Stelle Schizofreniche

Stelle Schizofreniche

Alcuni giorni ho scritto un post sul nuovo corso dei Cinquestelle e della comunicazione di Beppe Grillo, proprio il giorno dell'attacco a Rodotà. Poi è rimasto lì. Da lì sono seguiti la rivendicazione delle commissioni di vigilanza Rai e del Copasir, il comitato di controllo dei servizi di sicurezza del nostro paese. Lo pubblico ora, perché credo che ci sia molta confusione attorno al movimento e, forse, anche al loro interno, vista anche la decisione di andare nelle trasmissioni televisive ora.

"…un ottuagenario miracolato dalla Rete, sbrinato di fresco dal mausoleo…" Si, dai Beppe, Rodotà è…ma come? Fino all'altro giorno Rodotà era il candidato presidente, il salvatore della patria, una garanzia di democrazia e ora che è successo?
E' successo che Stefano Rodotà ha detto qualcosa contro il portavoce maximo dei cinquestelle. "…Serve un cambiamento di passo. La rete da sola non basta…" Professore questo l'abbiamo detto in parecchi e capisco che lei citi Obama, uno che ha unito la presenza in rete ad una forte attività sul territorio e che oggi sta conducendo le sue uscite pubbliche in pieno stile Clinton, anzi molto meglio di lui. Basta ricordare le immagini di qualche giorno fa insieme al governatore del New Jersey, un repubblicano. Invece Grillo è in piena crisi di nervi. E non solo lui, ma anche il resto dei cinquestelle.
"Il risultato delle amministrative è bugiardo perché in realtà abbiamo vinto noi" ha sentenziato Grillo. Con una serie di dati sui voti assoluti e non sulle percentuali, mostrando come siano cresciuti quelli della sua lista. Non ha detto nulla di falso, solo che c'è una piccola dimenticanza, un'inezia, un particolare: i conti si fanno sui voti espressi dai cittadini che hanno votato! Poi quando gli dici "quanti sindaci e consiglieri avete fatto eleggere?", il Beppe storce il naso e ti scrive un post al vetriolo, come ha fatto oggi, dove se l'è presa con Rodotà, Renzi e Civati. Renzi ha detto che il m5s si spaccherà, raccomando al sindaco di Firenze di usare il gerundio presente, perché "si sta spaccando", lo dimostrano anche le accuse della capogruppo Lombardi alle ipotetiche Spie di merda– sempre delicata lei – e si vede anche da come si discuta ancora del fattore Diarie. Ha dichiarato, la Lombardi: "Il Movimento 5 Stelle è praticamente sotto “assedio” e tu, deputato che fai la spia con i giornalisti, sei una m…a, chiunque tu sia”. Chiaro sintomo di schizofrenia che attanaglia la leadership del partito, pardon movimento, come l'attacco alla Gabanelli dopo la puntata di Report che parlava degli incassi del blog.

Io non ho simpatie né per Renzi, né per Civati, ma dire che il "buonino" Pippo, non si accorge delle magagne del suo partito, francamente, è travisare la realtà.
Quando Bersani disse, in un precedente turno delle amministrative, che il Pd non aveva perso, ma aveva non vinto, frase passata alla storia, ci fu una ridda di reazioni forti, e stavolta le dichiarazioni di Grillo stanno sollevando molti malumori anche in casa cinquestelle, verso lui e il riccioluto Casaleggio. Si contesta di aver sprecato una grande occasione, il mancato accordo con chi potesse aprire strade o di governo o di influenza, verso provvedimenti più al paese. Invece no! Ora la parola d'ordine è fermare una possibile emorragia di parlamentari verso il Pd, anzi il Pdmenoelle:"Chi si e' candidato per il M5S al Parlamento e vuole un accordo con il pdmenoelle scordandosi degli impegni elettorali e della sua funzione di portavoce per realizzare il nostro programma, e' pregato – avverte – di avviarsi alla porta".

Qualcuno lo farà, ne servono un paio che inizino la transumanza, ma nessuno sa come potrebbe finire. La questione, non capita, è che ora sono in Parlamento e che le cose sono diverse. Stanno seguendo lo stesso iter della Lega Nord quando entrò nei palazzi del potere, ma così non ha senso continuare quella politica, perché manca il radicamento territoriale e la mitologia della Padania, che rilanciò il partito di Bossi. Quindi o Grillo s'inventa un sogno, tipo il grande eden pentastelluto, oppure capisce che deve fare un passo in avanti e che anche i suoi sono dentro la casta e rischiano di rimanerci intrappolati.<

PS :C'è ora chi chiede scusa sulla rete, anche quelli più seguiti, per aver dato credito a Grillo e ai suoi, mentre il vate riccioluto serra le fila e si intensificano gli interventi di Travaglio e degli altri. Non si tratta di credito, si tratta di capire come si fa a prendere sul serio chi ha sempre fatto dell'insulto un programma politico.

