, o la sola idea di futuro. L'ha scritto bene Marc Augè, nel suo ultimo libro, Futuro, che viviamo nella dittatura del presente, l'avevano compreso Virilio e Baudrillard coi loro studi sulla dromoscopia, la velocità e l'automobile, tanto che il secondo scriverà:

Correre in macchina è una forma spettacolare di amnesia. Tutto da scoprire, tutto da cancellare.

L'estetica grassroots e patchwork, di cui la brutta immagine scelta per il post ne è esempio, testimonia una mancanza di orientamento. Qui inserisce, però, il desiderio di identità, per cui ti devi schierare. Quindi se sei progressista ricordi Allende, se sei conservatori le Torri Gemelle. A farne le spese è la storia, sempre meno studiata e ragionata, come quel filone sullo scontro di civiltà testimonia, è il pensiero, per cui bisogna sbrigarsi perché domani è un altro anniversario, quindi altra coccarda colorata, altri hashtag, altri show televisivi e tutti gli annessi e connessi, perché oggi il ricordo deve coinvolgere, ma questo coinvolgimento deve essere VISIBILE E SHAREABILE (scusate l'orrido neologismo, ma rende bene l'impronta social). Quindi il ricordo deve essere comprato, pagato e condiviso, togliamoci dalla testa la dimensione privata e intima del lutto. Se poi ci riusciamo ne dobbiamo creare altri. Ci sono tanti 11 settembre da scoprire. Come questo.

Io detesto Renzo Martinelli, trovo sia una di quelle persone che non ha correttezza storica, ma soprattutto a cui interessa presentare un punto di vista e uno solo, senza curarsi non delle conseguenze, ma di tutti gli aspetti di una questione. Martinelli non fa film per essere visto, ma lavora per essere prodotto, dimostrazione che esiste nel business del ricordo, della nostalgia una dialettica fra potere e consumo, entrambe necessari alla creazione del consenso e alla sua diffusione. La politica stessa lavora per lo spettacolo, la crisi siriana ed il comportamento di Obama ne sono un esempio, si lavora per l'industria e sul marketing emozionale.

Guardate questo video, una parodia, come è efficace.

D'accordo questa è una parodia, però fa sempre impressione sentire qualcuno che dice "è il presidente bisogna sostenerlo". Come fece Britney Spears nel film di Micheal Moore.

Le deleghe in bianco sono sempre pericolosi, figuriamoci quelle sui ricordi, ma questo è il post-presente.

Sacro GRA e la candid camera: esiste la realtà?

Sacro GRA e la candid camera: esiste la realtà?

Stamattina, finalmente deciso a tornare a scrivere, capito su un video pubblicitario della LG, produttrice coreana di tecnologia, la seconda dopo la Samsung. Classica candid camera dove al posto della finestra viene messo uno schermo da 84 pollici con un risoluzione incredibile, talmente incredibile che i malcapitati che vedono un missile, o un meteorite che arriva dal cielo lo scambiano per realtà. Guardate voi.

La mia opinione è che sia preparata, ma il punto non è questo. Io considero la candid un genere morto, se non qualche esempio intelligente, dove diviene un mezzo per un disvelamento di qualcosa di complesso. Anche il classico stratagemma poliziotto buono-poliziotto cattivo è un esempio di candid, cioè si crea una situazione per vedere le reazioni di qualcuno o qualcosa. Si costruisce un racconto per misurare un’incognita, però molti la confondono come qualcosa di reale, o meglio che raccolta la realtà.

E’ un tema complesso quello del racconto della realtà, tornato fortemente alla ribalta per la conquista del Leone d’Oro da parte di Sacro Gra, documentario di Gianfranco Rosi sulla variegata popolazione che vive ai bordi di Roma, intorno alla principale arteria stradale, cantata anche da Corrado Guzzanti. Comunque la capitale si estende ben al di là del raccondo.

Per quello che ho potuto vedere, circa una sola mezz’ora, il film è molto interessante e spero di vederlo quanto prima. La cosa che invece mi preme sottolineare è questo concetto, sfuggente, difficile, complesso, del racconto della realtà, che spesso viene sovrapposto alla realtà stessa. Un racconto non può essere la realtà, perché è un costrutto di finzione. Anche nel documentario si porta una porzione della realtà, c’è un’idea iniziale e poi la raccolta dei documenti, i filmati, che dopo vengono montati.

Ciò che si fa normalmente in un film con la sceneggiatura, in un documentario lo fai con il montaggio. Sgombro il campo da ogni dubbio, a me il documentario piace, ne ho visti tanti, alcuni bellissimi, ma per me siamo sempre nel campo delle opere di finzione, non nella realtà. Neanche una webcam riproduce una realtà (sai che noia poi!), perché è una sceltà, personale, passa attraverso l’apparato percettivo di una persona, che non può essere mai del tutto oggettivo, perché c’è sempre di mezzo una coscienza. Onore al merito a Bernardo Bertolucci per aver premiato Rosi e a Barbera per averlo portato alla mostra. Il premio deve far riflettere su una cosa, per me, che nel nostro paese c’è la voglia, la necessità, di raccontare la realtà. Con tutti i mezzi possibili.