Fissa l’#S4 e lo vinci

Fissa l'#S4 e lo vinci

Ve lo ricordate quel gioco dove dovevate guardare un altro negli occhi e non ridere altrimenti perdevate? Una cosa simile l'ha fatta la Samsung in Svizzera per il lancio del nuovo Galaxy S4. Il nuovo smartphone coreano rileva la posizione del tuo sguardo, così in una stazione, si doveva "congelare" i propri occhi per 60 minuti per vincere il telefono dei desideri. Ma guardate cosa succedeva intorno.

Le Bombe di Boston

Le Bombe di Boston

Sul canale Nova, per la PBS, il servizio pubblico televisivo americano, è andato in onda un documentario sulle bombe esplose durante la maratona di Boston il 15 Aprile scorso, dove morirano 3 persone e si contarono oltre 140 feriti.
Il documentario, Manhunt – The Boston Bombers, era molto atteso negli Stati Uniti e, da quello che sono riuscito a vedere, restituisce il senso vero dell'inchiesta giornalistica. Oltre ad indagare sui fatti di Boston, Manhunt ci illustra quali sono gli ultimi ritrovati tecnologici per la sorveglianza e il riconoscimento. New York è completamente sorvegliata da telecamere, piazzate anche in posizioni insospettabili, inoltre proprio lì ci sono centrali operativi che lavorano sul riconoscimento biometrico e i big data, temo che spesso viene citato solamente per il marketing e le startup, mentre trova nell'apparato militare e nell'industria della sicurezza la sua maggiore ragion d'essere, almeno per ora.

Questo il trailer che ha preceduto la messa in onda del documentario, che secondo alcune anticipazioni, sembra essere andato molto bene come ascolti. Non molti conoscono la PBS, siamo abituati agli altri broadcaster made in USA, come ABC e NBC, o a quelle via cavo, come FOX, HBO e Showtime. Tutte famose per le serie, ma la forza di Manhunt è quella di lavorare con gli stili e i registri della fiction d'oltreoceano.

Questo estratto mostra l'uso della tecnologia infrarossi durante le investigazioni e il controllo del territorio, cercando di mostrare come la tecnologia possa essere determinante, sia nell'investigazione sia nella prevenzione. Siamo molto lontani dai plastici di Raiuno.

Franca Rame: Dimissioni

Franca Rame: Dimissioni

Franca Rame è morta. Attrice incredibile, ma molto di più. Oggi la ricordano per quello, o solamente perché era la moglie di Dario Fo. E' stata anche di più.

Ho trovato il discorso che tenne il 27 Marzo del 2007 quando era parlamentare contro il rifinanziamento delle missioni militari dove disse:

aspetto il giorno in cui tutte le donne del parlamento italiano, in quanto donne e madri si ribellino alla guerra che i governanti hanno nel loro dna .

Successivamente, 2008, si dimetterà dalla sua carica di senatrice.

Gentile Presidente Marini,
con questa lettera Le presento le mie dimissioni irrevocabili dal Senato della Repubblica, che Lei autorevolmente
rappresenta e presiede.
Una scelta sofferta, ma convinta, che mi ha provocato molta ansia e anche malessere fisico, rispetto la quale mi pare
doveroso da parte mia riepilogare qui le ragioni.
In verità basterebbero poche parole, prendendole a prestito da Leonardo Sciascia: «Non ho, lo riconosco, il dono dell'opportunità e della prudenza, ma si è come si è».
Il grande scrittore siciliano è, in effetti, persona che sento molto vicina, (eravamo cari amici) sia per il suo impegno
culturale e sociale di tutta la vita, sia perché a sua volta, nel 1983, a fine legislatura decise di lasciare la Camera dei
Deputati per tornare al suo lavoro di scrittore.

Le mie motivazioni, forse, non sono dissimili dalle sue. Del resto, io mi sono sentita "prestata" temporaneamente alla politica istituzionale, mentre l'intera mia vita ho inteso spenderla nella battaglia culturale e in quella sociale, nella politica fatta dai movimenti, da cittadina e da donna impegnata. E questo era ed è il mandato di cui mi sono sentita investita dagli elettori: portare un contributo, una voce, un'esperienza, che provenendo dalla società venisse ascoltata e magari a tratti recepita dalle istituzioni parlamentari.
Dopo 19 mesi debbo constatare, con rispetto, ma anche con qualche amarezza, che quelle istituzioni mi sono sembrate impermeabili e refrattarie a ogni sguardo, proposta e sollecitazione esterna, cioè non proveniente da chi è espressione organica di un partito o di un gruppo di interesse organizzato (…)

Lettera di dimissioni della senatrice Franca Rame

Svisti: Kinky Boots

Svisti: Kinky Boots

da Moviecamp.it

 