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Auguri Aida

Auguri Aida

E' singolare che proprio oggi, 32 anni fa, moriva Rino Gaetano, cantautore che ha vissuto alterne fortune, ma che ora è icona della canzone italiana. Un ricordo che cade proprio nella festa della Repubblica Italiana, quella sobria, quella d'austerity, senza le frecce tricolori che volano sulle teste della gente, coi reparti militari, della croce rossa e, da qualche anno, dei volontari a ranghi ridotti. Vecchia, superata, vuota e tanto altro vengono fuori dai social di questa mattina. Non lo nego, però mi viene in mente che ogni struttura, dal villaggio alla metropoli, dalle grandi democrazie alle dittature, hanno tutti le loro cerimonie. Anzi hanno bisogno di una loro liturgia.
Questione di identità e appartenenza.

Forse la cosa che potremmo fare è pensarne di nuove. Una nuova retorica.

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Sta zitta che sei femmina

Sta zitta che sei femmina

Fabiana Luzzi è morta. Lo sappiamo tutti che è l'ennesimo vittima di quella tragedia che porta il nome di femminicidio. Non tutti sanno che visto che la vittima calabrese si è tentato di far passare un luogo comune: i femminicidi sono roba da Calabria o al massimo roba da Sud. Perché? Perché è comodo, perché molti operatori dei media amano i luoghi comuni, sono molto facili da spacciare, non c'è bisogno di fare approfondimenti, sono molto comodi anche perché rafforzano la parte dei negazionisti. E'una roba da terrori in fondo, avrà esclamato qualcuno e queste cose sono andate in scena. Se siete abbastanza forti, magari ascolterete la puntata di Melog, programma di Radio24 condotta da Gianluca Nicoletti, che stimavo, ma ora sento che devo un po' rivedere il mio giudizio. Tutto parte dalla famosa lettera della trentenne calabrese,Francesca Chaouqui, che racconta la sua esperienza di fuga dalla Calabria, che generalizza per tutte le calabresi. Alla lettera ha ben risposto, sempre sullo stesso blog, lo scrittore anche lui calabrese, Biagio Simonetta, con un'altra lettera. Si dirà, ma quello è un uomo che ne sa! Però va detto che la direttrice delle relazioni esterne della Ernst&Young ha il padre marocchino. Io lo scrivo solo ora, perché altrimenti si sarebbe cercata l'altra scorciatoia, quella dell'Islam repressiva e patriarcale, tutte pronto per rimandare il problema sempre da un'altra parte.

Non esiste una mappa del femminicidio nel nostro paese, ma da alcuni calcoli non è localizzato a Sud, ma ben distribuito in tutto il territorio italiano. Non basta poi che la sociologa Renate Siebert, allieva di Adorno, professoressa all'Unical, grande nome negli studi femminili, abbia dichiarato:

Una storia come questa potrebbe essere accaduta in qualsiasi altro posto d'Italia. Trovo assolutamente razzista e aberrante che si possa parlare, in questa vicenda, di specificita' calabrese…

Per come conosco la Calabria – aggiunge Renate Siebert – devo dedurre che chi sostiene queste tesi e' sostanzialmente razzista. Per questo non condivido che si possa parlare di specificita' calabrese

Renate Siebert

Non basta ancora. Come non è bastato il post di Loredana Lipperini sul negazionismo, Il Fact-Screwing dei negazionisti, che non ci hanno risparmiato il siparietto fra Cruciani e Becchi in una puntata della Zanzara in cui c'era la frase: fra un po' se guardi un culo è femminicidio! Il link ve lo risparmio, perché è una boutade, anzi una stronzata.

Spero basti, ma ho i miei dubbi, il bellissimo articolo di Adriano Sofri oggi su Repubblica, un analisi lucida e piena di passione, in cui si sottopone anche i corpi delle prostitute straniere uccise,mutilate e bruciate. Ci dobbiamo guardare allo specchio anche in questo caso. Fate caso che in queste occasioni i titoli sono nigeriana, albanese, moldava, prostituta, ecc. Poche volte si dice donna. Qui c'è un problema di linguaggio, problema forte e per fermare la violenza sulle donne bisogna ricominciare dalle cose quotidiane, proprio dalla lingua, e dalla rappresentazione che anche noi maschi diamo del mondo femminile.

Ho già parlato del caso di Fabiana Luzzi qui su Orson, La Calabra Fenice, era un link che radunava due post che tentavano di vedere altri orizzonti della vicenda. Ho scelto questo titolo perché così si chiama una bella iniziativa della Efferre Communication, piccola agenzia di comunicazione calabrese dell'amico Francesco Rende: #cittacatusifemmina. Ho chiesto ad amiche, conoscenti, giovani e meno, che hanno deciso di metterci la faccia. Sono tutte calabresi. Una piccola che testimonia come questa regione non è l'inferno delle donne, ma non nega che esiste il problema nel nostro paese. Se si farà una cosa del genere per gli uomini, beh io ci metto la faccia.

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