Visto recentemente questo film del 2005, sfuggitomi all’epoca, ve lo segnalo con piacere.Kinky Boots è di Julian Jarrold, sicuramente più conosciuto per un altro lavoro, Becoming Jane, un biopic con Anne Hathaway nei panni della scrittrice Jane Austen. Una commedia intelligente che mescola molti temi, dall’identità sessuali alla crisi economica, dalla ricerca della propria identità al nuovo marketing. Sembra strano, ma quando fai cinema, specialmente quando fai commedie, è possibile mescolare le carte e trovare nuovi spazi pur rimanendo ne solco della tradizione.
Siamo in Inghilterra e c’è una fabbrica di scarpe, in vita da 4 generazioni, che se la passa male, molto male, infatti il suo padrone, Charlie Price, ha già dovuto lincenziare 15 operai e l’unica soluzione è la vendita, ma vorrebbe dire mandare tutti quanti a casa. La soluzione? Gliela suggerisce una sua collaboratrice, cambiare prodotto, o meglio cambiare mercato. E la folgorazione avviene tramite Lola, una drag queen nera, che si esibisce con successo in un club. Da qui l’idea di fare calzature, appariscenti per drag queen. Pensateci bene, spesso le drag queen sono uomini ben piazzati e che portano scarpe dal numero grande, quindi hanno bisogno di qualcosa di diverso dalle scarpe da donna normali.

La ricerca di nuove nicchie di mercato si è evoluta dagli anni ’90 ad oggi, ma si è fatta più forte. Il mondo gay è oggi esplorato, così i segmenti etnici, tre anni fa abbiamo avuto un paio di istituti bancari che hanno realizzato campagne multilingue per nuovi clienti: in filippino, bangla, nigeriano e romeno. La cosa sta avvenendo anche in tv, sky ha un canale televisivo chiamato Babel per le comunità straniere in Italia, recentemente hanno trasmesso il Master Chef made in India e altri prodotti d’acquisto. In questa linea segnalo una cosa che ho visto oggi, un sito rivolte a giovani, avvenenti e ambiziose, che cercano un uomo maturo che dia loro una solida sicurezza economica. Niente di nuovo sotto il sole, dirà qualcuno, oppure colpa dell’effetto Berlusconi. In realtà il sito Sugar Daddy, arriva oggi nella sua versione italiana, ma altrove già funzionava, quindi stavolta non prendiamoci meriti. L’attualità genera nuovi business oppure li anticipa?

Torniamo al film, perché oltre questo, c’è il tema non solo sull’identità sessuale, o meglio su cosa significhi essere uomo o donna, oppure uomo e donna insieme. Sappiamo che non esistono identità di genere totali, al di là del proprio DNA intendo, e che non serve Freud per capire questo concetto, soprattutto oggi, dove sono oltre 20 anni che si parla di inversione di ruoli, crisi del maschio e femmine come sesso forte. Ad alcuni vedere Lola, la drag queen, impersonata Chiwetel Ejiofor, già visto in 2012, American Gangster, Lei mi odia e Inside Man, può fare effetto, ma in fondo la confusione che esiste è dovuta anche alla crisi degli stereotipi (finalmente!) e dove sopravvivono generano violenza. Naturalmente c’è una storia d’amore, come in tutte le commedie che si rispettino, una buona colonna sonora e lo si gode fino alla fine. Ha la capacità che hanno molte commedie, genere che per molti è il vero principe nel sistema della narrazione – anche il più difficile forse -cioè lasciare un piccolo seme che si incastra dentro e poi cresce, lentamente, senza fretta. Magari poi nasce qualcosa di buona.

Le donne e Istanbul

Le donne e Istanbul

L'Italia oggi ha ratificato la Convenzione di Istanbul, il testo che definisce le linee-guida sulle azione contro la violenza alle donne e la violenza di genere. Credevo che anche qui fossimo in un ritardo mostruoso, invece leggo e scopro che siamo il quinto paese in Europa, ma non ci sono Francia, Germania e i soliti noti, ma bensì Turchia, Albania, Portogallo e Montenegro. Non proprio i paladini della democrazia, eppure sono i primi che s'impegnano a realizzare legislazioni che si occupano di violenza di genere e di piena attuazione dei diritti delle donne. Perchè la Convenzione non si occupa solo del femminicidio, ma di molti aspetti: dallo stalking alla molestia e violenza sessuale, dalla violenza psicologica alla mutilazione genitale. Argomenti forti e soprattutto che finalmente cercano di dare una visione globale della violenza di genere.

In particolare l'articolo 5 sancisce l'obbligo degli Stati di astenersi da qualsiasi atto che costituisca una forma di violenza nei confronti delle donne e di garantire che le autorità, i funzionari, i rappresentanti statali e tutti i soggetti pubblici si comportino in conformità di quello che è un obbligo. Appare quindi opportuno che i funzionari e gli addetti delle forze dell'ordine e del settore giudiziario e medico siano specificamente formati per affrontare tutte le forme di violenza contro le donne. Sempre l'articolo 5 prevede che le nazioni che sottoscrivono la convenzione dovranno adottare le misure legislative e di altro tipo necessarie per esercitare concretamente tutti quegli atti utili a prevenire, indagare, punire i responsabili e risarcire le vittime di atti di violenza contro le donne. 

Per rendere operativa la Convenzione è necessario che sia ratificati da 10 paesi europei, di cui 8 del Consiglio d'Europa, organismo che c'entra nulla con l'Unione Europea, ma che conta 47 membri. Ne mancano solo 5, magari con un piccolo sforzo ci si può arrivare preso, magari al più presto.

In basso il link al testo italiano della Convenzione.